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LA SIGNORINA FELICITA

ovvero FELICITA'

 

(…) Tu m’hai amato. Nei begli occhi fermi

luceva una blandizie femminina;

tu civettavi con sottili schermi,

tu volevi piacermi, Signorina

e più d’ogni conquista cittadina

mi lusingò quel tuo voler piacermi.


Unire la mia sorte alla tua sorte

per sempre, nella casa centenaria!

Ah! Con te, forse, piccola consorte

vivace, trasparente come l’aria,

rinnegherei la fede letteraria

che fa la vita simile alla morte…


Oh! Questa vita sterile, di sogno!

Meglio la vita ruvida concreta

del buon mercante inteso alla moneta,

meglio andare sferzati dal bisogno,

ma vivere di vita! Io mi vergogno,

sì, mi vergogno d’essere un poeta!


Tu non fai versi. Tagli le camicie

per tuo padre. Hai fatto la seconda

classe, t’han detto che la terra è tonda,

ma non ci credi… E non mediti Nietzsche…

mi piaci. Mi faresti più felice

d’un intellettuale gemebonda…

 

Tu ignori questo male che s’apprende

in noi. Tu vivi i tuoi giorni modesti,

tutta beata nelle tue faccende.

Mi piaci. Penso che leggendo questi

miei versi tuoi, non mi comprenderesti,

ed a me piace chi non mi comprende.


Ed io non voglio più essere io!

Non più l’esteta gelido, il sofista,

ma vivere nel tuo borgo natio

ma vivere alla piccola conquista

mercanteggiando placido, in oblio

come tuo padre, come il farmacista…


Ed io non voglio più essere io!

(…)

 

Guido Gozzano

 

 

 

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