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Gio Evan

Capita a volte
che ti penso sempre.
 
Come è bella
la voce
di chi ti chiama
per dirti
niente,
ti stavo pensando.
 
Ammetto
di avere sbagliato spesso
ma trovo inammissibile
non riprovarci ancora.
 
Forse anche
mancarsi da morire
è fare l'amore.
 
Una parte di me
lo credeva davvero,
ci sperava forte
l'altra parte invece
già ti conosceva,
già soffriva.
 
Ti terrei con me
solo un giorno,
se solo il giorno
trovasse il coraggio
di non finire mai.
 
Per qualsiasi
nostalgia
chiamami.
 
Tutte le volte
che sono felice
mi accorgo che sei tu
il mio
tutte le volte.
 
 

ll mio primo attacco di panico fu alle scuole medie. La domanda del panico è per tutti sempre la stessa: “Che lavoro vuoi fare da grande?”. Andai da nonno che lui faceva il marinaio e sicuro aveva visto un sacco di mari un sacco di uomini un sacco di amori lasciati al porto e gli dissi: “Ma come si fa a sapere cosa si vuol fare da grandi?” e nonno mi disse: “Guarda che è facile, Vuoi fare il marinaio come me? Ti deve piacere l’odore del pesce. Vuoi fare il cuoco? Inizia a cucinare e vedi se ti piace. Vuoi fare il meccanico? Inizia a smontare e rimontare le tue macchinine. Vuoi fare il sarto? Piglia ago e filo e ripara tutto. Vuoi fare il poeta? Ti devi innamorare sempre.”

Gio Evan, classe 1988, in rete è un fenomeno. Per le strade pure. Le sue micropoesie vengono citate, condivise, scritte sui muri, appese sugli alberi. Con oltre 100mila Mi piace su Facebook.

 
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