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9 marzo 2017 4 09 /03 /marzo /2017 13:37

 

I sospiri sono aria, e vanno verso l’aria.
Le lacrime son acqua, e vanno al
mare.
Dimmi donna: quando l’amore si dimentica
sai tu deve va?

 

(Gustavo Adolfo Bécquer)
 

 

 

La donna

E' come orchidea

Accarezzala cogli occhi

Amala con l'anima

La donna è vita.

 

(Filippo Minicapilli) 

 

 

Ritorna primavera. E la terra è

come un bimbo che sa poesie a memoria

ma tante tante...E per la gran fatica

dell'imparare ha un premio...

 

(Rainer Maria Rilke)

 

 

 

Poi fu la volta di un treno che attraversò l’estate,
i finestrini tutti aperti: un ricordo piú forte, un tempo
piú forte.

Che paesaggio aperto, strade, mani che salutavano!

Quando alzai gli occhi dal libro, tutte le finestre erano buie,
le tende svolazzavano verso l’interno per una muta corrente.

Continuai a guardare. Avrei potuto durare cosí per l’eternità.
Compresi allora che di tale materia sono fatti i giorni.


(Lars Gustafsson)

 

 

Lettera d'amore 

 

Anna, ho comprato un pezzo di terra

ho un cavallo, una frusta e sollevo la polvere

e chiamo il vicino e gli tocco la spalla

oppure un altro, un sogno più piccolo,

io e te insieme abitiamo una stanza 

e abbiamo vetri contro il vento e la pioggia

e un cuscino un po' grande che basta per due,

guardami in faccia ho gli occhi castani

 

Tito Balestra

 

A Forlì, sul muro della "Casa Venezia" della Corte Malesta di Longiano, scolpita su una mattonella, c'è questa poesia. Tonino Guerra l'ha indicata come "la più bella poesia d'amore del '900".

 

 

 

 

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8 marzo 2017 3 08 /03 /marzo /2017 14:11

 

Dante Gabriel Rossetti

 

 

Dante Gabriel Rossetti -1828-1882

 

Lo spirito romantico e il carattere decorativo dell'opera rossettiana 

 

 

La Ghirlandata, 1873

 

  Elizabeth Siddal, la musa malinconica 

 

Elizabeth Siddal e Gabriel Dante Rossetti sono una delle storiche coppie degli amori maledetti.. Due anime affini, un amore leggendario.

 

Elizabeth Eleanor Siddal (Londra, 25 luglio 1829 - Londra, 11 febbraio 1862), detta Lizzie,  è nota per essere stata la modella prediletta dei Preraffaelliti, tra i quali Deverell, John Everett Millais, William Holman Hunt e per aver ispirato alcuni dei quadri più famosi dell’età Vittoriana. Elizabeth Siddal fu prima la musa, poi l’amante, infine la moglie di Dante Gabriel Rossetti. 

 

 

Ritratto di Lizzie Siddal - Schizzo di Dante Gabriel Rossetti

 

Dante Gabriel Rossetti si innamorò perdutamente della modella e pittrice Elizabeth Siddal, facendone la propria amante. La sua bellezza, tra languore e malinconia, incarnava, soprattutto per Rossetti, quelle caratteristiche femminili, il cui fascino era il principale motivo ispiratore di una pittura sospesa tra magia e incanto, l'ideale di bellezza Preraffaellita. Il suo carattere era tuttavia forte e deciso, ben diverso da quello che traspare dai dipinti che la ritraggono.

Appassionati entrambi di medioevo, Lizzie e Dante Gabriel, iniziarono a frequentarsi studiando insieme e dopo dieci anni di relazione tormentata e di ispirazione i due si sposarono, nel 1860.

 

 

Elizabeh E. Siddal - Lizzie

 

" E l'amore destinato ad una morte precoce / Ed è così raramente vero, [...] Le più belle parole sulle più sincere labbra / Scorrono e presto muoiono. / E tu resterai solo, mio caro./ Quando i venti invernali si avvieranno".  

Versi de “L’amore finito” di Miss Sizzie sembrano una profezia di quanto accadrà. 

 

 

 

Il rapporto tra Lizzie e Dante Gabriel Rossetti si concluse tragicamente. Nel 1862 infatti Lizzie, già malata di tisi e forse a causa dei continui tradimenti dell'artista, si uccise ingerendo un errato dosaggio di laudano. Fu lo stesso Rossetti a trovarla, di notte, distesa sul suo letto, senza vita. Per l'artista fu un colpo terribile; con lei seppellì, una sorta di suicidio artistico e spirituale.

 

 

Elizabeth Siddal, oltre che modella, è stata anche una poetessa.Le sue composizioni poetiche definite dalla stessa autrice ,"troppo tristi per essere pubblicate" furono seppellite con il suo corpo nel cimitero di Highgate di Londra. Nel 1906, Dante Rossetti fece riesumare e pubblicare il manoscritto delle sue poesie, insieme al corpo di Lizzie, con un atto "senza nobiltà ma non privo di grandezza" come scrisse Proust. In questa circostanza si diffonde la leggenda del corpo di lei rimasto intatto e dei suoi lunghi capelli rossi che avevano continuato a crescere anche dopo la sua morte invadendo completamente la bara. 

 

 

Non piangere mai per un amore finito,

dacché l’amore raramente è veritiero,

ma cambia la sua forma dal blu al rosso,

e dall’acceso rosso al triste blu.

L’amore è nato per una morte precoce:

e questo è raramente vero.

 

Non mostrare  alcun sorriso sul tuo bel volto

per vincere la profonda amarezza:

le parole più belle sulle labbra più veritiere

passeranno e scompariranno,

e rimarrai solo, mio caro,

quando i gelidi venti la notte disegneranno.

 

Tesoro, non piangere su ciò che non può essere,

per ciò che Dio non ha concesso.

Se il semplice sogno di un amore fosse vero,

allora, amore, saremmo in Paradiso.

Ma noi siamo in terra, mia caro,

dove il vero amore non ci è dato.

Elizabeth Siddal

 

 

 

 

Beata Beatrix,1880,

 L’opera che Rossetti dedica alla morte dell’amata, ritratta in primo piano  come la Beatrice di Dante

 

Lizzie Siddal, rimase per sempre musa ispiratrice per il marito, che continuò a dipingerla come dimostra la "Beata Beatrix", nel qual viso di lei appare misticamente disteso e assorto. Nel dipinto un uccello rosso le porge un papavero, un componente del laudano, mentre sullo sfondo avviene l'incontro tra  Dante Alighieri e Beatrice Portinari, gli " alter ego" della coppia.

Il dolore per la morte di Lizzie, condusse Rossetti sulla via del suicidio, che tentò a sua volta nelle stesse modalità della moglie.

Salvato dagli amici, morirà invece nel 1882, solo, povero e folle.

 

 

Ritratta da Rossetti

Lizzie ritratta da Rossetti 

 

 

Amore e morte, o meglio l'amore tormentato che conduce la donna alla morte divengono fonte d'ispirazione anche nella letteratura.

Lo stesso Rossetti, poeta oltre che pittore, dedica a questo tema alcune poesie della sua raccolta La casa della vita. 

MORTE IN AMORE

Nel corteo della Vita ora arrivò una figura

che aveva ali d'Amore, e il suo gonfalone:

Bella ne era la stoffa, e nobilmente sopra ricamati,

O viso privato dell'anima, il tuo aspetto e il colore.

Misteriosi mormorii, e come al destarsi della primavera,

fremevano nelle pieghe, e attraverso il mio cuore il suo  potere

Si affrettò senza traccia, come l'ora immemorabile

In cui gemè l'oscura porta del nascere e fu tutto nuovo.

 

Ma una donna velata seguiva, che avvolse

La bandiera intorno all'asta, per ammainarla,

Tolse una piuma dalle ali del gonfaloniere,

La pose sulle labbra di lui, e quella non fremette.

Lei disse a me, " Guarda: neppure un alito;

Io e questo Amore siamo una cosa sola, e io sono la morte".

Da Dante Gabriel Rossetti, La casa della vita, Londra 1881 

 

 

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8 marzo 2017 3 08 /03 /marzo /2017 09:15

Al quinto piano

 

Incontro in ascensore

 

Entrammo nella cabina ed eravamo lì solo noi due.

Ci guardavamo senza fare altro.

Due vite, un istante,la pienezza, la felicità...

Al quinto piano lei scese e io, che continuavo a salire,

compresi che non l'avrei più rivista,

che era un incontro di una volta per sempre

e che, anche se l'avessi seguita, l'avrei fatto come morto.

e che, se lei si fosse voltata verso me,

avrebbe potuto farlo solo da un altro mondo.

Vladimir Holan

 

 

Fuoco e ghiaccio

 

Dicono alcuni che finirà nel fuoco

il mondo; altri nel ghiaccio.

Del desiderio ho gustato quel poco

Che mi fa scegliere il fuoco, 

Ma se dovesse due volte finire

So pure che cosa è odiare,

E per la distruzione posso dire

Che anche il ghiaccio è terribile

E può bastare.

Robert Frost 

 

 

 

La pena d'amore

 

Un giorno lontano

 

Un giorno lontano, quando verrai da me

allora dirò "ti ho dimenticata"

se mi rimproverai silenziosa, dirò

"ti ho tanto rimpianta fino a dimenticati".

Se ancora mi biasimerai, dirò

"Ho dovuto dimenticare, perchè più non speravo"

Né oggi né ieri ti ho dimenticata,

ma un giorno lontano dirò "ti ho dimenticata".

Kim Sovol

 

 

 

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7 marzo 2017 2 07 /03 /marzo /2017 08:46

                          

    

 

Francesco Petrarca

Andrea del Castagno,  Francesco Petrarca,  particolare del Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, 1450, Galleria degli UffiziFirenze

 

 

Giovanni Boccaccio 

Andrea del Castagno, Giovanni Boccaccio, particolare del Ciclo degli uomini e donne illustriaffresco, 1450, Galleria degli UffiziFirenze

 

 

Moderatore. (rivolgendosi a Petrarca).  Non mi pare che lei abbia molto amato il Decameron

 

Petrarca. E' vero,  non ho difficoltà ad ammetterlo. L'opera del mio amico - e adesso posso dire discepolo - io l'ho leggiucchiata appena, un pò qua e un po' là. Mi hanno spesso infastidito la scelta di una materia "comune" e lo stile "basso", soprattutto in certi dialoghi troppo immediati e, a parer mio, pittosto banali. Io ho sempre avuto in mente un altro modello di letteratura.

 

Moderatore. Nonostante questo, lei ha tradotto in latino l'ultima novella del Decameron, quella che ha come protagonista Griselda.

 

Petrarca. Qui il caso era diverso. Si tratta di una novella in stile elevato, come ce n'è qualcun'altra - ma non molte - nell'opera, non solo, ma poteva essere letta (ricordo che il tradurre è anche interpretare) in chiave simbolica. Griselda mi era subito sembrata una santa che abbellisce ciecamente al volere di Dio, una eroina cristiana superiore a tutte le eroine dell'antichità. Penso sempre di più che sia fondamentale il confronto con la letteratura dei classici, degli antichi, che ci hanno tramandato dei capolavori insuperabili; per questo la novella ha ottenuto una risonanza europea che forse nemmeno Boccaccio poteva immaginare.

 

Moderatore. (rivolgendosi a Boccaccio). Lei cosa ne pensa?

 

Boccaccio. Ci sono stati diversi momenti nella mia  attività di scrittore, e alla fine ho condiviso anch'io queste idee, per la grande ammirazione che ho avuto nei confronti di Petrarca, Le prime opere che ho scritto erano legate al soggiorno napoletano, allo sfarzo mondano della corte angioina. Poi, tornato da poco da Firenze, ho scritto la Fiammetta, dove ho voluto rappresentare ancora - ma la situazione era ormai molto diversa - i gusti e le abitudini di quella società raffinata, nella forma per me moderna di un romanzo che tenesse conto anche delle ragioni psicologiche. A Firenze, volevo dire, ho trovato una città grigia, intristita, in piena recessione: poi  c'è stata la peste e, nonostante la crisi sempre più profonda, ho cercato - con il mio Decameron - di offrire un modello di comportamento e di vita destinato soprattutto ai ceti più attivi e intraprendenti. Ma forse non si potevano più cambiare le cose. Così, se prima Dante era stato la mia grande passione letteraria, mi sono accostato - pur senza ripudiare Dante - all'insegnamento di Petrarca. Se leggete un'altra mia opera in volgare, il Corbaccio, noterete facilmente questo cambiamento: io avevo dedicato il Decameron alle "donne", e in particolare alle "donne che amano"; adesso mi rivolgevo invece alle "muse", ossia alle fonti dell'ispirazione classica, chiedendo una specie di cittadinanza ideale presso "Omero e i valorosi antichi". Ho scritto anche, in latino, opere enciclopediche ed erudite, perchè ho cominciato a credere nel programma petrarchesco di una rinascita delle humanae litterae.

 

Moderatore. (rivolgendosi a Petrarca). Soprattutto lei si è posto il problema del ruolo che hanno in letteratura il latino e il volgare.

 

Petrarca. Io sono convinto, teoricamente, che la letteratura del mondo classico sia la più eccellente, e che il genere letterario più elevato e sublime sia l'epica: penso all'Iliade di Omero, all'Eneide di Virgilio; è il genere in cui il grande poeta, degno di essere incoronato con l'alloro, celebra le gesta del grande eroe e lo rende immortale. Per questo ho iniziato a scrivere un poema epico, l'Africa, e l'ho scritto in esametri latini.  Purtroppo non l'ho ancora finito, e mi chiedo se riuscirò mai a concluderlo. C'è anche da dire che il grande poeta (e io sono stato incoronato con l'alloro sul Campidoglio, nel cuore dell'antica grandezza romana) non trova più, nella mediocrità del presente, uomini degni di essere cantanti, come si legge in una mia epistola rivolta ai posteri, Posteritati. Per questo mi sono soprattutto dedicato alla composizione di "rime"; le ho chiamate reum vulgarium fragmenta, brevi testi di cose scritte in volgare, e le ho semplicemente giudicate delle nugae, cose di poco conto. In questi versi ho dato spazio pittosto ai miei problemi interiori, ho cercato di esprimere le contraddizioni psicologiche della mia esistenza, Ho voluto confortarmi non con la tradizione storica. ma con me stesso, denunciando i miei limiti e le mie manchevolezze. Ma non sono mai venuto meno a un'idea di perfezione dell'arte, e ho curato questi testi con la massima attenzione. Qualcuno sostiene che proprio qui sia da cercare il migliore Petrarca; io non lo so, ma potrebbe essere proprio così.

 

Moderatore. Lo penso anch'io, così come penso che il Decameron sarà sempre giudicato l'opera più importante e significativa scritta da Boccaccio. Ma ai posteri - posteritati, per dirla con lei, Petrarca, alla latina - la sentenza.

 

 

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6 marzo 2017 1 06 /03 /marzo /2017 17:22
Mandami una lettera - Blanca Sarasua

Mandami una lettera

 

Mandami una lettera, anche se si perde.

Mandami delle candele accese, non so,

un monte, per esempio, che mi guardi dall'alto.

Mandami sonate, pergamene,

capitelli corinzi che puntellino

questa sdrucciolevole luce serale.

Qualcosa di Brahms, il mare e il suo epicentro.

Bandiere senza colori,

che si possano dipingere come si vuole.

E soprattutto aria, senza canali, aria libera.

Ma per ora, lettere che si perde.______ Blanca Sarasua

 

 

 

Brahams - Danza Ungherese No 5

 

 

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6 marzo 2017 1 06 /03 /marzo /2017 06:14
Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

Una tersa mattina di dicembre

raccoglie il rumore dei miei passi.

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

In un bosco d'autunno,

passo dopo passo sulle foglie vive

che ancora cadono.

Davanti a me - fremiti di gioia.

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

Non rinunciare alla bellezza e al mistero.

Fermati e sogna.

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

 

Che dolcezza infantile

nella mattinata tranquilla!

C'è il sole tra le foglie gialle

e i ragni tendono fra i rami

le loro strade di seta.

 

mattino-d'autunno-poesia-autunnale-di-f.g.lorca

 

 

 

 

...oggi lasciate che sia felice, io e basta,

con o senza tutti, essere felice con l'erba

e la sabbia essere felice con l'aria e la terra.

 

...oggi lasciate che sia felice...

 

ode-al-giorno-felice-di-pablo-neruda

 

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

Una musica lieve

come d'incanto guidava i miei passi,

scricciolìo di foglie

e danza di polvere nel vento...

sapevo che ci saremmo incontrati

in una giornata d'autunno.

Il cielo doveva essere esattamente così:

velato e rispettoso della tua figura fine.

La strada. Ho sempre immaginato fosse questa:

costeggiata d'alberi e foglie dai mille colori.

Colore e Musica, Profumo e Suono

e tu...Poesia.

Questa è la perfezione in cui opera il Destino!

 

sogno-di-una-giornata-di-autunno-poesia-di-anton-vanligt

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

Ondeggiano le acque

con il loro fluttuante verde.

Nel mezzo del cielo

si è arrestato il sole

e nello spazio dell'immensità

si perde.

 

 

 

Ma dove ve ne andate,

povere foglie gialle

come farfalle

spensierate?

Venite da lontano o da vicino

da un bosco o da un giardino?

E non sentite la malinconia

del vento stesso che vi porta via?

 

foglie-gialle-poesia-di-trilussa

 

 

 

Sono più miti le mattine

e più scure diventano le noci

e le bacche hanno un viso più rotondo.

La rosa non è più nella città.

L'acero indossa una sciarpa più gaia.

La campagna suona più scarlatta.

ed anch'io, per non essere antiquata,

mi metterò un gioiello.

 

l'estate-è-finita-poesia-di-emily-dickinson 

 

 

Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.
Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.
Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.Autunno, il trionfo del rosso e dell’oro.

 

 

 

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5 marzo 2017 7 05 /03 /marzo /2017 15:04

Amarla è aver bisogno di lei (Here, There and everywhere).

 

La voglio in ogni luogo

E se mi è vicina so che non ho bisogno di nient'altro

Ma amarla è aver bisogno di lei.

The Beatles 

 

 

 

 

*   *   *   *   * 

 

 

 

Il paradiso

 

Ho attraversato il paradiso in sogno

e mi diedero un fiore.

Il fiore era lì quando mi svegliai,

sulle lenzuola, era bellissimo.

Lo mostrai a mia madre

che viveva chiusa nel cuore di carciofo,

filando la seta dei suoi occhi, intessendola

in meravigliosi sudari di mille colori.

Sono stata in paradiso, mamma - le dissi.

E lei prese dalla tasca

un fiore secco, uguale, identico.

E allora seppi 

che non bastava

essere stati in paradiso.

Dolors Miquel 

 

 

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4 marzo 2017 6 04 /03 /marzo /2017 08:49

"Appoggio il mio corpo al cancello

e mi perdo in pensieri infiniti

 

guardo il vento autunnale

passare sui fiori rossi"

Yosano Akiko 

 

 

 

Lasciateli tranquilli

 

Voglio che l'uomo quando nasce...

respiri i fiori nudi,

la terra fresca, il fuoco puro,

non ciò che tutti respirano.

 

Lasciate tranquilli quelli che nascono!

Fate posto perchè vivano!

Non gli fate trovare tutto pensato,

non gli leggete lo stesso libro,

lasciate che scoprano l'aurora

e che diano un nome ai loro baci.

Pablo Neruda 

 

 

 

Stradina

 

Piccola strada di campagna,

discreta alleata del mio vagabondare,

a te, confido i segreti più remoti del mio cuore,

a te regalo la parte più vera della mia anima.

 

Com'è dolce il tuo silenzio nella fresca quiete del mattino,

come brilli di magica luce

nei velati riverberi del primo sole.

 

Silenzioso è il mio passo.

Leggero il mio respiro.

 

Dolcemente ti guardo ammaliato,

mentre percorro le vie tortuose della mia mente, 

persa nei fumosi antri della malinconia.

Anonimo

 

 

 

"Tutti vogliamo essere amati,

se questo non accade, essere ammirati,

se questo non accade, essere temuti,

se questo non accade, essere odiati e disprezzati.

Vogliamo risvegliare un'emozione nell'altro quale che sia. 

L'anima rabbrividisce davanti al vuoto e cerca il contatto a qualsiasi prezzo".

Hjalmar Sòderberg 

 

 

E la sua veste è bianca

 

Piegato hai il capo e mi guardi;

e la tua veste è bianca,

e un seno affiora dalla trina

sciolta sull'omero sinistro.

 

Mi supera la luce; trema

e tocca le tue braccia ignude.

 

Ti rivedo. Parole

avevi chiuse e rapide,

che mettevano cuore 

nel peso d'una vita

che sapeva di circo.

 

Profonda la strada 

su cui scendeva il vento 

certe notti di marzo,

e ci svegliava ignoti

come la prima volta.

Salvatore Quasimodo 

 

 

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3 marzo 2017 5 03 /03 /marzo /2017 20:20

 

 

La Signora di Shalott

 

 

John William Waterhouse, “The Lady of Shalott” (1888)

John William Waterhouse, “The Lady of Shalott” (1888)

Il poema romantico della Dama di Shalott (uscito in prima edizione nel 1833 e in seconda nel 1842) è una delle leggende più affascinanti del ciclo delle storie di Artù e dei suoi cavalieri.

Nella rocca di Shalott viveva una giovane maga, la Dama di Shalott, il cui nome, Elaine di Astolat, non era conosciuto da alcuno, e che si diceva essere bellissima.

La Dama aveva passato i tutti i suoi 22 anni d’età sempre rinchiusa nella torre più alta del castello, quella che guardava verso la ricca e festosa Camelot. Non era mai uscita e passava il suo tempo a tessere.

La Dama era molto triste. Su di lei gravava una pesante maledizione: il giorno in cui avrebbe osato guardare fuori dalla finestra in direzione di Camelot o uscire dalla Rocca sarebbe morta.
Per questo la Dama passava il suo tempo nella sua stanza in cima alla torre a tessere una magica trama in cui erano intessute le vicende del mondo che lei osservava attraverso un specchio d’argento incantato che rifletteva le luci e le immagini di Camelot e dei campi di grano intorno a Shalott.
Sua madre prima di morire aveva a rivelato il suo nome ed il suo destino solamente alla fedele balia Isotta, credendo, cosi, di impedire alla maledizione di fare il suo corso.
L’origine della maledizione che gravava sulla Lady di Shalott risaliva a 22 anni prima, quando Morgana, la sorella di Re Artù, al momento del concepimento incestuoso di suo figlio, Mordred, ebbe una visione: vide Lancillotto arrivare a Camelot e lo vide invaghirsi di Ginevra, moglie di re Artù. Poi, a distanza di un paio di anni Lancillotto avrebbe incontrato la Dama di Shalott, se ne sarebbe innamorato, l’avrebbe sposata e il matrimonio tra Ginevra e Artù sarebbe stato salvo. Questo per Morgana significava che lei non avrebbe mai potuto regnare su Camelot assieme al suo amato fratello Artù e suo figlio Mordred non sarebbe mai salito al trono. Di conseguenza si recò dalla madre della Dama di Shalott, ormai al suo nono mese di gravidanza , e le lanciò una terribile maledizione:
"Tua figlia sia maledetta, Lady Maere, che ella non possa mai guardare il mondo dalla sua finestra e che non possa mai uscire dalla rocca o il prezzo sarà una morte atroce.
Io Morgana Pendragon, figlia di Ygrajne, la maledico ora nel tuo grembo affinché la vita che porto nel mio, ne sia pegno.
Nulla potrà spezzare questa maledizione e per il nome di tua figlia io ti proibisco di parlare con chiunque di quanto hai sentito oggi e gli dei mi siano testimoni."
Lancillotto giunse alla corte di Artù quando il Re e Ginevra erano sposati da 5 anni. Egli divenne subito il campione di Ginevra e il migliore tra i cavalieri, trascorreva gran parte del tempo in giro per il regno e distante da Camelot a causa del suo amore segreto per la Regina.
Però egli torno a Camelot in un pomeriggio d’estate, cavalcando al passo per la prima volta davanti alla Rocca di Shalott.
La sua immagine di cavaliere bellissimo e valente venne riflessa dallo specchio della Dama che se ne invaghì immediatamente e presa da un amore ardente decise di guardare fuori dalla finestra per osservare il suo amore con i suoi occhi. Nello stesso istante in cui La Dama guardò Lancillotto, anche egli la vide ed ella seppe che il cuore di Lancillotto sarebbe per sempre appartenuto a Ginevra e che il suo amore non aveva alcuna speranza.
Proprio in quell’istante la maledizione si avverò, lo specchio si spaccò e cadde a terra e la Dama capì che la sua sorte era segnata. Immediatamente corse dalla balia, le rivelò di avere sfidato la maledizione per amore e, con il cuore spezzato, decise di fuggire per andare a morire il più lontano possibile dall’uomo che non avrebbe mai potuto essere suo.
La sera stessa, di nascosto, la Dama fuggì dalla rocca e, su di una barca, scese lungo il fiume Avon scomparendo per sempre dalla vista di tutti. La salma di Elaine sul battello entra silenziosamente in Camelot e la sua barca-bara viaggia silenziosamente, forse "magicamente" lungo l’Avon, il fiume che percorre Camelot, sempre secondo Mallory.
Fa pietà… tutti domandano chi fosse, e si capisce soltanto dal nome scritto sulla barca. Lancillotto stesso conclude che questa era veramente una dama bellissima.
Per quanto riguarda l’ironia della sorte… dall’altra Elaine (che è Elayne La Blanke), Lancilotto ebbe il figlio "puro", Galahad (detto puro perché rimase celibe e vergine)
che, secondo il racconto di Sir Thomas Mallory, era predestinato a trovare il Sacro Graal e salvare l’onore dei Cavalieri della Tavola Rotonda e portare onore e salute al suo amatissimo Re Artù.

 

 

Arthur Hughes, “The Lady of Shalott” (1873)

Arthur Hughes, “The Lady of Shalott” (1873)

Lungo entrambe le rive del fiume si stendono
vasti campi di orzo e segale
che rivestono la brughiera fino a incontrare il cielo;
e attraverso i campi corre la strada
verso la turrita Camelot;
e la gente va e viene,
guardando dove i gigli sbocciano
attorno all’isola, lì sotto,
l’Isola di Shalott.

Salici impalliditi, pioppi tremuli,
lievi brezze si oscurano e fremono
nella corrente che scorre perpetua
intorno all’isola nel fiume,
fluendo verso Camelot.
Quattro mura grigie, quattro torri grigie
sovrastano un prato di fiori,
e l’isola silenziosa dimora
la Signora di Shalott.

Solo i mietitori, falciando mattinieri,
nell’orzo barbuto
odono una canzone che echeggia lietamente
dal fiume che limpido si snoda,
verso la turrita Camelot.
E sotto la luna lo stanco mietitore,
ammucchiando covoni sull’arioso altipiano,
ascoltando sussurra «È la maga»
la Signora di Shalott.

Lì intesse giorno e notte
una magica tela dai colori vivaci.
Ed aveva sentito una voce secondo cui
una maledizione l’avrebbe colpita
se avesse guardato verso Camelot.
Non sapeva quale fosse la maledizione.
E così tesseva assiduamente,
ed altre preoccupazioni non aveva,
la Signora di Shalott.

E muovendosi attraverso uno specchio limpido
appeso di fronte a lei tutto l’anno,
ombre del mondo appaiono.
Lì vede la vicina strada maestra
snodarsi verso Camelot;
ed a volte attraverso lo specchio azzurro
i Cavalieri giungono cavalcando a due a due
lei non ha alcun Cavaliere leale e fedele,
la Signora di Shalott.

Ma con la tela ancor si diletta
ad intessere le magiche immagini dello specchio,
perché spesso attraverso le notti silenti
un funerale con pennacchi e luci
e musica andava a Camelot;
o quando la luna era alta,
venivano due innamorati sposati di recente.
«Mi sto stancando delle ombre» disse
la Signora di Shalott.

A un tiro d’arco dal cornicione della sua dimora,
lui cavalcò fra i mannelli d’orzo.
Il sole giunse abbagliante fra le foglie,
e splendente sui gambali di ottone
del coraggioso Sir Lancelot.
Un cavaliere con la croce rossa perpetuamente inginocchiato
ad una dama nel suo scudo,
che scintillò sul campo giallo,
presso la remota Shalott.

La sua fronte ampia e chiara scintillò al sole;
con zoccoli bruniti il suo cavallo passava;
da sotto il suo elmo fluirono, mentre cavalcava,
i suoi riccioli neri come il carbone,
Mentre cavalcava verso Camelot.
Dalla riva e dal fiume
egli brillò nello specchio di cristallo,
“Tirra lirra” presso il fiume
cantò Sir Lancelot.

Lasciò la tela, lasciò il telaio,
fece tre passi nella stanza,
vide le ninfee in fiore,
vide l’elmo ed il pennacchio,
e guardò verso Camelot.
La tela volò via fluttuando spiegata;
lo specchio si spezzò da cima a fondo
«La maledizione mi ha colta» urlò
la Signora di Shalott.

Nel tempestoso vento dell’est che sferzava,
i boschi giallo pallido si indebolivano
l’ampio fiume nei suoi argini si lamentava.
Dal cielo basso la pioggia scrosciava
sopra la turrita Camelot;
lei discese e trovò una barca
galleggiante presso un salice,
e intorno alla prua scrisse
la Signora di Shalott.

Ed oltre la pallida estensione del fiume
come un’audace veggente in estasi,
che contempli tutta la propria mala sorte -
con una espressione vitrea
guardò verso Camelot.
E sul finir del giorno
mollò gli ormeggi, e si distese:
l’ampio fiume la portò assai lontano,
la Signora di Shalott.

Si udì un inno triste, sacro
cantato forte, cantato sommessamente
finché il suo sangue si freddò, lentamente
ed i suoi occhi furono oscurati completamente,
volti alla turrita Camelot.
Prima che, portata dalla corrente,
raggiungesse la prima casa lungo l’argine
canticchiando il proprio canto morì
la Signora di Shalott.

Sotto la torre ed il balcone
vicino il muro del giardino e la loggia
lei galleggiò, figura splendente
di un pallor mortale, tra le case alte
silente dentro Camelot.
Vennero sulla banchina
il cavaliere, il cittadino, il Signore e la Dama
e intorno alla prua lessero il suo nome
La Signora di Shalott.

Chi è? Che c’è qui?
Nel vicino palazzo illuminato
si spensero i regali applausi
e, per la paura, si segnarono
tutti i cavalieri di Camelot.
Ma Lancillotto rifletté per un po’
E disse «Ha un bel viso;
Dio nella sua misericordia le conceda la pace
la Signora di Shalott»

 

 

The Lady of Shalott di William Holman Hunt

The Lady of Shalott di William Holman Hunt

 

 

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3 marzo 2017 5 03 /03 /marzo /2017 08:47

 

Sei albero, / sei muschio, 7 sei viole sfiorate dal vento. / Una creatura / così grande / sei tu, /

e tutto questo per il mondo è pazzesco.

 

 

 

Mia madre cuoceva nel forno il mondo intero

 

Mia madre cuoceva nel forno il mondo intero per me

in dolci torte.

La mia amata riempiva la mia finestra

con uva di stelle.

E le nostalgie sono racchiuse in me come bolle d'aria

nel pane.

Esternamente sono liscio, silenzioso e chiuso e bruno.

Il mondo mi ama.

Ma i miei capelli sono tristi come i giunchi nello stagno

che va prosciugandosi.

Tutti i rari uccelli dalle belle piume

fuggono via da me.______ Yehuda Amicai 

 

 

Lavorare con la carta

 

Di ogni poesia 

puoi fare una rondine.

 

L'importante che sia piegata ad arte.

 

Proprio di ogni poesia, sai,

anche se non riuscita.

 

Poi con il pensiero vai e mettici il cielo. ______ Jurgen Theobaldy

 

 

Io sono il bianco povero, ingannato e messo da parte, / Sono il Negro che porta le cicatrici

della schiavitù. / Sono l’uomo rosso cacciato dalla sua terra, / Sono l’emigrante aggrappato

alla speranza – / Che trova solo lo stesso vecchio stupido gioco / Di cane mangia cane, del

potente che schiaccia il debole.

 

 

Semplicemente complicata

 

Sono una donna semplicemente complicata,

che guarda che osserva.

Si cerca, si perde...

Si ritrova...

Le sue fragilità

sono anche la sua forza.______ Luciana Caiffa 

 

L'assenza

 

C'è scavata nell'aria, la tua dolce

forma di donna; un vuoto

che palpita di te, come l'immoto

silenzio dopo una perduta voce.______ Diego Valeri 

 

 

Vorrei essere l'aria / che abita in te per un momento / solo uno. Vorrei passare inosservata

/ ma esserti necessaria.

 

 

 

*   *   *   *   *

 

 

Poesie in versi Poesie in versi
Poesie in versi Poesie in versi

Non è compito mio

 

Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno,

Ciascuno, Nessuno.

C'era un lavoro importante da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno

l'avrebbe fatto.

Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece.

Qualcuno si arrabbiò perchè era un lavoro di Ognuno.

Ognuno pensò che Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno capì che Ognuno

non l'avrebbe fatto.

Finì che Ognuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno

avrebbe potuto fare. ______ Charles Osgood 

 

 

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  • Etta
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

Testo Libero

Testo Libero