Di mondodiverso

Anton Cechov “La mia vita" - Racconto di un provinciale.
LA MIA VITA
Anton Cechov
Dietro la grande casa c’era il vecchio giardino già ritornato selvaggio, soffocato da erbacce ed arbusti. Peonie e papaveri, vestigia di vecchie aiuole, drizzavano al di sopra dell’erba le le teste bianche e scarlatte; lungo i sentieri, stendendosi ed intricandosi l’uno con l’altro, crescevano dei giovani aceri e olmi, già smozzicati dalle mucche. S’era formata una vera boscaglia e il giardino pareva impenetrabile, ma soltanto vicino alla casa dove, coetanei ad essa, crescevano pioppi, pini e antichi tigli piantati nei vecchi viali.
Al di là , il giardino era stato pulito per falciarvi l’erba. Più ci si allontanava e più c’era spazio; e ciliegi, susini, meli e peri……
Il giardino sempre più diradandosi, si trasformava poi in un vero prato, scendendo verso il fiume coperto di canne verdi e di salici piangenti. Vicino alla diga del mulino c’era una gora profonda e pescosa: Il piccolo mulino dal tetto di paglia girava furiosamnete; le rane gracidavano a squarciagola. Sull’acqua , liscia come uno specchio, si formavano a volta dei cerchi; le ninfee, urtate da qualche pesciolino, rabbrividivano dolcemente. La gora turchina e calma attirava……… promettendo frescura e riposo.
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