Di mondodiverso
"Qui non ho visto nemmeno una farfalla.
Le farfalle non vivono nel ghetto"

Il giorno della memoria
LA FARFALLA
Pavel Friedman
L'ultima, proprio l'ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole quando cade
sopra una roccia bianca
così gialla, così gialla!
L'ultima,
volava in alto leggera,
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Fra qualche giorno
sarà già la mia settima settimana
di ghetto:
i miei mi hanno ritrovato qui
e qui mi chiamano i fiori di ruta
e il bianco candeliere del castagno
nel cortile.
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell'altra volta fu l'ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
7.1.1921 - 29.9.1944
"La farfalla" è una poesia di Pavel Freedman, uno dei bambini rinchiusi nel campo di Terezin, poi mandato ad Auschwitz dove ha trovato la morte. Il ricordo dell'ultima farfalla vista fuori dal ghetto, simboleggia la libertà che non ha avuto.
Fra i prigionieri del ghetto di Terezìn vi furono all'incirca 15.000 bambini.
La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz.
Disegni di Margit Koretzovà ex prigioniera bambina del ghetto nazista di Terezin, città-fortezza cecoslovacca che divenne, tra il 1942 e il 1944, il "ghetto dell'infanzia". La comunità ebraica di Theresienstadt si assicurò che tutti i bambini deportati potessero continuare il loro percorso educativo.
L’insegnante d’arte Friedl Dicker-Brandeis nel ghetto creò una classe di disegno per bambini: il risultato di questa attività furono oltre quattromila disegni che Dicker-Brandeis nascose in due valigie prima di essere deportata ad Auschwitz. Questa collezione riuscì a scampare alle ispezioni naziste e venne riscoperta al termine del conflitto, dopo oltre dieci anni. Molti di questi disegni possono oggi essere ammirati al Museo ebraico di Praga dove la sezione archivio dell’Olocausto è responsabile dell’amministrazione della collezione di Terezín.
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