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29 gennaio 2017 7 29 /01 /gennaio /2017 09:23
 
 
 
Gëzim Hajdari, il poeta migrante
 
 
 

 
 
CONTADINO DELLA POESIA 
 
 
Fare il contadino della poesia vuol dire tornare all’Essere,
fare il contadino della poesia vuol dire riscoprire le radici,
fare il contadino della poesia vuol dire bere alla fonte,
fare il contadino della poesia vuol dire parlare con i sassi,
fare il contadino della poesia vuol dire ascoltare la terra
fare il contadino della poesia vuol dire rileggere il cielo e la terra,
fare il contadino della poesia vuol dire recuperare i sapori, gli odori,
i colori e i raggi solari mediterranei,
fare il contadino della poesia vuol dire portare nelle narici
i profumi campestri gli odori delle erbe, i canti dei merli,
fare il contadino della poesia vuol dire sapere chinarsi
a raccogliere,
fare il contadino della poesia vuol dire chiamare le cose
per nome come fanno i muratori,
fare il contadino della poesia vuol dire essere un poeta
della campagna,
fare il contadino della poesia vuol dire essere allo stesso tempo
poeta di campagna e di città,
fare il contadino della poesia vuol dire avere un cuore caldo
come la pietra focaia,
fare il contadino della poesia vuol dire mangiare la terra,
fare il contadino della poesia vuol dire lavarsi con la terra,
fare il contadino della poesia vuol dire essere maledetto dai xhin
fare il contadino della poesia vuol dire disincantarsi dall’industria
culturale che produce libri come scarpe di moda,
fare il contadino della poesia vuol dire creare una poesia come il vino
della vigna, come i fichi d’india, come il pane della campagna,
fare il contadino della poesia vuol dire ridare la dignità perduta
al Verbo,
fare il contadino della poesia vuol dire essere un artigiano della parola,
fare il contadino della poesia vuol dire rispecchiarsi negli occhi della mucca,
fare il contadino della poesia vuol dire riconoscere nell’asino,
nel cavallo e nella mucca, i nostri antenati,
fare il contadino della poesia vuol dire far si che i versi abbiano
il profumo inconfondibile del pane caldo a tavola,
fare il contadino della poesia vuol dire guadagnare il piatto
quotidiano col sudore della propria fronte,
fare il contadino della poesia vuol dire sopravvivere alla giornata
lontano dalla patria tradita dai suoi figli indegni,
fare il contadino della poesia vuol dire non possedere nulla
oltre il proprio corpo, non lasciare nulla,
fare il contadino della poesia vuol dire credere nel potere
della poesia come i credenti credono nel potere di dio,
fare il contadino della poesia vuol dire comunicare con dio,
fare il contadino della poesia vuol dire scrivere la propria Bibbia
e il proprio Corano,
fare il contadino della poesia vuol dire tornare all’origine
del messaggio del Verbo,
fare il contadino della poesia vuol dire ridare la dignità perduta
all’uomo,
fare il contadino della poesia vuol dire ricostruire il tempio
della parola, distrutto dagli eunuchi del minimalismo sterile,
fare il contadino della poesia vuol dire sputare sulle banalità
letterarie contemporanee di Roma, osannate e glorificate dalla mafia
politica e culturale,
fare il contadino della poesia vuol dire scomunicare Roma come capitale
d’Italia,
fare il contadino della poesia vuol dire pisciare sulle poetiche,
fare il contadino della poesia vuol dire produrre poesia, non poetica,
fare il contadino della poesia vuol dire essere poeta, non scrittore di poesia,
fare il contadino della poesia vuol dire recuperare il senso epico,
musicale e civile della parola,
fare il contadino della poesia vuol dire scrivere in modo semplice e profondo,
fare il contadino della poesia vuol dire farsi capire come gli epici.
fare il contadino della poesia vuol dire crescere le parole con pazienza
come il giardino cresce le pietre focaie,
fare il contadino della poesia vuol dire scrivere sul proprio corpo
fare il contadino della poesia vuol dire scrivere con il proprio corpo,
fare il contadino della poesia vuol dire vivere il corpo,
fare il contadino della poesia vuol dire essere un poeta
di petto e di pancia, non di testa e di gola,
fare il contadino della poesia vuol dire recuperare la divinità
della parola,
fare il contadino della poesia vuol dire essere libero,
fare il contadino della poesia vuol dire essere un individuo,
fare il contadino della poesia vuol dire non chiedere parole in prestito,
fare il contadino della poesia vuol dire coniare la moneta
del proprio Verbo,
fare il contadino della poesia vuol dire fare della tua nazione
l’Europa,
fare il contadino della poesia vuol dire riconoscersi nella propria
voce,
fare il contadino della poesia vuol dire portare la Voce,
fare il contadino della poesia vuol dire bellezza,
fare il contadino della poesia vuol dire eros,
fare il contadino della poesia vuol dire spingere la gente all’amore,
fare il contadino della poesia vuol dire sedurre come seducono gli amanti,
fare il contadino della poesia vuol dire essere un amante,
fare il contadino della poesia vuol dire fare l’amore dodici volte
al giorno come una pernice,
fare il contadino della poesia vuol dire essere Uomo. [...]
 
 
Gëzim Hajdari
 
 
 
 
 
 
 
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Gëzim Hajdari, cantore dei popoli migranti, è considerato uno dei maggiori poeti viventi contemporanei. Nato nel 1957 ad Hajdaraj, Albania meridionale, vive esule in Italia dal 1993.

 

I motivi che portarono Hajdari ad immigrare non furono legati, come nella maggior parte dei casi accade, alla guerra o al bisogno di costruirsi un futuro altrove, i motivi che spinsero il poeta a lasciare l'Albania furono legati alla violenza e alla censura che venne mossa ai danni della sua persona e della sua opera. Di fatto ancora oggi i suoi scritti non vengono pubblicati in Albania. 

 

 

"Ho contribuito al crollo della dittatura albanese
e alla ricostruzione democratica della patria,
perché aspiravo alla libertà e alla bellezza, ma vincitrice
è stata la nomenklatura di ieri, macchiata di sangue e crimini di Stato.
È per questo che sono in esilio, amici miei."

 

 

 

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Canto di emigrazione di Xavier Rebut

 

 

 

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Published by Etta
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  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

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