Di mondodiverso

AL RISTORANTE
Aleksandr Blok
Non mi scorderò mai (sia stata o non sia stata
quella sera): dall'incendio del crepuscolo
combusto e dilatato il cielo pallido,
e sul giallo crepuscolo i lampioni.
sedevo alla finestra nella sala gremita.
Chissà dove gli archetti cantavano d'amore.
Io ti mandai una nera rosa in un boccale
di Ai dorato come il cielo.
Mi guardasti. Ed io accolsi turbato e insolente
lo sguardo altezzoso e ti feci un inchino.
Volgendoti al tuo cavaliere, con intenzionale durezza
tu dicesti: "Anche quello è innamorato".
E subito in risposta le corde attaccarono
gli archetti intonarono un canto frenetico...
Ma tu mi eri vicina con tutto il tuo disprezzo giovanile,
col tremito della mano appena percettibile...
Ti lanciasti col moto di un uccello spaurito,
passando leggera come il mio sogno...
Soffiarono i profumi, si assopirono le ciglia,
cominciò a bisbigliare smaniosa la seta.
Ma dal fondo di specchi tu mi gettavi sguardi
e nel gettarli gridavi: " Afferra!..."
E il monile tinniva, ballava la zingara,
urlando al crepuscolo canti d'amore.

Accarezzando
un ricordo.
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