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Poesie

 L'AMORE DI KARIN BOYE

 

L'ATTIMO

Nessun cielo di una notte d’estate senza respiro
giunge così profondo nell’eternità,
nessun lago, quando le nebbie si diradano,
riflette una calma simile
come l’attimo –

quando i confini della solitudine si cancellano
e gli occhi diventano trasparenti
e le voci diventano semplici come venti
e niente c’è più da nascondere.
Come posso ora aver paura?
Io non ti perderò mai.

 

COME POSSO DIRE

Come posso dire se la tua voce è bella.
So soltanto che mi penetra
e che mi fa tremare come foglia
e mi lacera e mi dirompe.
Cosa so della tua pelle e delle tue membra.
Mi scuote soltanto che sono tue,
così che per me non c’è sonno nè riposo,
finchè non saranno mie.
 
 
CERTO CHE FA MALE
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono.
Perché dovrebbe altrimenti esitare la primavera?
Perché tutta la nostra bruciante nostalgia
dovrebbe rimanere avvinta nel gelido pallore amaro?
Involucro fu il bocciolo, tutto l’inverno.
Cosa di nuovo ora consuma e spinge?
Certo che fa male, quando i boccioli si rompono,
male a ciò che cresce
male a ciò che racchiude.

Certo che è difficile quando le gocce cadono.
Tremano d’inquietudine pesanti, stanno sospese
si aggrappano al piccolo ramo, si gonfiano, scivolano
il peso le trascina e provano ad aggrapparsi.
Difficile essere incerti, timorosi e divisi,
difficile sentire il profondo che trae, che chiama
e lì restare ancora e tremare soltanto
difficile voler stare
e volere cadere.

Allora, quando più niente aiuta
si rompono esultando i boccioli dell’albero,
allora, quando il timore non più trattiene,
cadono scintillando le gocce dal piccolo ramo,
dimenticano la vecchia paura del nuovo
dimenticano l’apprensione del viaggio –
conoscono in un attimo la più grande serenità
riposano in quella fiducia
che crea il mondo.
 
 
La poesia di Karin Boye esplora temi profondi come la crescita dolorosa, il conflitto tra dovere e desiderio e la ricerca di libertà, utilizzando un linguaggio semplice e immagini naturali. I versi riflettono l'inquietudine umana, focalizzandosi sul dolore della crescita e la lotta interiore per l'autenticità.
 
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L’amore di Karina Boye è un amore tormentato, di quelli che entrano lentamente nelle vene, attraverso i pori del corpo, che fanno sudare e feriscono. È quell’amore che non fa dormire la notte, che non conosce sonno o riposo, è quella fame feroce che si placa solo se si viene ricongiunti all’oggetto del desiderio.

 

 

 

 

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