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21 dicembre 2015 1 21 /12 /dicembre /2015 13:29

 

Ritratto della poetessa Marina Cvetaeva

Ritratto di Marina Cvetaeva

 

(Mosca, 8 ottobre 1892 - Elabuga, 31 agosto 1941)

 

Donna dall'animo ribelle, romantico e inquieto che avrebbe voluto

vivere libera, una vita senza confini, come si vive in un sogno

"dove tutto si avvera", non rinunciando alle proprie idee,

fino al sacrificio della propria vita

 

.

 

 

Ai miei versi scritti così presto

 

 

Ai miei versi scritti così presto
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille dai razzi.
Irrompenti come piccoli démoni
in un sacrario di sogno e d’incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!
Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno li prese o li prenderà,
i miei versi, come i vini pregiati,
avranno la loro ora.

 

 

 

Marina Ivanovna Cvetaeva è stata una grande e sfortunata poetessa, critica letteraria, madre passata attraverso la Rivoluzione russa, la guerra civile, la solitudine e la povertà: accendere il fuoco con i mobili, i grandi amori incompiuti, la morte di una figlia piccola, le fughe e i ritorni, l’incomprensione del suo genio, scrivere ogni giorno, a qualunque costo, per nessun altro oltre che per sé, e infine morire, impiccandosi a un gancio a cinquant’anni, nonostante la fame di amore e di vita. “Io, credimi, mi sento troppo degna di tutta la bellezza del mondo per sopportare con pazienza ogni destino!”, scriveva a vent’anni, appena diventata madre di Ariadna, la bambina col nome colmo di responsabilità (e l’infanzia, anche), chiamata da tutti Alja.

 

 

I poeti

 

Ci sono al mondo i superflui, gli aggiunti,
non registrati nell’ambito della visuale.
(Che non figurano nei vostri manuali,
per cui una fossa da scarico è la casa).

Ci sono al mondo i vuoti, i presi a spintoni,
quelli che restano muti: letame,
chiodo per il vostro orlo di seta!
Ne ha ribrezzo il fango sotto le ruote!

Ci sono al mondo gli apparenti – invisibili,
(il segno: màcula da lebbrosario)!
ci sono al mondo i Giobbe, che Giobbe
invidierebbe se non fosse che:

noi siamo i poeti – e rimiamo con i paria,
ma, straripando dalle rive,
noi contestiamo Dio alle Dee
e la vergine agli Dei!

 

 

 

 

Il tuo nome

 

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

 

 

 

 

Amore

 

Fuoco? Uragano? Terremoto?

Andiamoci più piano...

 

Dolore noto come agli occhi il palmo

della mano e alle labbra

 

il nome del proprio bambino...

 

 

 

 

Cammini a me somigliante

 

Cammini, a me somigliante, gli occhi puntando in basso. Io li ho abbassati- anche! Passante, fermati! Leggi – di ranuncoli e di papaveri colto un mazzetto – che io mi chiamavo Marina e quanti anni avevo. Non credere che qui sia – una tomba, che io ti apparirò minacciando… A me stessa troppo piaceva ridere quando non si può! E il sangue fluiva alla pelle, e i miei riccioli s’arrotolavano… Anch’io esistevo, passante! Passante, fermati! Strappa uno stelo selvatico per te e una bacca – subito dopo. Niente è più grosso e più dolce d’una fragola di cimitero. Solo non stare così tetro, la testa chinata sul petto. Con leggerezza pensami, con leggerezza dimenticami. Come t’investe il raggio di sole! Sei tutto in un polverio dorato… E che almeno però non ti turbi la mia voce di sottoterra.

 

 

 

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  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                    

 

 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
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 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

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