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Oriana Fallaci e Alekos Panagulis

Nelle pagine dedicate al compagno Alekos Panagulis, Oriana Fallaci scriveva:
“[…] negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie. E forse è vero che quasi mai un amore ha per oggetto un corpo, spesso si sceglie una persona per la malìa inesplicabile con la quale essa ci investe, o per ciò che essa rappresenta ai nostri occhi, alle nostre convinzioni, alla nostra morale."

 

 
Il legame  tra Oriana Fallaci e Alekos Panagulis  (1973-1976)  non  è  stata  solo una storia d'amore, ma un incontro tra due solitudini eroiche e feroci che ha segnato la storia del Novecento.

Si incontrarono il giorno in cui Alekos fu liberato dalle carceri greche, dopo anni di torture per aver tentato di uccidere il dittatore Papadopoulos. Oriana andò per intervistarlo, ma trovò un uomo che incarnava tutte le sue "convinzioni e la sua morale". Non fu un colpo di fulmine estetico, ma un riconoscimento di assenze.  

Il loro amore era tempestoso. Panagulis era un uomo difficile, segnato dalla prigionia e ossessionato dalla lotta politica; la Fallaci era una donna orgogliosa e indipendente. Eppure, ciò che li teneva uniti era la stima reciproca. Lei vedeva in lui il poeta-eroe (Alekos scriveva versi sui muri della cella col proprio sangue), lui vedeva in lei l'unica voce capace di raccontare la verità al mondo.

Quando Panagulis morì nel 1976 in un misterioso incidente stradale ad Atene, Oriana decise di dedicargli il resto della sua vita letteraria. Scrisse Un uomo, un libro che è un atto di "sottrazione": toglie il fango delle calunnie per lasciare solo l'infinito del suo sacrificio. In quell'opera, Oriana dimostra che il corpo scompare, ma l'anima e i sogni restano come un'impronta nel silenzio.

UN UOMO

Forse non ero innamorata di te, o non volevo esserlo, forse non ero gelosa di te, o non volevo esserlo, forse m’ero detta un mucchio di verità e menzogne ma una cosa era certa: ti amavo come non avevo mai amato una creatura al mondo, come non avrei mai amato nessuno. Una volta avevo scritto che l’amore non esiste e se esiste è un imbroglio: che significa amare?…Ti amavo, perdio. Ti amavo al punto di non poter sopportare l’idea di ferirti, pur essendo ferita, di tradirti pur essendo tradita, e amandoti amavo i tuoi difetti, le tue colpe, i tuoi errori, le tue bugie, le tue bruttezze, le tue miserie, le tue volgarità, le tue contraddizioni, il tuo corpo con le sue spalle troppo tonde, le sue braccia troppo corte, le sue mani troppo tozze, le sue unghie strappate. […] E forse il tuo carattere non mi piaceva, né il tuo modo di comportarti, però ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la vita senza di te. […] E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni. […]
Ma un amore simile non era neanche una malattia, era un cancro! Un cancro. Come un cancro che a poco a poco invade gli organi col suo moltiplicarsi di cellule, il suo plasma vischioso di male, e più cresce più divieni cosciente del fatto che nessuna medicina può arrestarlo, nessun intervento chirurgico può asportarlo, forse sarebbe stato possibile quand’era un granellino di sabbia, un chicco di riso, una voce che grida egò s’agapò, un amplesso mentre il vento fruscia tra i rami d’olivo, ora invece non è possibile perché ti ruba ogni organo, ogni tessuto, ti divora al punto che non sei più te stessa.[…]…così il cancro aveva proseguito il suo corso per dimostrarmi che amare significa soffrire, che l’unico modo per non soffrire è non amare, che nei casi in cui non puoi fare a meno di amare sei destinato a soccombere. In altre parole il mio problema era insolubile, la mia sopravvivenza impossibile, e la fuga non serviva a nulla….

Brano tratto da “Un Uomo” di  Oriana Fallaci

 

LA GELOSIA DI ORIANA

La fuga di Oriana da quell'hotel non fu un atto di debolezza, ma il grido di un'anima che nel dolore cercava una traccia di verità. La sua gelosia era il rovescio della medaglia di una stima assoluta: il timore che il superfluo del mondo potesse inquinare l'eterno che lei aveva trovato in quell'Uomo. In quella corsa disperata c'è tutto il coraggio di chi preferisce perdersi piuttosto che vivere un legame diventato opaco.

"Lei lo teneva chiuso nella sua stanza dell’albergo romano e non voleva che avesse contatti con l’esterno. Non voleva che lui vedesse amici e parlasse in una lingua non veicolare, per lei difficile da comprendere, come il greco moderno. Alekos voleva vedermi e, una sera, attorcigliò le lenzuola e si calò dalla stanza dell’hotel per parlarmi: davvero incredibile!"

(Intervista di Antonio Ferrari a Vassilis Vassilikos sul Corriere del 16 settembre 2006)

 
 
Oriana e Alekos restano l'impronta di un amore vero: due verità che si sono riconosciute nel buio per non perdersi mai nel superfluo del mondo.
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