Di Etta
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Sharbat Gula, 12 anni - 1985
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"Ho imparato a essere impaziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano
la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te."
Steve McCurry, fotografo
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Nel 1984 Steve McCurry scattò questa fotografia nel campo profughi di Nasir
Bagh, vicino alla città di Peshawar, (in Pakistan). Inviato lì dal National Geographic
per documentare la situazione dei profughi afgani dopo l'invasione sovietica, il
reporter incontrò per caso la ragazzina, dodicenne, dagli occhi verdi, in una scuola
improvvisata all'interno del campo. L'espressione del suo viso e del suo sguardo
così penetrante e quasi ipnotico catturarono l'occhio e l'animo artistico del fotografo
che realizzò lo scatto.
Il viso di Sharbat Gula diventò subito famoso e fece il giro del mondo sulle copertine
di National Geografic e di altre note riviste: persino Amnesty International l'utilizzò
nelle sue campagne pubblicitarie.
Il ritratto di questa giovane divenne subito il simbolo del conflitto afgano degli anni
ottanta e della situazione dei rifugiati in tutto il mondo.
Steve McCurry stesso affermò che da quel momento innumerevoli furono le
richieste di poter conoscere, aiutare o addirittura sposare quella bambina. " Credo
sia la foto più importante della mia vita: la cosa più bella fu che grazie a quella foto,
la ragazza ricevette aiuto per poter sopravvivere."
Non furono la fame e la povertà le motivazioni degli aiuti; credo che sia
unicamente la poesia il motivo che spinse tante persone a chiedere di lei e a
rendere famoso il volto della ragazza.
La sua immagine è stata spesso accostata alla Monnalisa di Leonardo da Vinci, al
punto di venire spesso soprannominata, appunto, “la Monnalisa afgana”.
A distanza di 17 anni, nel 2002, il fotografo Mc Curry ed un team del National
Geographic ritrovò la donna, ormai più grande e più matura e nuovamente
l'immortalò con tutti i segni delle guerre, delle invasioni e difficoltà, ma con gli
stessi occhi forti e coraggiosi.

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