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26 dicembre 2015 6 26 /12 /dicembre /2015 04:17
Il bello non è che il tremendo al suo inizio - Rainer Maria Rilke

 

Ma chi, se gridassi, mi udrebbe, dalle schiere

degli Angeli? E se anche un Angelo ad un tratto

mi stringesse al suo cuore: la sua essenza più forte

mi farebbe morire. Perché il bello non è

ìl che il tremendo al suo inizio, noi lo possiamo reggere ancora,

lo ammiriamo anche tanto, perché esso calmo, sdegna

distruggerci. Degli Angeli ciascuno è tremendo.

 

Rainer Maria Rilke

Elegir Duinesi 
 

 

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24 dicembre 2015 4 24 /12 /dicembre /2015 08:40

 

 

 

MERRY CHRISTMAS

 

Non esiste nulla di così triste che lo svegliarsi la mattina di Natale

e ricordarsi di non essere più un bambino.

(Erma Bombeck)

 

 

Natale

 

La stella di Natale di Boris Pasternak

Era pieno inverno.

Soffiava il vento nella steppa.

E aveva freddo il neonato nella grotta

nel pendio della collina.

L'alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici

stavano nella grotta,

nella culla vagava un tiepido vapore...

E lì accanto, mai vista sino allora

più modesta di un lucignolo

alla finestrella d'un capanno,

traluceva una stella sulla

strada di Betlemme...

 

 

 

Natale

 

Luce, Pace, Amore di L. Housman

La pace guardò in basso

e vide la guerra,

"Là voglio andare" disse la pace.

L'amore guardò in basso

e vide l'odio,

"Là voglio andare" disse l'amore.

La luce guardò in basso

e vide il buio,

"Là voglio andare" disse la luce.

Così apparve la luce

e risplendette.

Così apparve la pace

e offrì riposo.

Così apparve l'amore

e portò vita.

 

 

Natale

 

Natale e un giorno di Hirokazu Ogura

 

Perchè dappertutto ci sono così tanti recinti?

In fondo tutto il mondo è un grande recinto.

Perchè la gente parla lingue diverse?

In fondo diciamo tutti la stessa cosa.

Perchè il colore della pelle non è indifferente?

In fondo siamo tutti diversi.

Perchè gli adulti fanno la guerra?

Dio certamente non lo vuole.

Perchè avvelenano la terra?

Abbiamo solo quella.

A NATALE, - un giorno -

gli uomini andranno d'accordo

in tutto il mondo.

Allora ci sarà un enorme albero di Natale

con milioni di candele,

ognuno ne terrà una in mano

e nessuno riuscirà a vedere

l'enorme albero fino alla punta.

Allora tutti si diranno "BUON NATALE",

a Natale un e un giorno! 

 

 

Natale

 

La pecorina di Guido Gozzano


La pecorina di gesso

sulla collina di cartone,

chiede umilmente permesso

ai magi in adorazione.

Lungi nel tempo, vicino nel sogno, pianto e mistero

c'è accanto a Gesù Bambino,

un bue giallo, un ciuco nero.

 

 

 

Silent Night, musicato dall'organista Franz Xaver Gruber,

fu eseguito per la prima volta durante la Messa della Notte di Natale,

nel 1818, nella chiesa di St. Nikolaus ad Oberndorf (Austria)

 

 

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21 dicembre 2015 1 21 /12 /dicembre /2015 13:29

 

Ritratto della poetessa Marina Cvetaeva

Ritratto di Marina Cvetaeva

 

(Mosca, 8 ottobre 1892 - Elabuga, 31 agosto 1941)

 

Donna dall'animo ribelle, romantico e inquieto che avrebbe voluto

vivere libera, una vita senza confini, come si vive in un sogno

"dove tutto si avvera", non rinunciando alle proprie idee,

fino al sacrificio della propria vita

 

.

 

Ai miei versi scritti così presto

 

Ai miei versi scritti così presto
che nemmeno sapevo d’esser poeta,
scaturiti come zampilli di fontana,
come scintille dai razzi.
Irrompenti come piccoli démoni
in un sacrario di sogno e d’incenso,
ai miei versi di giovinezza e di morte,
versi che nessuno ha mai letto!
Sparsi fra la polvere dei magazzini,
dove nessuno li prese o li prenderà,
i miei versi, come i vini pregiati,
avranno la loro ora.

 

Marina Ivanovna Cvetaeva è stata una grande e sfortunata poetessa, critica letteraria, madre passata attraverso la Rivoluzione russa, la guerra civile, la solitudine e la povertà: accendere il fuoco con i mobili, i grandi amori incompiuti, la morte di una figlia piccola, le fughe e i ritorni, l’incomprensione del suo genio, scrivere ogni giorno, a qualunque costo, per nessun altro oltre che per sé, e infine morire, impiccandosi a un gancio a cinquant’anni, nonostante la fame di amore e di vita. “Io, credimi, mi sento troppo degna di tutta la bellezza del mondo per sopportare con pazienza ogni destino!”, scriveva a vent’anni, appena diventata madre di Ariadna, la bambina col nome colmo di responsabilità (e l’infanzia, anche), chiamata da tutti Alja.

 

I poeti

 

Ci sono al mondo i superflui, gli aggiunti,
non registrati nell’ambito della visuale.
(Che non figurano nei vostri manuali,
per cui una fossa da scarico è la casa).

Ci sono al mondo i vuoti, i presi a spintoni,
quelli che restano muti: letame,
chiodo per il vostro orlo di seta!
Ne ha ribrezzo il fango sotto le ruote!

Ci sono al mondo gli apparenti – invisibili,
(il segno: màcula da lebbrosario)!
ci sono al mondo i Giobbe, che Giobbe
invidierebbe se non fosse che:

noi siamo i poeti – e rimiamo con i paria,
ma, straripando dalle rive,
noi contestiamo Dio alle Dee
e la vergine agli Dei!

 

 

Il tuo nome

 

Il tuo nome è una rondine nella mano,
il tuo nome è un ghiacciolo sulla lingua.
Un solo unico movimento delle labbra.
Il tuo nome sono cinque lettere.
Una pallina afferrata al volo,
un sonaglio d’argento nella bocca.

Un sasso gettato in un quieto stagno
singhiozza come il tuo nome suona.
Nel leggero suono degli zoccoli notturni
il tuo nome rumoroso rimbomba.
E ce lo nomina lo scatto sonoro
del grilletto contro la tempia.

Il tuo nome – ah, non si può! –
Il tuo nome è un bacio sugli occhi,
sul tenero freddo delle palpebre immobili.
Il tuo nome è un bacio dato alla neve.
Un sorso di fonte, gelato, turchino.
Con il tuo nome il sonno è profondo.

 

Amore

 

Fuoco? Uragano? Terremoto?

Andiamoci più piano...

 

Dolore noto come agli occhi il palmo

della mano e alle labbra

 

il nome del proprio bambino...

 

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Cammini a me somigliante

Cammini, a me somigliante,
gli occhi puntando in basso.
Io li ho abbassati- anche!
Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli
e di papaveri colto un mazzetto
– che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia – una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
E il sangue fluiva alla pelle,
e i miei riccioli s’arrotolavano…
Anch’io esistevo, passante!
Passante, fermati!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e più dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami.
Come t’investe il raggio di sole!
Sei tutto in un polverio dorato…
E che almeno però non ti turbi
la mia voce di sottoterra.

Insinuarsi

 

Forse la vita migliore

sul tempo e sulla gravità è

passare senza lasciare tracce,

passare senza lasciare un’ombra

sulle pareti…

Forse prendere con

la rinuncia? Cancellarsi dagli specchi?

Così, come Lermontov nel Caucaso,

insinuarsi senza inquietare le rocce.

Forse il migliore diletto

è, col dito di Sebastian Bach,

non sfiorare l’eco dell’organo?

Sfaldarsi senza lasciare le ceneri

per l’urna…

Forse prendere con

l’inganno? Farsi cancellare dalle latitudini?

Così, insinuarsi nel Tempo come

nell’oceano, senza inquietare le acque…

 

MARINA IVANOVNA CVETAEVA

Lode, fai piano!

Lode, fai piano!

Non sbattere le porte –

gloria!

Angolo

del tavolo – e gomito.

Scompiglio – basta!

Cuore – tranquillo!

Gomito e fronte.

Gomito e – testa.

Giovani – amare.

Vecchi – scaldarsi.

E non c’è tempo – d’essere,

né dove cacciarsi.

Anche una tana, ma –

da sola! Gocce

dai rubinetti,

strepito di sedie,

bocche che parlano

con la minestra

in bocca: “Grazie

per i bei versi”.

Dei miei vicini

remoti, nessuno

indovina – che pena

per la mia testa!

Orchestra di vandali!

Fortezza o steppa –

il paradiso è dove

non parlano!

Il bottegaio – soldi.

Il dongiovanni – prede.

A Dio io chiedo

una stanza – qualunque –

un buco – da sola! –

un posto – per me! –

quattro pareti per

il silenzio.

Che cos’è l’arte ?

“…L’arte è la natura stessa. Non cercate nell’arte altre leggi che non siano le sue (non l’arbitrio dell’artista, non esiste- ma proprio le leggi dell’arte). Forse l’arte è solo una ramificazione della natura, un aspetto della sua creazione. Ma è certo: un’opera d’arte è anche un’opera di natura: altrettanto nata, e non creata. E tutto il lavoro per la sua realizzazione? Ma anche la terra lavora; in francese, “la terre en travail”. E la stessa nascita, non è forse un lavoro? La donna gravida del suo bambino, e l’artista gravido della sua opera sono stati paragonati troppo spesso, perché se ne parli ancora: lo sanno tutti, e lo sanno a ragione.

Qual è dunque la differenza tra l’opera d’arte, e l’opera della natura? Nessuna. Eppure, per chissà quali altre strade-di fatica, di miracolo-esiste. Sum!

Vuol dire che l’artista è la terra che partorisce, e che partorisce tutto. Per la gloria di Dio? E, i ragni, allora? Ci sono anche nelle opere d’arte. Per la gloria di chi non lo so, e penso che sia una questione di forza, non di gloria.
E’ santa, la natura? No. E’ peccaminosa? No. Ma se l’opera d’arte è anche opera di natura, perché a un poema chiediamo conto, e a un albero, no? … L’opera d’arte è opera della natura stessa, ma un’opera che deve essere illuminata dalla luce della ragione e della coscienza. Solo allora essa serve il bene, che fa girare la ruota del mulino… “. (Marina Cvetaeva)

 

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20 dicembre 2015 7 20 /12 /dicembre /2015 21:03
Jeune fille coiffant ses cheveuxrre di Pierre-Auguste Renoir -1894,   Metropolitan Museum of Art, New York

Jeune fille coiffant ses cheveuxrre di Pierre-Auguste Renoir -1894, Metropolitan Museum of Art, New York

Prima di coricarmi

 

Si sciolgono i nodi

ai capelli pettinando

con cura ogni singola

ciocca, brillando

levitano elettrizzati

nella luce

della lampada

 

E di nuovo uno specchio

a rimandare un’ombra

che ondeggia alle spalle

si sposta, mi affianca

Mi abbaglia il chiarore

 

Davanti allo specchio

infranto mi pettino

ancora. Con cura.

 

(Claudia Zironi)

 

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20 dicembre 2015 7 20 /12 /dicembre /2015 16:16
Giorgio de Chirico

Giorgio de Chirico

 

Vespro

 

Dal cielo roseo pullula una stella.


Una campana parla della cosa

col suo grave dan dan dalla badia;

onde tra i pioppi tinti in color rosa

suona un continuo scalpicciar per via:

passa una lunga e muta compagnia

fasci di trifoglio e lupinella.


Una fanciulla cuce, ed accompagna,

cantarellando, dalla nera altana,

un canto che s’alzò dalla campagna,

quando nel cielo tacque la campana:

s’alzò da un olmo solo in una piana,

da un olmo nero che da sè stornella.

 

(Giovanni Pascoli Myricae-1891) 

 

 

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20 dicembre 2015 7 20 /12 /dicembre /2015 09:31

 

 

        

 

 


  
 

 

                               

Tu sei la nuvola della sera che vaga nel cielo

dei miei sogni

 

Io ti dipingo e ti modello

con i miei desideri d'amore.

 

Tu sei mia, solo mia, l'abitatrice dei miei

sogni infiniti! I tuoi piedi sono rosso-rosati

per la vampa del mio desiderio,

spigolatrice dei miei canti

al tramonto! Le tue labbra sono dolci-amare

del sapore del mio vino di dolore.

 

 

Un omaggio al grande poeta Rabindranath Tagore 

 

 

e  a tutti gli amanti della poesia

 

 

 

    

     Ho sognato che lui, seduto

vicino al mio letto

mi sollevava dolcemente

 con le mani i capelli,  

 facendomi sentire

   la gentilezza delle sue dita.

  Guardavo il suo viso,  

   Lottando con le lacrime

  che mi offuscavano

   lo sguardo,

 finché il languore delle sue

   dolci parole mi fermò il sogno,

   come una luce iridescente.

Mi sono alzata e ho visto

    sopra la mia finestra il mondo

    silenzioso e palpitante della

    Via Lattea, chiedendomi

    se anche lui avesse avuto

    un sogno simile al mio.



 

 

Nella tua eterna veglia,

tu ascolti i miei passi che s'avvicinano,

mentre la tua letizia si raccoglie  

   nei primi albori del mattino

    ed erompe nell'esplosione di luce.

    Più mi accosto a te, più profondo diventa  

    il fervore nella danza del mare.

    Il tuo mondo è uno spruzzo di luce 

    che si diffonde, colmandoti le mani,

    ma il tuo cielo è nel mio cuore segreto;

    esso schiude lentamente

   le sue gemme in timido amore.

 

 



 


Era un giorno in cui

   non mi ero preparata per riceverti.  

   Entrando nel mio cuore  

    come un qualsiasi  

    non invitato  

    sconosciuto  

    imprimesti  il segno dell' eternità  

   agli attimi fuggenti  

    della mia vita.

    Oggi per caso  

   faccio luce su di essi  

    vedo il tuo sigillo

e li scopro perduti nella polvere  

    mescolati con le gioie e i dolori  

    dei giorni futili e dimenticati.  

    Allora tu non ti allontanasti  

    con disprezzo  

    dai miei giochi infantili  

   nella terra  

    e i passi che sentii  

    nella stanza  

    sono gli stessi che oggi sento  

   risuonare di stella in stella.   

 

 

 

   

Mi  fermerò,

     seduta ad aspettarti  

    senza dubbio stupita,  

    se mai ci ritroveremo

    in  una vita futura,

    nel  cammino e alla luce

    d'un altro mondo

    lontano.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ogni giorno faccio galleggiare

    le mie barche di carta a una a una  

    giù per la corrente del fiume.  

    su di esse scrivo il mio nome  

    e il nome del villaggio dove vivo  

    in grandi lettere nere.  

    Io spero che un giorno qualcuno  

    in qualche paese straniero  

    le trovi, e sappia chi sono.  

    Carico le mie barchette con fiori  

    di shiuli, colti dal nostro giardino,  

    e spero che quei fiori del mattino  

    sian portati nel paese della notte.  

    Io varo le mie berchette di carta  

    e osservo nel cielo le nuvolette  

    che spiegano le loro le loro bianche vele.  

    Non so quale mio compagno di giochi  

    su in cielo li mandi giù per l' aria  

    a gareggiare con le mie barchette!  

     Quando scende la notte e affondo la faccia  

    nelle braccia, e comincio a sognare  

    che le mie barchette di carta  

    galleggiano sotto le stelle.  

    In esse viaggian le fate del sonno  

    e il carico e cesti di sogni.  

 

 

 

 

 

  Non mi accorsi del momento in cui varcai

    per la prima volta la soglia  

    di questa vita.  

    Quale fu la potenza che mi schiuse  

    in questo vasto mistero  

    come sboccia un fiore  

    in una foresta a mezzanotte?  

    Quando al mattino guardai la luce,  

    subito mi sentii che non ero  

    uno straniero in questo mondo,  

    che l'inscrutabile, senza nome e forma  

    mi aveva preso tra le sue braccia  

    sotto l' aspetto di mia madre.  

    Così, nella morte, lo stesso sconosciuto  

    m'apparirà come sempre a me noto.  

     E poichè amo questa vita  

    so che amerò anche in morte.  

 

 





Cogli questo piccolo fiore,

    prendilo!

    Non  indugiare!

    Temo  che  appassisca

    e  cada  nella  polvere.

    Se non  può trovare posto  

    tra i fiori della tua ghirlanda

    onoralo almeno  con il tocco della tua mano

    anche se doloroso.

    Temo che il giorno finisca  

    senza che  me ne accorga

    e che passi  il tempo delle offerte.

    Non è  intenso il colore

    e il suo profumo è tenue

    ma  può  servire  prendilo,

    coglilo  finchè  c'è tempo!

 

   

 

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,

    ma non ne ho il coraggio: temo che  

    il mio cuore mi salga alle labbra.  

    Ecco perchè parlo stupidamente e nascondo

    il mio cuore dietro le parole,  

    tratto crudelmente il mio dolore per paura  

    che tu faccia lo stesso.  

 

 

 

  Mi sono fermato sul bordo della strada.

    Se la mia presenza non t'è dolce,  

    non andrà più avanti.   

    se non hai bisogno del mio amore  

    lascia che ti abbandoni qui.  

    Non mendicherò più uno solo  

    dei tuoi sguardi,  

    se i miei ti importunano.  

    La polvere e la luce cruda  

    del mezzogiorno m' accecano ma,  

    lungo la strada, aspetterò  

    che il tuo cuore, forse,  

    torni a cercare il mio.  

 







 

Tagore nasce a Calcutta 6 maggio 1861
Premio nobel per la letteratura 1913
Muore a Calcutta nel 1941

 


 

 

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19 dicembre 2015 6 19 /12 /dicembre /2015 19:58
Donna

 

 

Donna

 

 Donna non sei soltanto l'opera di Dio,

 ma anche degli uomini che sempre

 ti fanno bella con i loro cuori.

 I poeti ti tessono una rete

 con i fili di dorate fantasie;

 i pittori danno luce alla tua forma

 sempre nuova immortalità.

 Il mare dona le sue perle,

 le miniere il loro oro,

 i giardini d'estate i loro fiori

 per adornarti, per coprirti,

 per renderti sempre più preziosa.

 il desiderio degli uomini

 ha steso la sua gloria

 sulla tua giovinezza.

 

 Per metà donna per metà sogno.

 (R. Tagore)

 

                              

 Come ti sei fatta bella  

                       

 

 

 

 Avevo 15 anni, portavo gli occhiali, ero timido, goffo e imbranato.

Chiara, invece, era la più bella della classe.

Tutti avevano attenzione per lei e lei aveva attenzione per  tutti eccetto

che per me.

L'ho amata in silenzio, per colpa della mia stramaledetta  timidezza, per

tutti gli anni del liceo.

La sognavo ad occhi aperti di giorno e di notte.

Ricordo la gita a Firenze che facemmo con la scuola, il bello di queste

gite per gli studenti non erano certo chiese e musei, ma fare casino di 

notte  fino  al  mattino, coi nostri poveri prof. costretti  a  turni di guardia 

nei corridoi dell'Hotel.

Beh!...Per  me  fu  una  bella  esperienza  il  vedere  i  miei  compagni,

nonostante  le sentinelle armate, infilarsi  nelle camere delle ragazze,

mentre io rimanevo nel letto al buio, solo...

La seconda notte non riuscendo a dormire, uscii nel corridoio, a metà di

questo  seduta  su  una  seggiola di legno, c era la  prof. di Greco

addormentata.

Mi sedetti accanto a lei.

Ogni  tanto  qualche  porta  si  apriva  e qualcuno  sgaiattolava da una

camera all'altra, ridevano piano e sparivano.

Nessuno si accorgeva della mia presenza.

Ad  un certo  punto la prof. aprì  un  occhio e mi chiese "E, tu Matteo non

vai  a trovare le ragazze?" Capii che il  sonno  aveva poco del riposo, ma

molto della comprensione.

Non risposi, ma cominciai a piangere pensando a Chiara che, in quel

momento era certamente con qualcun  altro, praticamente avevo pianto

tutto il tempo della gita di Firenze.

In  quel  momento  giurai  che non avrei mai amato nessun'altra, perchè

non volevo più soffrire in quel modo. 

Ma il destino a volte ci sorprende, cosi' la rividi 20 anni dopo.

Era bellissima... la più bella donna che avessi mai visto...

Fu lei a riconoscermi "Matteo, ma sei proprio tu? O ti devo chiamare padre

Matteo?" disse guardando il mio saio e i miei piedi scalzi soffocando un

pudico risolino, poi  subito si riprese "Scusami  non volevo mancarti di

di rispetto, ma non mi sarei mai immaginata che ti saresti fatto frate.

Pensa che c'è stato un periodo in cui mi ero presa una cotta per te, al

liceo, ma tu eri così chiuso, così inavvicinabile"...

Avrei  voluto  piangere anche adesso, piangere per tutti gli anni  di dolore,

ma  le  lacrime  si erano esaurite nel tempo.

Dio mi perdoni, ma se avevo vestito il saio non era per amor Suo, ma per

quello di Chiara. 

Continuò  "Ricordi  la gita a  Firenze? Speravo che tu mi venissi a trovare

di notte, ti ho aspettato per tutti e tre i giorni fino al mattino, l'unica delle

ragazze che ha passato la notte da sola. Chissà, invece tu dov'eri e con

chi...  mah!"

"Ora ti devo salutare, sono felice di averti rivisto, mio figlio mi aspetta"

Avrei voluto fermarla, dirle tutto il mio amore, ma non ne fui capace e

mentre cercavo di decidermi lei era già sparita, questa volta per 

sempre dalla mia vita ...

Prima, però sussurrai "Come ti sei fatta bella!"...

Lei si girò  "Hai detto qualcosa?"

 "Nulla"  La tranquilizzai  e...  così se ne andò per sempre dalla mia vita.

 

 

                                                       

 

 

 

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18 dicembre 2015 5 18 /12 /dicembre /2015 23:45
Johannes Vermeer - The milkmaid

Johannes Vermeer - The milkmaid

Il Mondo non merita la fine del mondo

 

Finché quella donna del Rijksmuseum

nel silenzio dipinto e in raccoglimento

giorno dopo giorno versa

il latte dalla brocca nella scodella,

il Mondo non merita

la fine del mondo.

Wislawa Szymborska

 

 

 

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18 dicembre 2015 5 18 /12 /dicembre /2015 13:33

 

 

Gli dissero: “Stai diventando pazzo per colei che ami”
Lui sorrise e rispose: ”La vita ha sapore solo per i pazzi”.

Raoudh al Rayabin

 

*****

 

 

 

Šamšad Abdullaev  Sera. Febbraio

Šamšad Abdullaev

Sera. Febbraio

 

Un vento forte, umido – la calligrafia del tardo inverno.

Una rigida folata stringe senza sosta i passanti l'uno all'altro.

Il fumo di una sigaretta è uscito dalle labbra e subito si è appiattito

avendo toccato il nervo nudo della natura. Un fiammifero

acceso per miracolo nel giardino buio, ed ecco

il fischio salvifico del bollitore del tè sul fornello di cucina.

Le tazze di tè nella cerchia familiare. Gli abiti dei parenti

corrispondono alle loro voci - sono liberi. I rami spogli

si scuotono e volteggiano, mentre il vapore

si alza dal bollitore verso il soffitto senza

neppure dondolare.

 

 

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Published by Etta - in sera
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18 dicembre 2015 5 18 /12 /dicembre /2015 13:21

 

 

Il canto dell'usignolo

 

"Ih, ih, ih, ih, ih! Var de vi? De var vi?

Vi var de? Voj,oj, oj, oj, oj, oj, oj!

Titta, lullan, lull-lull-lull-lull-lull - var de vi?

Ihih! Titta! lullan; den girar, arrrrrrrrr-itz!

Lull-lull-lull-lull-lull lul! Var de di? Titta!

Si'u, sir'u, sir'u, sir'u?

Dadda! - Dadda! sjätt, sjätt, sjätt, sjätt, sjätt, sir'u sir'u?

Nappen; napp, app, app, app, app, app!

Vit, vit, vit, vit, vit,sir'u lillan!

Tut, tut, tut, tut, tut, tut, sat'n, sat'n, sat'n si!

Lip, lip, lip, lip, lip, lip, ih!

Så, så, så, nä, nä, nä, sa, sa, sa, nå!

Ij, jih, guh, guh, guh, gu'hjälp, dadda aitsch!"

 

 

Il canto dell'usignolo è una poesia svedese fatta di soli suoni.

Imitare il rumore o il suono associato a un oggetto o a un soggetto a cui si vuole

fare riferimento con espressioni del linguaggio articolato o con gruppi di lettere è

una tecnica letteraria che si chiama onomatea o anche onomatopea.

 

 

 

 

 

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  • Etta
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

Testo Libero

Testo Libero