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10 luglio 2016 7 10 /07 /luglio /2016 20:11

 

POESIE AFRICANE
 

di 

 

Léopold Sédar Sengor 

 

 

   

 

 

 

 

DIPINT

 

di

 

FRANK MORRISON 

 

 

 

DONNA NERA

 

 

Léopold Sédar Senghor

 



Donna nuda, donna nera

Vestita del tuo colore che è vita, della tua forma che è bellezza!!

Sono cresciuto alla tua ombra;

la dolcezza delle tue mani mi bendava gli occhi.

Ed ecco che nel cuore dell’Estate e del Meriggio

Ti scopro Terra Promessa, dall’alto di un alto colle calcinato

E la tua bellezza mi folgora in pieno cuore come il lampo di un’aquila.

Donna nuda, donna oscura

Frutto maturo dalla carne piena, estasi cupa di vino nero,

bocca che rende la mia bocca lirica,

Savana di puri orizzonti, savana che fremi alle carezze ardenti del Vento dell’Est

Tamtam scolpito, tamtam teso che tuona sotto le dita del Vincitore

La tua voce profonda di contralto è il canto spirituale dell’Amata.

Donna nera, donna oscura

Olio che alcun respiro riesce a increspare,

olio calmo sui fianchi dell’atleta, sui fianchi dei principi del Mali

Gazzella dalle giunture celesti, le perle sono stelle sulla notte della tua pelle

Delizie dei giochi della mente i riflessi dell’oro che rosseggia sulla tua pelle che si screzia

All’ombra della tua capigliatura si rasserena la mia angoscia per il sole vicino dei tuoi occhi.

Donna nuda, donna nera

Canto la tua bellezza che passa, forma che fisso nell’Eterno,

Prima che il destino geloso ti riduca in cenere per nutrire le radici della vita.

 

 

NOTTE DI SINE

 

 

Léopold Sénar Senghor

 

 

Donna, posa sulla mia fronte le tue mani più morbide fella pelliccia.

In alto le palme oscillano stormiscono appena nell'alta brezza

Notturna. Non s'ode neppure il canto della nutrice. Ci culli il silenzio ritmato.

Ascoltiamo il suo canto, ascoltiamo battere il nostro sangue oscuro, ascoltiamo

Battere il polso profondo dell'Africa nella bruma dei villaggi perduti.

.

Ecco, declina la luna stanca verso il suo letto di mare disteso

Ecco che si assopiscono gli scoppi di riso, che gli stessi narratori

- Ciondolano il capo come il bimbo sul dorso della madre

Ecco che i piedi dei danzatori si appesantiscono, si fa pesante la lingua dei cori alternati.

.

 

E' l'ora delle stelle e della Notte che sogna

Si appoggia a questa collina di nubi, drappeggiata nel suo lungo perizoma di latte.

i tetti delle case luccicano teneramente. Che dicono, così confidenziali, alle stelle?

Dentro, nel facolare si spegne nell'intimità di odori acri e dolci.

Donna, accendi la lampada dall'olio chiaro perché parlino intorno gli antenati come i genitori,

i bambini nel letto.

Ascoltiamo la voce degli Antichi d'Elissa. Come noi esiliati

Non hanno voluto morire, che si perdesse nelle sabbie il loro torrente seminale.

Che io senta, nella casa fumosa visitata da un riflesso di anime amiche

La mia testa sul tuo seno caldo come un dang tratto fumante dal fuoco

Che respiri l'odore dei nostri Morti, che raccolga e ripeta la loro viva voce, che apprenda a

A vivere prima di discernere, più in là dei tuffatore, nelle alte profondità del sonno.

 

 

MASCHERA NERA

A Pablo Picasso

 

 

Léopold Sédar Senghor

 



Lei dorme, riposa sul candore della sabbia.

Kumba Tam dorme. Una palma verde vela la febbre dei capelli, color rame la fronte curva

Le palpebre chiuse, coppa duplice e sorgenti sigillate,

Questa falce sottile di luna, questo labbro più nero e appena tumido - dov'è il sorriso della

donna complice?

Le patene delle gote, il disegno del mento cantano l'accordo muto.

Viso di maschera chiuso all'effimero, senz'occhi senza materia

Testa di bronzo perfetta con la patina del tempo

Che non imbrattano beretti né rossetto né rughe, né tracce di lacrime o di baci

O viso tale come Dio t'ha creato prima della memoria stessa delle età

Viso dell'alba del mondo, non ti aprire come una gola tenera per commuovere la mia carne.

Io ti adoro, o Bellezza, col mio occhio monocorde!

 

 

L'URAGANO

 

 

Léopold Sédar Senghor

 

 

L'uragano tutto svelle intorno a me

L'uragano svelle in me foglie e parole futili.

Turbini di passione sibilano in silenzio.

Ma pace è sul tornado arido, sulla fuga della stagione delle piogge!

.

Tu Vento ardente Vento puro, vento della-bella-stagione, brucia ogni fiore ogni pensiero vano

Quando la sabbia ricade sulle dune del cuore.

Anvella, ferma il tuo gesto di statua e voi, fanciulli, fermate i vostri giochi e le vostre risa d'avorio.

A te consumi la voce insieme col corpo, secchi i profumo della tua carne

La fiamma che illumina la mia notte, come una colonna e come una palma.

Infiamma le mie labbra di sangue, Spirito soffia sulle corde della mia kôra

Che si levi il mio canto, puro come l'oro di Galam.

 

 

E MUOIONO DI FAME

 

 

Léopold Sédar Senghor
 



Vedevo nel sogno paesi

fino ai quattro angoli dell'orizzonte

sottomessi alla riga,

alla squadra,al compasso;

falciate le foreste,

distrutte le colline,

nei ceppi valli e fiumi.

Per quanto è grande la terra vedevo

paesi

sotto una griglia di ferro tracciata

da mille rotaie.

E poi vedevo i popoli del sud

formicaio in silenzio al lavoro.

E' santo il lavoro

ma non va più col gesto

ritmato dai tam-tam

e dalle stagioni che tornano.

gente del sud nei cantieri,nei porti,

nelle miniere,

nelle officine,

segregati la sera

nei borghi miserabili.

Accumulano

montagne d'oro rosso,

montagne d'oro nero:

e muoiono di fame!

 

 

  

I dipinti di Frank Morrison, pittore statunitense, sono straordinari per la loro originalità e bellezza. La pittura dell'artista  è chiaramente ispirata  dalla vita reale. Le donne nere, con le teste tese in avanti, gli arti allungati, le curve armoniose del corpo così seducenti, appaiono molto eleganti nei  loro abiti coloratissimi a motivi geometrici, elementi culturali tipicamenye africani.

 

 

 

 

  

 

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  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                    

 

 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
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 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

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