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27 ottobre 2015 2 27 /10 /ottobre /2015 09:15

 

 

 

Canti e Leggende

 

 

Navajo

 

 

 

 

 

Eravamo un popolo senza leggi, ma eravamo in ottimi rapporti con il grande spirito, Creatore e Signore del tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate le nostre preghiere; né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre lodi al Sole, alla Luna o al vento ci trattate da idolatri. Senza capire ci avete condannati come anime perse solo perché la nostra religione è diversa dalla vostra.

 


Capo indiano del XIX secolo.

 

 

 

 

 

"Normo Jovnna" è uno joik o yoik o juoiggus, di Terje Tretnes, un canto tradizionale Sami ispirato a un luogo o a una persona. Non significa che è dedicato a loro, ma che il cantante - lo joiker - cerca di trasferire l'essenza di tale luogo o persona nella canzone. La canzone ha in genere un testo molto ridotto se non del tutto assente, mentre la musica ricorda molto quella delle popolazioni native americane (da Wikipedia).

 

Vento soffiami addosso portami

Ancora il profumo delle praterie

Mentre attraverso questo inverno

E …Come il lupo innalzo

la mia canzone alla luna

sulle note del mio flauto…

Aspettando te Sole Nascente

Com’eri bella mia dolce squaw

Quando cavalcavi con me

Sulla mia sella di pelle di bufalo

Ti ho avuta ancora bambina

Eravamo come due pettirossi

Che cantavano sui rami….

E io mi sentivo un’aquila in volo

Quando lontano da te andavo a caccia

Noi indiani abbiamo la magia

Di fonderci con la natura

Siamo come cavalli in corsa tra le

Erbe ondeggianti della prateria

Ma adesso cade la neve e il sacro

Spirito mi sta spingendo

Sempre più a nord.

 

 

 

 

Con il cuore colmo di vita e di amore

camminerò.

Felice

seguirò la mia strada.

Felice

invocherò le nuvole cariche d’acqua.

Felice

invocherò la pioggia che placa la sete.

Felice

invocherò i germogli sulle piante.

Felice

invocherò polline in abbondanza.

Felice

invocherò una coperta di rugiada.

Voglio muovermi nella bellezza e

nell’armonia.

La bellezza e l’armonia

siano davanti a me.

La bellezza e l’armonia

siano dietro di me.

La bellezza e l’armonia

siano sotto di me.

La bellezza e l’armonia

siano sopra di me.

Che la bellezza e l’armonia siano ovunque,

sul mio cammino.

Nella bellezza e

nell’armonia tutto si compie.

 

Canto Navajo

 

 

 

 

La nostra terra è la cosa più cara che abbiamo al mondo. Gli uomini ci

portano via la terra e diventano ricchi con essa, ed è molto importante

per noi indiani conservarla.

 

 

 

 

 

Io nacqui nella prateria dove il  vento  soffiava  liberamente  e  dove non

c'era nulla a bloccare la luce  del sole. Io nacqui dove non c'erano recinti

e dove ogni cosa respirava liberamente. Io voglio morire là, e non dentro

questi muri.

 

 

Fulmine Bianco

 

 

 

LA LEGGENDA DELL'AURORA

 

Molto tempo fa c’era un paese sempre al buio. Gli abitanti decisero di affidare ad una persona veloce nella corsa il compito di rubare l’aurora ad un altro paese.

Fu inviato Ghiandaia Azzurra.
Egli si mise a correre verso est e finalmente giunse in una capanna.

Qui c’era un bambino, il quale gli disse che tutti gli abitanti erano fuggiti via.
C’erano tre ceste a terra. Chiese al bambino cosa ci fosse. Egli rispose: Nella prima cesta c’è "Prima sera"; nella seconda c’è "Appena buio" e nell’ultima c’è "Aurora".

Ghiandaia Azzurra lesto lesto afferrò l’ultima cesta e se ne scappò di corsa.
Il bambino cominciò a gridare: "Ci hanno rubato l'Aurora!".
Tutti accorsero e si misero ad inseguire Ghiandaia Azzurra, che correva verso ponente.

Lo raggiunsero presso la Grande Valle, ma prima che lo afferrassero egli aprì la cesta e la luce volò fuori. E da allora ogni mattina spunta l’aurora su tutti i paesi del mondo.

 

 

 

 

Non restare a piangere sulla mia tomba.

Non sono lì, non dormo.

Sono mille venti che soffiano.

Sono la scintilla diamante sulla neve.

Sono la luce del sole sul grano maturo.

Sono la pioggerellina d’autunno

quando ti svegli nella quiete del mattino.

Sono le stelle che brillano la notte.

Non restare a piangere sulla mia tomba.

Non sono lì, non dormo.

 

Canto Navajo

 

 

 

 

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

 

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:
- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-
- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.
La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.I lupi lo sanno…E ululano festosi alla luna piena.

 

 

 

 

C’era una volta un uomo,

si chiamava Jonathan Kowalski,

ma veniva chiamato da tutti

Jonathan degli Orsi.

Era solo un bambino quando una banda di criminali uccise i suoi genitori per rapinarli.

Rimasto solo trovò la sua casa nel folto della foresta e una tribù indiana dei Dakota lo aiutò a crescere.

I suoi amici più cari gli animali... specialmente un cucciolo... un cucciolo come lui, un piccolo orso.

Trascorsero molte lune e Jonathan ormai stanco di cercare gli assassini dei suoi genitori per vendicarsi del grande torto subito inizia una battaglia contro uno specultore razzista che cercava petrolio in una riserva indiana.

 

 

 

Jonathan chiede al grande Capo Indiano:

Dove porta questo sentiero?

Da dove siamo a dove dovremmo essere;

nessuno conosce il suo destino fino a

a quando non vede la Via...

E qual’è la Via, Piccolo Orso?

La Via?... Non c’è nessuna Via;

è il nostro cammino a crearla...

 

 

 

 

 

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  • mondodiverso
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                    

 

 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

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