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Canti e Leggende Navajo

La nostra terra è la cosa più cara che abbiamo al mondo. Gli uomini ci portano via la terra e diventano ricchi con essa, ed è molto importante per noi indiani conservarla.

 

 

Eravamo un popolo senza leggi, ma eravamo in ottimi rapporti con il grande spirito, Creatore e Signore del tutto. Ci giudicavate dei selvaggi. Non capivate le nostre preghiere; né cercavate di capirle. Quando cantiamo le nostre lodi al Sole, alla Luna o al vento ci trattate da idolatri. Senza capire ci avete condannati come anime perse solo perché la nostra religione è diversa dalla vostra.

Capo indiano del XIX secolo

 

 

Vento soffiami addosso portami
Ancora il profumo delle praterie
Mentre attraverso questo inverno
E …Come il lupo innalzo
la mia canzone alla luna
sulle note del mio flauto…
Aspettando te Sole Nascente
Com’eri bella mia dolce squaw
Quando cavalcavi con me
Sulla mia sella di pelle di bufalo
Ti ho avuta ancora bambina
Eravamo come due pettirossi
Che cantavano sui rami….
E io mi sentivo un’aquila in volo
Quando lontano da te andavo a caccia
Noi indiani abbiamo la magia
Di fonderci con la natura
Siamo come cavalli in corsa tra le
Erbe ondeggianti della prateria
Ma adesso cade la neve e il sacro
Spirito mi sta spingendo
Sempre più a nord.
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Io nacqui nella prateria dove il  vento  soffiava  liberamente  e  dove non c'era nulla a bloccare la luce  del sole. Io nacqui dove non c'erano recinti e dove ogni cosa respirava liberamente. Io voglio morire là, e non dentro questi muri.
 
FULMINE BIANCO
 
 
Con il cuore colmo di vita e di amore
camminerò.
Felice
seguirò la mia strada.
Felice
invocherò le nuvole cariche d’acqua.
Felice
invocherò la pioggia che placa la sete.
Felice
invocherò i germogli sulle piante.
Felice
invocherò polline in abbondanza.
Felice
invocherò una coperta di rugiada.
Voglio muovermi nella bellezza e
nell’armonia.
La bellezza e l’armonia
siano davanti a me.
La bellezza e l’armonia
siano dietro di me.
La bellezza e l’armonia
siano sotto di me.
La bellezza e l’armonia
siano sopra di me.
Che la bellezza e l’armonia siano ovunque,
sul mio cammino.
Nella bellezza e
nell’armonia tutto si compie.
 
CANTO NAVAJO

 

LA LEGGENDA DELLA LUNA PIENA

In una calda notte di luglio di tanto tempo fa un lupo, seduto sulla cima di un monte, ululava a più non posso.

In cielo splendeva una sottile falce di luna che ogni tanto giocava a nascondersi dietro soffici trine di nuvole, o danzava tra esse, armoniosa e lieve.
Gli ululati del lupo erano lunghi, ripetuti, disperati. In breve arrivarono fino all’argentea regina della notte che, alquanto infastidita da tutto quel baccano, gli chiese:
- Cos’hai da urlare tanto? Perché non la smetti almeno per un po’?-
- Ho perso uno dei miei figli, il lupacchiotto più piccolo della mia cucciolata. Sono disperato… aiutami! - rispose il lupo.
La luna, allora, cominciò lentamente a gonfiarsi. E si gonfio, si gonfiò, si gonfiò, fino a diventare una grossa, luminosissima palla.
- Guarda se riesci ora a ritrovare il tuo lupacchiotto - disse, dolcemente partecipe, al lupo in pena.
Il piccolo fu trovato, tremante di freddo e di paura, sull’orlo di un precipizio. Con un gran balzo il padre afferrò il figlio, lo strinse forte forte a sé e, felice ed emozionato, ma non senza aver mille e mille volte ringraziato la luna. Poi sparì tra il folto della vegetazione.
Per premiare la bontà della luna, le fate dei boschi le fecero un bellissimo regalo: ogni trenta giorni può ridiventare tonda, grossa, luminosa, e i cuccioli del mondo intero, alzando nella notte gli occhi al cielo, possono ammirarla in tutto il suo splendore.I lupi lo sanno…E ululano festosi alla luna piena.

 

 

C’era una volta un uomo,
si chiamava Jonathan Kowalski,
ma veniva chiamato da tutti
Jonathan degli Orsi.
Era solo un bambino quando una banda di criminali uccise i suoi genitori per rapinarli.
Rimasto solo trovò la sua casa nel folto della foresta e una tribù indiana dei Dakota lo aiutò a crescere.
I suoi amici più cari gli animali... specialmente un cucciolo... un cucciolo come lui, un piccolo orso.
Trascorsero molte lune e Jonathan ormai stanco di cercare gli assassini dei suoi genitori per vendicarsi del grande torto subito inizia una battaglia contro uno specultore razzista che cercava petrolio in una riserva indiana.

 

Jonathan chiede al grande Capo Indiano:
Dove porta questo sentiero?
Da dove siamo a dove dovremmo essere;
nessuno conosce il suo destino fino a
a quando non vede la Via...
E qual’è la Via, Piccolo Orso?
La Via?... Non c’è nessuna Via;
è il nostro cammino a crearla...
 
 
 
Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.
Sono mille venti che soffiano.
Sono la scintilla diamante sulla neve.
Sono la luce del sole sul grano maturo.
Sono la pioggerellina d’autunno
quando ti svegli nella quiete del mattino.
Sono le stelle che brillano la notte.
Non restare a piangere sulla mia tomba.
Non sono lì, non dormo.
 
Canto Navajo
 
 

LA LEGGENDA DELL'AURORA

Molto tempo fa c’era un paese sempre al buio. Gli abitanti decisero di affidare ad una persona veloce nella corsa il compito di rubare l’aurora ad un altro paese.

Fu inviato Ghiandaia Azzurra.
Egli si mise a correre verso est e finalmente giunse in una capanna.

Qui c’era un bambino, il quale gli disse che tutti gli abitanti erano fuggiti via.
C’erano tre ceste a terra. Chiese al bambino cosa ci fosse. Egli rispose: Nella prima cesta c’è "Prima sera"; nella seconda c’è "Appena buio" e nell’ultima c’è "Aurora".

Ghiandaia Azzurra lesto lesto afferrò l’ultima cesta e se ne scappò di corsa.
Il bambino cominciò a gridare: "Ci hanno rubato l'Aurora!".
Tutti accorsero e si misero ad inseguire Ghiandaia Azzurra, che correva verso ponente.

Lo raggiunsero presso la Grande Valle, ma prima che lo afferrassero egli aprì la cesta e la luce volò fuori. E da allora ogni mattina spunta l’aurora su tutti i paesi del mondo.

 

 

 

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