Di mondodiverso

"La guardai, la guardai, ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare.
Di lei restava soltanto l'eco di foglie morte, della ninfetta che avevo conosciuto, ma io l'amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza, alla sola vista del suo caro viso!"

"Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta..
Era Lo, semplicemente Lo al mattino, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita."
Petalo strappato prima del tempo,
chiuso tra le pagine di un verbo crudele.
Per lui sei musica, rima e tormento,
per il mondo, un’infanzia tradita dal miele.
L’inchiostro ti eleva, la realtà ti consuma:
ninfa di carta, bambina di fumo.
Lolita" di Vladimir Nabokov, pubblicato nel 1955, è un controverso capolavoro del Novecento, noto per la sua prosa ipnotica e la complessa narrazione in prima persona di Humbert Humbert. Il romanzo esplora l'ossessione del protagonista per la dodicenne Dolores Haze, affrontando temi come la pedofilia, lo scontro culturale tra Europa e America e la manipolazione della realtà attraverso il linguaggio. Attraverso la voce inaffidabile di Humbert, il libro analizza tragicamente la perdita dell'innocenza e trasforma la vittima, Dolores, in un'icona culturale spesso fraintesa.
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