Overblog Segui questo blog
Edit post Administration Create my blog
14 novembre 2016 1 14 /11 /novembre /2016 11:01

 

 

Eppure resta che qualcosa è accaduto, forse un niente che è tutto.

 

 

 

 

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com'è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. 

 

 

 

 

 

Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

 

 

 

 

 

 Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
E ora che non ci sei più è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
Le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si
vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
Non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
Le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le
tue.

 

 

 

 

 

Io sono abituato a cibarmi 

di nuvole e lontananza.

 

 

  

La mia Musa

La mia Musa è lontana: si direbbe

( è il pensiero dei più ) che mai sia esistita.

Se pure una ne fu, indossa i panni dello spaventacchio

alzato a malapena su una scacchiera di viti.

Sventola come può; ha resistito a monsoni

restando ritta, solo un po' ingobbita.

Se il vento cala sa agitarsi ancora

quasi a dirmi cammina non temere,

finché potrò vederti ti darò vita.

La mia Musa ha lasciato da tempo un ripostiglio

di sartoria teatrale; ed era d'alto bordo

chi di lei si vestiva. Un giorno fu riempita

di me e ne andò fiera. Ora ha ancora una manica

e con quella dirige un suo quartetto

di cannucce. È la sola musica che sopporto.

 

 

cigno bianco

 

Dove il cigno crudele

si liscia e si contorce

sul pelo dello stagno tra il fogliame

si risveglia una sfera - dieci sfere

una torcia dal fondo - dieci torce

- e un sole si bilancia

a stento nella prim'aria.

 

 

 

 

 

Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segre
to.

 

 

 

 

 

Sotto l'azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta

mai: perchè tutte le immagini portano scritto "più in là".

 

 

 

*  *  *  *  *

 

 

 

Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura  

 

*  *  *  *  *

 

"Per  la  sua  poetica   distinta   che,   con  grande  sensibilità  artistica,  ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni", con questa motivazione nel 1975, gli venne conferito il premio Nobel per la Letteratura.

 

 

 

Eugenio Montale ricevendo il premio Nobel, si pone la domanda se sia ancora possibile la poesia - Sì, la poesia arte umile, che non s'impone ma che si fa piacere, non diventa oggetto del mercato ma che dettata da un'intima e autentica "Musa", è imperatura - afferma Montale - non destinata alla ruggine della mutevolezza dei tempi.

 

 

Ho scritto poesie e per queste sono stato premiato, ma sono stato anche bibliotecario, traduttore, critico letterario e musicale e persino disoccupato per riconosciuta insufficienza di fedeltà a un regime che non potevo amare. Pochi giorni fa è venuta a trovarmi una giornalista straniera e mi ha chiesto: come ha distribuito tante attività così diverse? Tante ore alla poesia, tante alle traduzioni, tante all'attività impiegatizia e tante alla vita? Ho cercato di spiegarle che non si può pianificare una vita come si fa con un progetto industriale. Nel mondo c'è un largo spazio per l'inutile, e anzi uno dei pericoli del nostro tempo è quella mercificazione dell'inutile alla quale sono sensibili particolarmente i giovanissimi.

In ogni modo io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo e questo è uno dei suoi titoli di nobiltà. Ma non è il solo, essendo la poesia una produzione o una malattia assolutamente endemica e incurabile.

Sono qui perché ho scritto poesie: sei volumi, oltre innumerevoli traduzioni e saggi critici. Hanno detto che è una produzione scarsa, forse supponendo che il poeta sia un produttore di mercanzie; le macchine debbono essere impiegate al massimo. Per fortuna la poesia non è una merce. [...]

Sotto lo sfondo così cupo dell'attuale civiltà del benessere anche le arti tendono a confondersi, a smarrire la loro identità. Le comunicazioni di massa, la radio e soprattutto la televisione, hanno tentato non senza successo di annientare ogni possibilità di solitudine e di riflessione. Il tempo si fa più veloce, opere di pochi anni fa sembrano «datate» e il bisogno che l'artista ha di farsi ascoltare prima o poi diventa bisogno spasmodico dell'attuale, dell'immediato. [...] In tale paesaggio di esibizionismo isterico quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia? La poesia così detta lirica è opera, frutto di solitudine e di accumulazione. Lo è ancora oggi ma in casi piuttosto limitati. [...]

Avevo pensato di dare al mio breve discorso questo titolo: potrà sopravvivere la poesia nell'universo delle comunicazioni di massa? È ciò che molti si chiedono, ma a ben riflettere la risposta non può essere che affermativa. Se s'intende per poesia la così detta bellettristica è chiaro che la produzione mondiale andrà crescendo a dismisura. Se invece ci limitiamo a quella che rifiuta con orrore il termine di produzione, quella che sorge quasi per miracolo e sembra imbalsamare tutta un'epoca e tutta una situazione linguistica e culturale, allora bisogna dire che non c'è morte possibile per la poesia.

E.Montale, Sulla poesia, Mondadori, Mi 1976

 

                                                    

Il grande poeta è nato a Genova nel 1896 

 

 

 

Condividi post

Repost 0

commenti

Presentazione

Profilo

  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

Testo Libero

Testo Libero