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10 ottobre 2011 1 10 /10 /ottobre /2011 19:13

 

 

Lader se nass

 

 

 

 

Durant la permanenza a San Vittur un lader el se innamura d'una detenuda

che ved da la finestra e ghe ne parla al cappellan del carcer, perchè l' abbia

de fa de mediatur.

Ancaa lèe l' è una ladra; hin tutt du liber da impegn matrimunaj; tramit

corrispondenza se stabiliss un legam e dai bej paroll a la promessa de

spusass.

Per dimustrà gratitudin al cappellan,quand surtissen se spusen ne la cappella

del carcer e prumetten una vita de redenziun.

Troeven de laurà, fan vita tranquilla e dopo quij temp nass el primm fioeu;

la cuntentezza dei ex lader l'è manifesta.

Gh'è una nivula in tanta serenità, el fiulin el ten semper seràa i pugnitt di e

nott,  tant che la mamma la rièss manch a lavagh i manin. Consulten un

duttur, ma  quell el scurliss el coo  desend che tucc i fiulitt tegnen i pugnit

seràa.

Passa alter temp... el fiulin el ten semper i manin a la stessa manera;

consulten  un alter duttur,spieghen da l'a a la zètta che da quand l'è nassuu

che hi a  derva minga ne s'è poduu mai lavagh i manitt.

El duttur dopo avè vardàa el fiulin e vedendel nurmal cun decisiun ghe

sversa  prima voeuna poeu l' altra man... e l'è insci che gh'è saltaà foeura i 

buccul che la levatris l'era cunvinta de avè perduu!

 

Ladri si nasce

 

 

Durante la permanenza a San Vittore (il carcere di Milano) un ladro si

innamora di una detenuta che vede dalla finestra e ne parla al cappellano

del carcere, perchè abbia da fare da mediatore.

Anche lei è una ladra, sono tutte due liberi da impegni matrimoniali; tramite

corrispondenza si stabilisce un legame e dalle belle parole alla promessa di

sposarsi.

Per dimostrare gratitudine al cappellano, quando escono si sposano nella

cappella di San Vittore e promettono una vita di redenzione.

Trovano lavoro, fanno una vita tranquilla e dopo il tempo giusto nasce il

primo figlio; la contentezza degli ex ladri è tanta.

C'è una nuvola in tanta serenità,il figlioletto tiene sempre chiuso i pugni giorno

e notte, tanto che la mamma non riesce mai a lavargli le manine. Consultano

un dottore, ma quello scuote la testa dicendo che tutti i bambini tengono i

pugni chiusi.

Passa altro tempo; il figlioletto tiene sempre le manine allo stesso modo;

consultano un altro dottore, spiegano dall'a alla zeta che è da quando è

nato che non le apre e non si è mai potuto lavare le manine.

Il dottore dopo aver guardato il bambino e vedendolo normale con decisione

gli apre prima una poi l' altra mano... è così che sono saltati fuori gli

orecchini che la levatrice era convinta di avere persi!

 

     

 

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Published by Etta
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1 ottobre 2011 6 01 /10 /ottobre /2011 15:00

 

 

Pablo Neruda (1904 - 1973) è  stato un  poeta Cileno. Viene  considerato  una  delle   più

importanti  figure  della letteratura  latino - americana contemporanea.

Il suo vero nome era  Ricardo Neftali  Reies, ma  usava  l'appellativo d'arte  "Pablo Neruda",

che in seguito gli fu riconosciuto anche a livello legale.

Nel 1971 è stato insignito Premio Nobel per la letteratura.

L'impegno  civile caratterizza la vita del  poeta. Per questo aspetto può essere avvicinato a

molti  altri  scrittori del  nostro tempo, che furono  indotti  dalle  circostanze storiche e dagli

avvenimenti stessi ad assumere una posizione politica e a sostenerla anche con l'azione .

Le  sue  vicende  pubbliche  e  personali e il  rapporto con la sua terra, soprattutto il Cile del

Sud, dove ha trascorso la sua  infanzia, hanno   contribuito a determinare i caratteri delle sue

opere.

A rievocare l'infanzia Neruda torna sempre più spesso negli anni della maturità, non solo per

il tenero rimpianto per una   stagione  passata, ma per il richiamo di un ambiente che il poeta 

riscopre ed a cui vuole sempre più legarsi.

Da ragazzo  visse  in  stretto  contatto con la natura, girando per i boschi ad osservare la vita

nascosta degli uccelli, serpi, insetti, scoprendo fiori e frutti.

Questa  infanzia  e  questo  ambiente  cosi'  vissuti  hanno  influito  nella  sua  poesia  con  la

concretezza  e  la volontà  di esplorare  ogni  aspetto  della realtà: da quella dei sentimenti a

quella fisica della natura.

Neruda scriveva che bisogna avere il coraggio di fare poesia "senza purezza", voleva dire che

bisogna rinunciare alla ricerca esclusiva di parole e forme perfette studiate sui libri, per parlare

invece  delle  cose  innumerevoli  (anche  sentimenti  confusi  o banali, anche oggetti usati e

sporchi) in mezzo alle  quali si  svolge la vita vera degli uomini.

 

Questa è  l'ambizione  dichiarata da  Neruda e così ha definito egli stesso la sua poesia "Una

storia di acque, di piante, di boschi, di uccelli, di popoli".

 

*****

 

Il ramo rubato

 

  

 

Nella notte entreremo

a rubare

un ramo fiorito.

 

Passeremo il muro,

nelle tenebre del giardino altrui,

due ombre nell'ombra.

 

Ancora non se n'è andato l'inverno,

e il melo appare

trasformato d'improvviso

in cascata di stelle odorose.

 

Nella notte entreremo

fino al suo tremulo firmamento,

e le tue piccole mani e le mie

ruberanno le stelle.

 

E cautamente,

nella nostra casa,

nella notte e nell'ombra,

entrerà con i tuoi passi

il silenzioso profumo

e con i piedi stellati

il corpo chiaro della Primavera.

 

*****

 

C'è nella realtà un lato oscuro e doloroso, di  cui Neruda è consapevole: è il trascorrere del

tempo che  ci consuma,  portando noi  stessi e tutto ciò che  ci è caro verso la morte e  la

dissoluzione.

In questa  poesia  il sentimento della morte si trasferisce nella casa che, abbandonata, va  in 

rovina: topi e insetti vi si insediano, l'umidità la guasta.

Neruda scrive che gli esseri umani si difendono dall'angoscia soltanto con l'amore, che dona 

loro  entusiasmo  e  forza per  vivere e per  lavorare. Anche  gli oggetti si possono difendere

amandoli: perciò non addio a questa casa, ma arrivederci .

 

 

Ode alla casa abbandonata

 

 

     

Casa arrivederci!

Non posso

dirti

quando

torneremo:

domani oppure no,

tardi o molto più tardi.

 

Un altro viaggio,

ma questa volta

voglio

dirti

quanto amiamo

il tuo cuore di pietra:

quanto sei generosa

con il tuo fuoco

acceso

là in cucina

e il tuo tetto

su cui cade

sgranata

la pioggia

come se scivolasse

la musica dal cielo!

 

Adesso chiudiamo

le tue finestre

e un'opressiva

 notte prematura

lasciamo insediata

nelle stanze.

Tutta buia

tu continui a vivere,

mentre

il tempo ti percorre

e l'umido guasta pian piano la tua anima.

 

Talvolta

un topo rosicchia,

 s'alza dalle carte

un

fruscio

soffocato,

un insetto

smarrito

sbatte,

cieco, contro i muri,

e quando

piove nella solitudine

forse

una goccia

risuona

con voce umana,

come se vi fosse

qualcuno che piange.

 

Solo l'ombra

conosce

i segreti

delle case sbarrate,

solo

il vento respinto

o sul tetto

la luna che fiorisce.

 

E ora,

arrivederci, finestra,

 porta, fuoco,

acqua che bolle, muro!

A presto, a presto,

cucina,

a quando

ritorneremo

e l'orologio

sopra la porta

un'altra volta ricomincerà a pulsare

con il suo vecchio

cuore e con le sue due

frecce inutili

conficcate

nel tempo...

 

*****

 

La povertà orgogliosa.

La povertà non è bella, ed è giusto non amarla, non desiderarla. Ma se essa ci è imposta

dalle circostanze, se, anzi, è  il risultato  di una nostra scelta e della coerenza  del  nostro 

comportamento, bisogna affrontarla con orgoglio.

Una coppia è protagonista in questa poesia: la donna non parla, ma la sua personalità, più

debole e timorosa, si rivela attraverso le parole dell'uomo che l'esorta ad avere  coraggio.

La poesia è autobiografica e si riferisce agli anni in cui Neruda era in esilio e precisamente

al periodo del suo soggiorno in Italia, tra il 1951 e il 1952.

La donna a cui si rivolge è la moglie.

In questa il poeta vuole unire in un unico tema poetico, l'impegno politico ed i sentimenti

privati.

 

   La povertà

 

 

Ahi, non vuoi,

ti spaventa

la povertà,

 

non vuoi

andare con le scarpe rotte al mercato

e tornare col vecchio vestito.

 

Amore, non amiamo,

come vogliono i ricchi,

la miseria. Noi

la estirperemo come dente maligno

che finora ha morso il cuore dell' uomo.

 

Ma non voglio

che tu tema.

Se la mia colpa arriva alla tua casa,

se la povertà scaccia

le tue scarpe dorate,

che non scacci il tuo sorriso che è il pane della mia vita.

Se non puoi pagare l' affitto

esci al lavoro con passo orgoglioso,

e pensa amore, che ti sto guardando

e uniti siamo la maggior ricchezza

che mai si è riunita sulla terra.

,

Ode alla vita 

     

 

     

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni

giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e cambia colore dei vestiti,

chi non parla a chi non conosce .

 

Lentamente muore chi fa della televisione il suo guru.

 

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle"i"piuttosto che un insieme

di emozioni, proprio quelle che fanno  brillare gli occhi, quelle che fanno

di uno sbadiglio un sorriso, quelli  che fanno  battere il cuore davanti

all'errore e ai sentimenti.

 

 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,

chi non permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

 

Lentamente  muore  chi  non viaggia,

chi  non legge,

chi  non  ascolta musica,

chi  non  trova grazia in se stesso.

 

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,

chi non si lascia aiutare;

chi  passa i giorni a  lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia 

incessante. 

 

Lentamente  muore  chi  abbandona un  progetto  prima  di  iniziarlo,

chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,

chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che non conosce.

 

 

 

 

 

 

 

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29 settembre 2011 4 29 /09 /settembre /2011 13:43

 

Don Lorenzo Milani

 

 

Parroco di Barbiana

 

 

 

  

    

 

 

Un ragazzo che lavora a cottimo

 

Questo è il brano di una lettera del 1953, scritta da don Milani ad un

sacerdote che aveva criticato il suo impegno sociale

Per spiegare le ragioni che l'hanno portato a questa scelta,don Milani 

racconta la storia di Mauro, un ragazzo, che a 12 anni fa il tessitore a

cottimo, per aiutare la famiglia in difficoltà economiche.

Mauro ogni giorno si reca a Prato in bicicletta(dal suo paese, San Donato

sono sei chilometri di strada ), lavora per dodici ore, e,a settimane alterne

gli tocca il turno di notte, naturalmente , è " senza contratto, senza

assicurazione, senza difesa ". Non è solo : almeno  in diecimila  vengono

in città  dai  monti e dalle borgate della piana. Sono tutti operai presso

" terzi ", cioè presso privati che in stanze  di  fortuna  hanno istallato i 

telai  e lavorano  per  conto  delle  grandi fabbriche tessili .

 

 

 

 

" Una qualsiasi storia nuda e cruda fra le tante che ti potrei raccontare.

La storia del mio Mauro .

Mauro entò a lavorare a 12 anni .

Veramente il suo babbo voleva mandarlo all' Avviamento. Ma non potè perchè

a quei giorni lavorava in integrazione e la famiglia l' ha pesante.

Cosi' Mauro andò subito a fare cannelli e da quelli passò al telaio.

L' anno dopo il babbo restò disoccupato e il peso della famiglia passò sopra le

spalle del ragazzo .

Ma Mauro non fece smorfie : chiese due turni di 12 ore e li ottenne. A 13 anni ,

12 ore. Una settimana di notte e una di giorno.

E a cottimo. 

Il cottimo è un lento, diabolico suicidio. Specialmente per un ragazzo .

Con la smania di riportare alla mamma una busta sempre migliore,ci si consuma 

e non si pensa alla salute .

Senza contare la tentazione  di cambiare la spola senza fermare . A rischio di

lasciarci un dito.

Le cose che ti ho detto sono già grosse, ma non so se sei capace di valutarne il

peso. Te ne spiegherò dunque meglio tre o quattro delle piu' grosse. Lavorare

a 12 anni vuol dire rovinarsi la salute. Non andare a scuola, non leggere.

Sentirne d' ogni colore , lontano dalla mamma, prima del tempo .

Lavorare 12 ore a turni vuol dire sottoporsi il doppio degli altri agli infortuni.

Tornare solo per buttarsi sul letto e levarsi solo per ripartire .

Perdere anche la scuola popolare, la Messa una domenica si' e una no .

Perdere gli amici. Dormire quando vegliano gli altri, vegliare quando dormono.

Insomma essere tagliati fuori dal vivere civile . "

 

Don Milani  - Il prete scomodo , il maestro " rivoluzionario ",

il pacifista convinto . L' uomo che aveva scelto i poveri e

condivideva la loro esistenza . Ma i suoi ex allievi ricordano

soprattutto il prete che sapeva vivere il Vangelo .

 

 

 

 

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24 settembre 2011 6 24 /09 /settembre /2011 20:05

 

 

 

 

 

 

   Autunno

 

 

 

 a

 

 

 u

 

 

 t

 

 

 u

 

 

 

 n

 

 

 

n

 

 

 

 

 

 

 

Ma dove ve ne andate povere

 

foglie gialle

 

come tante farfalle spensierate?

 

Venite da lontano o da vicino,

 

da un bosco o da un giardino,

 

e non sentite la malinconia

 

del vento freddo che vi porta

 

via?

 

(Trilussa)

 

 

 

 

Foglie morte

 

 Veder cadere le foglie mi lacera dentro

 

soprattutto le foglie dei viali

 

soprattutto se sono ippocastani

 

soprattutto se passano dei bimbi

 

soprattutto se il cielo è sereno

 

soprattutto se ho avuto, quel giorno

 

una buona notizia

 

soprattutto se il cuore, quel giorno,

 

che quella che amo mi ami

 

soprattutto se quel giorno

 

mi sento d'accordo

 

con gli uomini e con me stesso

 

veder cadere le foglie mi lacero dentro

 

soprattutto le foglie dei viali

 

dei viali ippocastani

 

 (Nazim Hikmet)

 

 

 

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21 settembre 2011 3 21 /09 /settembre /2011 20:13

 

Data: 21 / 09 / 2011

Oggetto: Una palma che sogna    

La palma cresciuta nella solitudine di un deserto  si configura come una bellezza

inutile di vitalità soffocata e repressa.

La libertà è  rappresentata dal sogno: viaggiare tra le nubi  insieme con il vento,

senza radici che inchiodino alla terra.

 

      La palma sola

  

 

 

 La palma sta nel deserto,

 

 è nata sola;

 

 è cresciuta senza che la vedessi,

 

 è cresciuta sola.

 

 

 Con il suo lungo corpo saldo,

 

 palma sola,

 

 sola nel deserto,

 

 sempre sola,

 

 guardiana del tramonto,

 

 sogna sola.

 

 

 La palma sola che sogna,

 

 palma sola,

 

 che va libera nel vento,

 

 libera e sola,

 

 sciolta da radici a terra,

 

 sciolta e sola,

 

 cacciatrice delle nubi,

 

 palma sola,

 sola.

 

 (Canto  cubano)

 

 

 

 

 

 

 

Poesie cubane 

  

da gustare

 

Pablo Neruda

  

  

 

L' attesa

 

 

inte-1-.gif

 

 

C'è

 

  una certa

 

  bellezza

 

  nell'attesa,

 

  una

 

  bellezza

  

  triste

 

  perchè

 

  l'attesa

 

  passerà.

 

 

 

     Dai tuoi occhi arrossati

 

 

 

   

   Dai tuoi occhi arrossati

 

   e da un fermaglio mal messo

  

   pensai che passasti la notte

 

   giocando a giochi proibiti.

 

 

   Ti odiai come vile traditrice:

 

   ti odiai con odio di morte:

 

   mi nauseava vederti

 

   così perfida e così bella.

 

 

   E  dal biglietto che ho visto

  

   non so dove nè quando,

  

   so che sei stata a piangere

  

   tutta la notte per me.

 

 

 

   Nuda

 

 

 

 

 

  Nuda sei semplice come una delle tue mani,

  

  liscia, terrestre, minima, rotonda, trasparente,

  

  hai linee di luna e strade di mela

 

  nuda sei sottile come il grano nudo.

  

  Nuda sei azzurra come la notte a Cuba,

 

  hai rampicanti e stelle nei tuoi capelli

 

  nuda sei enorme e gialla

  

  come l'estate in una chiesa d' oro.

 

  Nuda sei piccola come una delle tue unghie,

  

  curva, sottile, rosea finchè nasce il giorno

 

  e t'addentri nel sotterraneo del mondo

  

  come in una lunga galleria di vestiti e di colori:

  

  la tua chiarezza, si spegne, si veste, si sfoglia,

 

  e di nuovo torna ad essere una mano nuda.

 

    

 

IL FIGLIO  

 

 

 

 

 

 

Sai da dove vieni ?

  

...vicino all' acqua d' inverno

 

io e lei sollevammo un grosso fuoco

 

consumandoci le labbra

 

baciandoci  l 'anima,

 

gettando al fuoco tutto,

 

bruciandoci la vita.

 

Così venisti al mondo ...

 

Ma lei per vedermi

 

e per vederti un giorno

 

attraversò i mari

 

ed io per abbracciare

 

 il suo sottile fianco

 

tutta la terra io percorsi

 

con guerre e montagne,

 

con arene e spine.

 

Cosi' venisti al mondo ...

 

Da tanti luoghi vieni,

 

dall' acqua e dalla terra,

 

dal fuoco e dalla neve,

 

da così lunghi cammini

 

verso noi due,

 

dall'amore che ci ha incatenati,

 

che vogliamo sapere

 

come sei, che ci dici,

 

perchè tu sai di più

 

del mondo che ti demmo.

 

Come una gran  tempesta

 

noi scuotemmo

 

l' albero della vita

 

fino alle più  occulte

 

fibre della radici

 

ed ora appari

 

cantando nel fogliame,

 

sul più  alto  ramo

 

che con te raggiungemmo.

 

 

 

Farfalle

 

 

 

 

Le farfalle

 

ballano

velocemente

 

un ballo

 

rosso

 

nero

 

arancione

 

verde

 

azzurro

 

bianco

 

granata

 

giallo

 

violetto

 

nell' aria,

 

nei  fiori,

 

nel nulla,

 

sempre volanti,

 

consecutive

 

remote.

 

 

Io tornerò , yo volverè

 

  

 

Un giorno, uomo o donna, viandante

 

 quando non vivrò,

 

cercate qui, cercatemi

 

tra pietre e oceano,

 

alla luce burrascosa della schiuma.

 

Qui cercate, cercatemi,

 

perchè qui tornerò senza dire nulla,

 

senza voce, senza bocca, puro

 

qui tornerò a essere movimento dell' acqua,

 

del suo cuore selvaggio,

 

starò qui , perso e ritrovato:

 

qui sarò forse pietra e silenzio.

 

 

  Donne (35)

 

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19 settembre 2011 1 19 /09 /settembre /2011 19:05

 

 

     

  Jalal- ud-Din Rumi è nato nel 1207 e morto nel 1373 .

  Il più grande poeta mistico persiano e forse uno dei più grandi mistici in

  assoluto di tutti i tempi .

  Le sue opere sono costantemente studiate e meditate da più di 700 anni .

     

 

 

        Se  hai visto in tuo fratello un difetto  

          sappi che quel difetto esiste anche in te .

          Il saggio non è diverso da uno specchio :

          quel che vedi in lui è la tua propria immagine, dato che

           il credente è  lo specchio del credente.

      

    _________________________________________________

 

          Il maestro disse:

          un elefante venne condotto lungo la riva del fiume

          perchè si abbeverasse .

          Si vide nell'acqua ed ebbe paura.  

          Credeva che vi fosse un altro elefante che lo minacciasse  .

          Ignorava che da se stesso veniva spaventato.

Perciò l'uomp che può resistere lontano da Dio.

L'uomo vero, quindi,  

          è colui che non può mai cessare di battersi,

          che senza tregua e senza riposo

          continua a ruotare attorno alla luce della Maestà Divina.

          Dio è Colui che brucia l'uomo,

          che l'annienta,

          e nessuna intelligenza può coglierlo .

          Io sono uno specchio,

          vuoto di immagini:

          se nello specchio appare qualcosa.

          è una forma susiscitata da un altro

 

                                                                

 

          Hanno detto "da ogni parte  c'è la luce di Dio"

          ma gridano gli uomini tutti "Dov'è quella luce?"

          L'ignaro guarda da ogni parte, a destra, a sinistra,

ma dice una Voce:

          Guarda soltanto, senza destra e sinistra.

 

    Lanterna in pieno giorno  

 

 

 

Un prete passeggiava in pieno giorno al mercato portando una lanterna accesa .

E così andava sù e giù per il bazar. Un importuno gli disse "Perchè entri in ogni

bottega che cosa cerchi? Che senso ha in pieno giorno cercare qualcosa alla luce

di una lanterna?" Il prete rispose :

"Cerco un uomo vivo che abbia il soffio di un Santo"

"Ebbene guarda qui " fece l'uomo "Questo bazar è così affollato"

"No" fece il prete" Cerco un uomo che sappia controllare il suo desiderio e la sua

collera. Uno di quelli che rimangono uomini anche di fronte al desiderio più intenso

Vorrei che um uomo simile mi calpestasse come la polvere per poter sacrificare per

lui la mia anima"

"Allora tu cerchi una cosa molto rara. Le tue azioni dimostrano che tu disprezzi il

destino. Tu non vedi che le apparenze, ma  l'essenziale è deciso dal destino. E 

quando il destino si compie persino i cieli si stupiscono. Cercare di negare questo

è come restringere l'universo. Il destino può trasformare la pietra in acqua.

Tu che hai visto girare la macina del mulino, vieni dunque a vedere il fiume che la

muove. Tu hai visto la polvere in aria? Guarda invece il vento che ne è la causa

Tu vedi la pentola che bolle. Sii ragionevole e guarda invece la fiamma che sta sotto e

che la fa bollire. Non preoccuparti della pazienza e pensa a colui che ti ha donato la pazienza.

Tu pretendi di avere visto qualcosa ma le tue azioni dimostrano che tu non  hai visto niente.

Ammira l'oceano invece della schiuma. Trasforma il tuo cuore in oceano. Chi non vede che

la schiuma è catturato dalla vertigine e va su e giù, ma chi ha visto l'oceano non conosce  

più il dubbio"

 

 

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18 settembre 2011 7 18 /09 /settembre /2011 18:28

 

 

Due poesie di Edgar Lee Masters

 

Il poeta Edgar Lee Masters immaginò di raccogliere gli epitaffi, cioè le iscrizioni  tombali del

cimitero di una cittadina di provincia degli Stati Uniti, in versi brevi e semplici, ogni defunto

parla  della sua vita passata.

Qui, sono due contadini a raccontare la storia: uno era un lavoratore accanito attaccato

alla  terra e  alla "roba" così da consumarvi  senza  gioie tutta la propria vita. L'altro era

tutto il contrario: preferiva cantare e  suonare nelle feste paesane piuttosto che coltivare

la  terra: è  morto  povero, ma senza "nemmeno un rimpianto" ed  a  lui  va  tutta  la

simpatia del poeta.

 

Un contadino americano che assomiglia a Mazzarò: Cooney Potter

 

 

Da mio padre ereditai quaranta acri

e, facendo lavorare mia moglie, i miei due figli e le due figlie

dal mattina alla sera, raggiunsi

un migliaio di acri. Non contento

volevo possederne duemila,

e faticai con la scure e l'aratro per anni

sudando, rinnegando me stesso, e la moglie, e i miei figli e le figlie.

Higbee mi fa torto quando dice

che morii perchè fumavo Aquile Rosse.

Mangiar torta scottante e tracannare caffè

nelle ore bruciate della mietitura

mi ridusse quaggiù che non avevo sessant' anni.

 

...ed un suo compaesano tutto diverso: il suonatore Jones

 

 

La terra ti suscita

vibrazioni nel cuore: sei tu.

E se la gente sa che sai suonare,

suonare ti tocca, per tutta la vita.

 

                  ...

 

Per Cooney Potter una pila di polvere

o un vortice di foglie volevan dire siccità;

a me pareva fosse Sammy Testa - rossa.

Come potevo coltivare le mie terre,

- non parliamo di ingrandirle -

con la ridda di corni, fagotti e ottavini

che cornacchie e pettirossi mi muovevano in testa,

e il cigolio di un molino a vento - solo questo?

Mai una volta diedi mani all'aratro,

che qualcuno non si fermasse nella strada

e mi chiamasse per un ballo o una merenda.

Finii con le stesse terre,

finii con un violino spaccato-

e un ridere rauco e ricordi,

e nemmeno un rimpianto.

 

 

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15 settembre 2011 4 15 /09 /settembre /2011 20:30

 

 

Data : 15 / 09 / 2011

Oggetto : la fotografia e la pittura 

 

 

 Inizialmente la macchina fotografica fu usata per illustrare , documentare , ma soprattutto

 ritrarre , sostituendosi cosi' alla pittura .

 

 

                                                    Man Ray 

 

 

Oggi sappiamo che vi  sono  moltissime  tecniche  per modificare le immagini  tramite computer.

Gli artisti, però, iniziarono a occuparsi di manipolazione dell' immagine fotografica molto tempo

fa all' inizio del Novecento , molto prima delle innovazioni informatiche .

Man  Ray,  conosciuto   soprattutto  come  fotografo  surrealista,   fu  uno  dei   pionieri   della

sperimentazione fotografica, avendo realizzato le sue prime fotografie più importanti nel 1918;

per caso scoprì le rayografie, mentre sviluppava alcune fotografie in camera oscura, un foglio di 

carta vergine, accidentalmente, finì in mezzo agli altri e dato che continuava a comparirvi  nulla,

appoggiò,  piuttosto  irritato,  una  serie  di  oggetti  sul  vetro  ancora a mollo e accese la luce.

L'artista ottenne cosi' delle immagini deformate, quasi in rilievo sul fondo nero.

Attraverso   le  sue  rayografie,  termine  che   evoca    il disegno   luminoso, poteva sondare  e 

esaltare il carattere paradossale e inquietante del quotidiano.

 

 

 

Il   linguaggio  fotografico  è   molto  usato  anche  per  l' informazione  d'  attualità. 

Recentemente  anche   i giornali  quotidiani  hanno puntato  decisamente sull' impatto

comunicativo   della  fotografia,  investendo  molte  risorse  economiche per dotare  le

proprie pagine di immagini a colori e di supplementi riccamente illustrati con reportage

fotografici .

     

   

La fotografia ha sempre  avuto la capacità di rendere l' informazione comunicativa ed

emozionale .

 

        

 

                        

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

            

 

  

 

                   

 

   

                                                  

                         

                                        

   

 

    

 

 

        

 

 

 

 

 

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14 settembre 2011 3 14 /09 /settembre /2011 19:30

 

 El brianzoeu

 

 

 

imagesCA93NJKF.jpg

 

 

Una sira ne l'usteria pussèe frequentada del paes un brianzoeu el ciama tuùcc

i amis inturna per cuntà su la grand avventura che gh'è capitada a Milan, la

prima volta che el ghe andava in de per lù.

Tucc ghe se pressen de turna e insci cumincia la storia .

" Sun smuntàa dal treno a Milan a la staziun central; non ve stu a di quanto l'è

granda perchè in paes s'hin vedùu i cartulin; a me sun trovàa foeura sul piazal

che l'è tant come des volt e pù el noster sagràa, cunt un muviment de gent che

chi se ved a la festa del paes .

Per tèra in mezz a la srada gh'eren i binari come quij del treno, ma però eren

incassàa nel paviment;sui binari camminaven vagunin numeràa che se ciammen

tram e che se fermaven  a una palina dove gh'era scrivùu "Fermata" e sotta una

tabella cunt  i  numer dei vari linii e cunt la descriziun dei percurs principal.

S'era lì a vardà quist percurs per truvà l' indicaziun che me interessava quand

da vun de' sti tram gh'è smuntàa giò un tocch de tusa cunt un faccin d' angel,

i cavèj  biund, i  labber russ e carnus, dò tettin che s'ciuppaven foeura dal

cursètt, una  suttana  aderenta  che  la  lassava   ben   intend  che  razza   de

curvadura gh'era sotta e dò gamb che eren la fin del mund .

Mi me sunt  sentùu  s'giguttà hi oeucc, me sunt sentùu mancàa el  fiàa; quand

la m'è passada a rent sunt stàa bun dumà de digh: "Buongiorno" - "Bonjour" 

la m'ha respundùu lèe.

Da l'accent hùu capii subet che l'era straniera e gh'hoo fa un bel surris,cavand

nel stess temp el cappell; ma non trovavi alter paroll. Lèe l'ha de avè avùu la

perceziun del mè imbarazz e fasend segn al saccucin de la giacca m'ha ditt

"Plaisir, le crejon"

Per fortuna che un mè amis el faseva el camerèe in Francia el me aveva fàa

imprend che "crejon" a l'è el lapis. Hoo cavàa foeura quel dal saccucin, ghe lu

slungàa e lèe in un segund sù un buccunin de carta l'ha disegnàa una buttilja

cunt dùu biccer sura un tavulin.

Non foo per vantamm, ma hoo capìi subet; l'hoo menada a bef l'aperitiv.Intant 

che bevevi ghe surridevi e lèe la me ricambiava; dopo un poo la m'ha cercàa

ancamò el "crejon" e sul de drèe del scuntrin de la cassa l'ha disegnà ancamò

un tavulin, tund, sott tund, furcelina, curtel, cuggiàa, buttiljia e biccer e mantin.

Benchè gh'avevi in ment l' impegn per el qual s'era vegnùu a Milan, de frunt

a  una grazia  del gener  non  sunt stàa  bun  di  de  nò e insci' semm andàa al

restaorant.

L'è stàa propi un disnàa coj fiocc, cunt la turta e caffè.

Quand ch'hoo pagàa el cunt la bella straniera l'ha vursù ancamò el "crejon" e

de drèe del cunt stess l'ha disegnàa un omm e una donna a mètà bust che se

basaven;  col  penser hoo mandàa  a  munt  i  mè impegn e l' hoo menada al

cinematografo .

Settàa  vesin  a  lèe,  sentivi el  sò profum, ghe carezzavi i man e anca lèe me

carezzava i mè e  denter de mi me deslengoavi  tutt.

Foeura  del  cinema sèmm andàa a  bev el tè, settàa  a  un tavulin d'un caffè

sbarlusent de specc, servì da camerèe in marsina ; poeu un bel mument la

me cerca ancamò el "crejon"

Sul mantin  de  carta  in  quatter  e  quatter  vott  la m'ha  disegnàa  un  lett

matrimunial  in still Maria Teresa, un armoar a ses ant, dò pultron, una toelètt

cunt el sò sgabellin!

Me sunt sentùu  tuccàa  nel  prufund  del coeur, l'hoo  verdada  e  le  la  m'ha

surridùu cun quel sorris  d'angiul  che non basten paroll per dinn  la dolcezza;

avariss  vursùu vusà de la cuntentezza .

Anca adèss in'sto moment mi me dumandi come l'ha  fàa , la prima volta che

la me vedeva, la prima volta che mi' andavi a Milan, a capiin che mi a sunt un

mubilièe? "

       

 

Il brianzolo

 

Una sera nell'osteria più frequentata del paese un brianzolo chiama tutti i

suoi amici intorno per raccontare la grande avventura che gli è capitata a

Milano, la prima volta che andava solo.

Tutti gli si pressano attorno e così comincia  la storia.

" Sono sceso dal treno a Milano alla stazione centrale; non vi stò a dire

quantè grande perchè in paese si sono viste le cartoline; mi sono trovato

fuori sul piazzale che è tanto come dieci volte e più il nostro sagrato, con

un movimento di gente che qui si vede alla festa del paese.

Per  terra  in mezzo  alla strada  c'erano i  binari come  quelli  del treno, ma

però erano incassati nel  pavimento;  sui binari  camminavano vagoncini

numerati che si chiamano tram e che si fermavano a una  palo dove c'era

scritto "Fermata"e sotto a una tabella con i numeri delle varie linee e con la

descrizione dei percorsi principali.

Ero lì a guardare questi percorsi per trovare l'indicazione che mi interessava

quando da uno di questi tram è scesa un pezzo  di  ragazza con  un  faccino

d'angelo,i capelli biondi,le labbra rosse e carnose,due tettine che scoppiavano

fuori dal corsetto, una sottana aderente che lasciava ben intendere che razza

di curvatura c'era sotto e due gambe che erano la fine del mondo.

Mi sono sentito agitare gli occhi, mi sono sentito mancare il fiato,quando mi 

è passata vicino sono stato capace di dirle solo "buongiorno"- "bonjour" mi

ha risposto lei.

Dall'accento ho capito subito che era straniera e le ho fatto un bel sorriso

togliendo nello stesso tempo il cappello; ma non trovavo altre parole.

Lei deve avere avuto la percezione  del mio  imbarazzo e  facendo segno al

taschino della mia giacca mi ha detto "Prego , le crejon" .

Per fortuna che un mio amico che faceva il cameriere in Francia mi aveva

insegnato  che il "crejon" era la  matita; l'ho  tolta  fuori  dal  taschino l'ho

allungata a lei, in un secondo su un pezzetto di carta ha disegnato una

bottiglia con due bicchieri sopra un tavolino.

Non faccio per vantarmi, ma ho capito subito; l'ho portata a bere l'aperitivo.

Intanto che bevevo le sorridevo e lei mi ricambiava;dopo un po' mi ha

chiesto ancora il "el crejon"e sul dietro dello scontrino ha disegnato ancora

un tavolino, un piatto, un sottopiatto, una forchetta, un cucchiaio, una bottiglia,

e un bicchiere e un tovagliolo.

Benchè avessi in mente l'impegno per il quale ero venuto a Milano, di fronte

a una grazia del generenon sono stato capace di dire no e così siamo andati

al ristorante.

E' stato proprio un pranzo coi fiocchi , con la torta e il caffè.

Quando ho pagato il conto la bella straniera ha voluto ancora "el crejon" e

dietro del conto stesso ha disegnato un uomo e una donna a metà busto che

si  baciavano; col pensiero ho mandato a monte i miei impegni e l'ho portata

al cinematografo.

Seduto vicino a lei, sentivo il suo profumo, le accarezzavo le mani e anche lei

accarezzava le mie e dentro io mi scioglievo tutto.

Fuori dal cinema siamo andati a bere il tè, seduti  a  un  tavolino  d'un  caffè

luccicante di specchi, serviti da un cameriere in marsina; poi un bel momento

mi ha cercato ancora "el crejon" .

Sul  tovagliolo di  carta, in quattro e quattro-otto, mi ha disegnato  un  letto

matrimoniale in stile Maria Teresa, un armadio  a  sei ante, due poltrone,  un

comò, una toelette con il suo sgabellino.

Mi sono sentito toccare nel profondo del cuore, l'ho guardata e lei mi ha sorriso

con quel suo sorriso d' angelo che non bastano parole  per dirne la dolcezza;

avrei voluto gridare per la contentezza.  

Ancora, in questo momento, io mi domando come ha  fatto, la prima volta che mi

vedeva, la prima volta che andavo a Milano, a capire che io sono un mobiliere?" 

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12 settembre 2011 1 12 /09 /settembre /2011 13:54

  

 Data : 12 / 09 / 2011

 Oggetto : Chi non si meraviglia del meraviglioso ?

 

Stephen va coltivando nell' anima  un ' immagine incorporea , ideale , di una ragazza .

Egli disdegna i giochi  e  i  compagni che gli sembrano superficiali, perfino sciocchi : e'  tutto

dominato dall' attesa di un incontro, di un " magico istante " in cui i suoi desideri , sarebbero

diventati reali nell' esperienza di una "  tenerezza suprema "

 

 

 Non aveva desiderio di giocare

 

 

 

 

Ritornava a Mercedes e, mentre  rimurginava sulla sua immagine , gli entrava nel sangue

un' inquietudine strana. Talvolta una febbre si impadroniva di lui e lo portava a vagabondare

nella  sera per  il  viale tranquillo . La pace  dei  giardini  e le  luci  benevole  alle  finestre gli

versavano un tenero influsso sul cuore irrequieto .

Il rumore dei ragazzi che giocavano lo disturbava e le loro voci sciocche gli facevano sentire che

lui era  differente  dagli altri . Non aveva desiderio di giocare . Aveva desiderio d ' incontrare nel

mondo reale l ' immagine incorporea che la sua anima contemplava tanto costantemente .

Non  sapeva  dove cercarla o come , ma un  preannuncio  che lo guidava gli diceva che questa

immagine  gli sarebbe venuta incontro . Si sarebbero incontrati  tranquillamente come se si fossero

conosciuti e avessero gia' fissato il loro convegno , forse a uno di quei cancelli o in qualche luogo

piu' segreto . Sarebbero  stati  soli , circondati  dall' oscurita' e dal silenzio : e in quell' attimo 

di tenerezza suprema Stephen sarebbe svanito , sotto quegli occhi , in qualcosa d' impalpabile e poi 

in un attimo , si sarebbe trasfigurato .

In quel magico istante la debolezza , la timidezza e l' inesperienza sarebbero cadute da lui .

( James Joyce )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Presentazione

Profilo

  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

Testo Libero

Testo Libero