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CALIGOLA

 

 

„Ho conosciuto un uomo che ha dato vent'anni della propria vita ad una sventata, le ha sacrificato tutto, amicizie, lavoro, il decoro della propria vita, e una sera ammise di non averla mai amata. Si annoiava, ecco tutto, si annoiava come la maggior parte della gente.“

 

Albert Camus

 

 

 

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CALIGOLA

 

Albert Camus

 

 

CALIGOLA - Elicone!
ELICONE - Che c'è?
CALIGOLA - (Con voce seria e stanca) Voglio la luna.
ELICONE - La luna? Per farne che?
CALIGOLA - È una cosa che non ho.
ELICONE - Bene. Cercherò di procurarmela.
CALIGOLA (infantile) Come vedi, non chiedo mica l’impossibile.
ELICONE - Certo. Farò del mio meglio. Ma prima devo dirti qualcosa d'importante.
CALIGOLA (senza ascoltarlo) Tieni presente che l’ho già avuta.
ELICONE - Chi?
CALIGOLA - La luna.
ELICONE - Sì, certo. Ma lo sai che c'è una congiura per ucciderti?
CALIGOLA - Io l'ho avuta completamente. Soltanto due tre volte, è vero. Ma insomma sì, l'ho avuta. [...] Era una bella notte d'agosto. Lei ha fatto un po' di storie. Io ero già a letto. All'inizio era tutta insanguinata sull'orizzonte. Poi ha cominciato a salire, sempre più leggera, con rapidità crescente. Più saliva, più diventava chiara. Infine è diventata come un lago d'acqua lattiginosa nel centro della notte animata dal fremito delle stelle. Allora, nel caldo, è venuta da me, dolce leggera nuda. Ha superato la soglia della camera e con maestosa lentezza si è spinta fino al mio letto, ci è scivolata dentro e mi ha inondato di sorrisi e bagliore. Perciò vedi, Elicone, posso dire senza esagerare che l'ho avuta.

 

 

Caligola, è una tragedia teatrale di Albert Camus. Il filosofo francese lavorò a questo testo nel corso di vent’anni – dal 1937 fino alla versione “definitiva” pubblicata nel 1958. L'opera è incentrata intorno alle vicende dell'imperatore romano Caligola e intorno al suo esercizio del potere, che lo rende una figura pensabile attraverso il concetto nietzschiano di superuomo in un’accezione, tuttavia, assurda. L'imperatore Caligola, in seguito alla morte della sorella ed amante Drusilla, scintilla scatenante della vicenda, perde il controllo di sé e inizia a comportarsi da vero e proprio despota, da pazzo, come lo definiranno alcuni. Il dolore della perdita si trasforma per l'imperatore in furia ceca che rigetta su chiunque osi contraddirlo e arriva anche a tormentare sudditi e servitori con richieste assurde.

Il testo dell'opera è vivo e doloroso nel quale - amore, disperazione e potere si sovrappongono in una violenta armonia.

 

 

 

 

 

 

 

 

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