Di mondodiverso
Il vero genio della fotografia è colui che attraverso le immagini riesce a raccontare una storia, trasportandoci in un mondo lontano, talmente lontano a volte da sembrare irraggiungibile.
(Saint Louis 1903 – New Haven 1975) è stato un fotografo e fotogiornalista americano, conosciuto prevalentemente per avere documentato la Grande Depressione degli anni trenta in una serie di fotografie che denunciano la condizione umana in quel periodo.
Evans, divenne così uno dei testimoni di quel decennio terribile in cui tanta parte degli americani si ritrovò nella miseria più nera. Girando per gli stati del sud, immortalò intere famiglie in posa nelle loro case, e in questi scatti si vedono persone abbrutite dalla povertà: sono tutti lerci, vestiti di stracci, molti senza scarpe, costretti a vivere in veri e propri tuguri.


Un altro soggetto che Evans affrontò con profonda dedizione furono le architetture contadine ed industriali. Attraverso la lettura di queste ultime riuscì a trasmettere al mondo le abitudini e le esistenze di famiglie e lavoratori in relazione con la crisi economica e con le politiche del Paese.


Ugualmente struggenti le foto che ci mostrano gente che lavora, come quell’operaio con in spalla due vanghe e il viso annerito dal carbone. E poi ci sono le strade, le case, che contestualizzano questa umanità dolente. E’ come esserci stati in quegli anni, in quei posti dimenticati da Dio.

Eppure, lo stile di Evans è distaccato, oggettivo. Ci mostra la realtà per quella che è, senza trucchi. Chi guarda i suoi scatti ha tempo di osservare tutti i particolari, di cogliere il messaggio che contengono, senza bisogno di essere condotto per mano.
In quegli stessi anni, Walker Evans ebbe anche l’opportunità di recarsi a Cuba, dove era scoppiata una vera guerra civile. Era il 1933, e la popolazione era insorta contro il presidente-tiranno Gerardo Machado, che alla fine fu costretto ad andarsene in esilio. Vittoria effimera, perché nello stesso anno il potere venne preso con la forza dai militari, capeggiati da Fulgencio Batista, che divenne il dominus dell’isola caraibica per un quarto di secolo, fino a quando un’altra rivoluzione, quella di Fidel Castro, costrinse anche lui all’esilio.
Dopo queste esperienze, Evans sperimentò un altro modo per raccontare la realtà che vedeva. Cominciò infatti a girare per la metropolitana di New York con una piccola reflex nascosta sotto il cappotto e fotografò i passeggeri ignari.


Tra i suoi lavori più famosi ricordiamo Let Us Now Praise Famous Men e Many are called, una serie di scatti “rubati” ai passeggeri della metropolitana di New York, pubblicati a venticinque anni di distanza.
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