Di mondodiverso
La Poesia migrante
di
Antonio Nazzaro
L’emigrante lo riconosci
perché anche sotto il sole del mezzogiorno
disegna
due ombre.

Sono un emigrante
figlio di emigranti
non ho razza né terra
ma solo un cielo di stelle
la mia lingua é una nuvola
che insegue il vento
muoio e rinasco al toccare terra
sono pioggia d’africa e d’america
a germogliare i fiori del mondo.
Antonio Nazzaro

l silenzio
di tante lingue.
Lo sguardo
di tanti orizzonti.
La solitudine
di ogni terra.
Masticare polvere e acqua.
L’essere emigrante
non ha fine.
Antonio Nazzaro

Siediti qui a guardare la città che non ha fine
eppure si può toccare ogni muro
ogni asfalto.
Sanno raccontare storie di odore di benzina e neon
che frantumano notti e cuori.
Ma tu, tu siediti qui
le luci non colpiranno gli occhi
e le stelle sembreranno sorridere su questo delirio che
corre sui marciapiedi
e la signora così grassa che occupa la porta della metro
non chiuderà lo sguardo.
Ma tu, tu siediti qui
le auto e le moto ti sfioreranno in questa danza d’asfalto
e pedoni equilibristi
e semafori che hanno occhi spenti e guardano triste.
Ma tu, tu siediti qui
la nebbia del fumo non coprirà questo sogno di angoli
che non sai mai cosa nascondono
sui precipizi di cavalcavia che scavalcano la notte
come onde.
Ma tu, tu siediti qui
e raccontami il tuo nome.
Antonio Nazzaro

Ho mani d’emigrante
tagliate ferite macchiate
da lingue e vite non mie.
Da dove vengo
non lo so.
Ricordo una madre e un padre
ma non hanno radici.
Mi sgretolo sotto la pioggia e il sole
e non avrò riparo.
Ostinatamente avanzo
verso la terra nera e muta
che coprirà un nome
perduto.
Antonio Nazzaro
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