Di mondodiverso
Golan Haji

Golan Haji (1977) è un poeta e scrittore siriano in esilio a Parigi.
"I passeggeri del minibus comprarono la morte al mattino per dieci lire. L’armadio seppellì chi dormiva, e i vetri lacerarono le tende e colpirono le nuche come ghigliottine una pozza di sangue restava muta sull’asfalto, su di essa aleggiava tanto rumore. Poi vennero. Cancellarono i loro appuntamenti. Si pulirono i denti per gettare i rimasugli dei nostri cuori alle formiche. E gridarono: 'Nessuno è accusato! Sono tutti condannati'. "

Scrigno di dolore
Ti sostengo,
seppure debole come te, io ti sostengo.
Non come una mano che sorregge il mento di un saggio,
né come un invalido che aiuta gli invalidi,
né come un bastone che un cieco
infila nelle foglie cadute sul marciapiede,
né una palla su cui i pagliacci stanno in equilibrio
come se fosse un unico pianeta
a ruzzolare su questo folle pianeta.
Io, che sono lontano,
ti sostengo nella solitudine,
come un dito che va sulla gota di una vedova,
vibrando come una freccia appena scoccata,
mentre gli brilla sulla punta un cristallo di sale
che risale all’occhio che l’aveva versato
inondato di ombre e ali.
Golan Haji

Attraverso le poesie di Golan Haji si legge l'orrore, la disperazione, le violenze, le paure e il sudario di silenzio che tutto ricopre il conflitto siriano. La guerra è per il poeta un colpo contundente che colpisce e ferisce la sua terra d’origine, ma la sua lingua è magica, lenisce le ferite e cammina, viene verso di noi e ci tocca intimamente.
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