Di mondodiverso
LA RICERCA DELLA PROPRIA IDENTITA'
MIO PADRE MI HA FATTO PER META' FABER
Michel Faber
Mio padre mi ha fatto per metà. Esattamente per metà, diceva mia
madre. Non specificava quale metà e io per un certo periodo di tempo
ho immaginato la testa, braccia e petto fossero opera di mio padre il
quale essendo l'artista, si era divertito ad accogliere la sfida di
disegnarmi i tratti del viso, specialmente gli occhi, che a me sembravano
strumenti miracolosi. Quanto a mia madre, immaginavo si fosse assunta
la resonsabilità della parte inferiore del tronco.
Il mio malinteso sulla produzione dei bambini poteva diventare una di
quelle sciocche convinzioni che, sfumata l'ultima occasione di eliminarle,
si stabiliscono nel cervello e lì rimangono. Ma non era quello il destino.
Vedete, io e mia madre avevamo molta confidenza. Ogni giorno
facevamo lunghe chiaccherate, su qualsiasi argomento. Probabilmente
avrò accennato alla metà di me fatta da mio padre, avanzando magari
qualche ipotesi sull'autore dell'ombellico; perchè ricordo che lei mi fece
una lezione di rettifica sugli "ingredienti".
Ogni essere umano è una miscela di ingredienti, come una minestra, mi
disse. Metà sono forniti dalla madre e l'altra metà dal padre. Dopodichè
vengono mischiati tutti insieme e, una volta cotti, ne risulta un bambino:
io, in questo caso.
Sinceramente preferivo la versione errata della storia. Non mi piaceva
pensare a me stesso come a un sacco di spezzatino, un involucro di pelle
chiara con dentro tutto un rimescolìo di roba scura e appiccicosa. Era
vergognoso, oltre che preoccupante. Ero un bambino avventuroso, che
aveva trascorso i primi anni della sua vita nelle regioni selvatiche della
Australia a camminare a quattro zampe sui terreni pietrosi, a cadere dai
tronchi dell'albero, a rotolarsi nella terra e, in generale, a godere di un
atteggiamento familiare molto permissivo. Sapevo tutto di graffi e lividi,
ma l'idea che una ferita accidentale potesse provocare la fuoriuscita di
tutto il mio contenuto era tutt'altra faccenda.
La notizia dei miei ingredienti da minestra si andava ad aggiungere alle
tante ingeremze in quella che era stata, fino a quel momento, una vita
serena e tutta concentrata sui giochi. Forse era giunto per me il
momento di imparare che, invece di essere fuori dalla Storia, ne ero
parte integrante.
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