Di Etta
Emil Nolde
Notte lunare
1914, olio su tela
Fondazione R. e H. Batliner,
Vaduz
Luigi Pirandello
Ciàula scopre la luna
1912
Aveva lavorato senza pietà tutto il giorno. Non aveva mai pensato, Ciàula che si potesse
aver pietà del suo corpo, e non ci pensava neppur ora; ma sentiva che proprio, non se ne
poteva più.
Si mosse sotto il carico enorme, che richiedeva anche uno sforzo d'equilibrio. Si, ecco, sì,
poteva muoversi, almeno finchè andava in piano. Ma come sollevar quel peso, quando
sarebbe cominciata la salita?
Per fortuna, quando la salita cominciò, Ciàula fu ripreso dalla paura del buio della notte, a
cui tra poco si sarebbe affacciato.
Attraversando le gallerie, quella sera, non gli era venuto il solito verso della cornacchia,
ma un gemito raschiato, potratto. Ora, su per la scala, anche questo gemito gli venne meno,
arrestato dallo sgomento del silenzio nero che avrebbe trovato nella impalpabile vacuità di
fuori.
La scala era così erta, che Ciàula, con la testa protesa e schiacciata sotto il carico, pervenuto
all'ultima svoltata, per quanto spingesse gli occhi a guardare in su, non poteva veder la buca
che vaneggiava in alto.
Curvo, quasi toccando con la fronte lo scalino che gli stava sopra, e su la cui lubricità la
lumierina vacillante rifletteva appena un fioco lume sanguigno, egli veniva su, su, su, dal
ventre della montagna, senza piacere, anzi pauroso della liberazione. E non vedeva ancora
la buca, che lassù lassù si apriva come un occhio chiaro, d'una deliziosa chiarità d'argento.
Se ne accorse solo quando fu agli ultimi scalini. Dapprima, quantunque gli paresse strano,
pens che fossero gli estremi barlumi del giorno. Ma la chiarìa cresceva, cresceva sempre
più, come se il sole, che egli aveva pur visto tramontare, fosse rispuntato. Possibile? Restò -
appena sbucato all'aperto - sbalordito. Il carico gli cadde dalle spalle. Sollev un poco le
braccia; aprì le mani nere in quella chiarità d'argento.
Grande, placida, come in un fresco, luminoso oceano di silenzio, gli stava di faccia la Luna.
Sì, egli sapeva, sapeva che cos'era; ma come tante cose si sanno, a cui non si è data mai
importanza. E che poteva importare a Ciàula,che in cielo ci fosse la Luna? Ora, ora soltanto,
così sbucato, di notte, dal ventre della terra, egli la scopriva.Estatico, cadde a sedere sul suo
carico, davanti alla buca. Eccola, eccola, eccola là, la Luna... C'era la Luna!
La Luna! E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla
grande dolcezza che sentiva, nell'averla scoperta, là, mentr'ella saliva pel cielo, la Luna, col
suo ampio velo di luce, ignara dei monti, dei piani, delle valli che rischiarava, ignara di lui, che
pure per lei non aveva più paura, nè si sentiva più stanco, nella notte ora piena del suo
stupore.
Analisi delle affinità fra testo e immagine
La dolcezza di una notte di luna che si specchia nel mare così come ce la restituisce il pittore
espressionista, con le sue pennellate larghe e dense, di puro colore, non può colpire la nostra
immaginazione. Il nostro è lo stesso incanto di un bambino davanti a uno spettacolo naturale
che contempli per la prima volta. Ed è l'incanto provato da Ciàula, quando risale dalle tenebre
notturne della miniera di zolfo a rivedere la luce, e viene folgorato, ammaliato dalla luna, che
procede alta nel cielo, ignara degli uomini, ignara di lui e della sua povera vita. Una natura
insensibile alla pena di vivere di Ciàula? Forse sì, ma così meravigliosamente bella che egli
si scrolla di dosso ogni paura, ogni stanchezza e si lascia invadere solo dalla sua meraviglia,
proprio come il cielo si lascia invadere, senza porsi domande, dal chiarore della propria luce.
Il dipinto di Nolde (1867-1956), che nel raffigurare la luna sul mare fu probabilmente
influenzato dalle notti tropicai di luna vissute nel 1913 durante il suo viaggio nei mari del Sud,
ha una struttura limpida e colori smorzati che accentuano il senso di quiete quasi magico e
misterioso che questo notturno ispira. Ciàula deve aver subìto la stessa magia nel vedere la
luna in tutta la sua magnificenza dopo essere stato nell'inferno tenebroso della miniera.
Ciàula è il simbolo stesso del primitivo, che ignora ogni cosa e proprio per questo sa
guardare con gli occhi puliti di un bambino uno spettacolo naturale. A lui la natura parla, per
lui la luna compie un miracolo. Nolde, nel raffigurare questa luna tropicale, riesce a
esprimere l'inesprimibile, tutto quello che Ciàula sente e non sa dire.
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