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LE OSTERIE
 
 
 
Alda Merini
 
 
 
A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell'eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l'acre vapore del vino
indenne,
meglio l'ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l'indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d'oro.
 

 

 

 

Alda Merini in questa bellissima poesia esalta il fascino delle vecchie e decadenti osterie dei Navigli di Milano. La poetessa, così tanto affezionata a questi Navigli, il cui scorrere lento è stato un fedele compagno della sua creazione poetica. Qui è nata e qui ha vissuto gran parte della sua piena e non facile esistenza. Il suo legame con la città che ha onorato e amato fino all'ultimo come ebbe modo di dichiarare in diverse interviste e di esprimere in questa frase:

"È bellissimo tornare a Milano, di notte. Si potrebbe lasciarla per sempre solo per andare in Paradiso. Ma forse desidererei, anche da lì, la mia casa.”

 

 

 

 

Milano benedetta
Donna altera e sanguigna
con due mammelle amorose
pronte a sfamare i popoli del mondo.

 

 

 

 

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Lavandaie avvizzite
sul corpo del Naviglio
con un cilicio stretto
stretto intorno alla vita,
lavandaie violente
come le vostre carni,
donne di grande fede
sopravvissute al lutto
della bomba di Hiroshima…
Lavandaie corrotte
dall’odore del vino,
ossequiose e prudenti
fortissime nell’amore
che sbattete indumenti
come sbattete il cuore.

 

 

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