Di mondodiverso
Grandiosa poesia letta verso i 2000 metri di altezza, dove non giungeva nessun suono di voce umana, ove moriva ogni ricordo della vita cittadina.
MATTINO
Antonia Pozzi
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Lago di San Pancrazio, Merano. (Alto Adige)
In riva al lago azzurro della vita
son corpi le nuvole bianche
dei figli carnosi del sole:
già l’ombra è alle spalle, catena
di monti sommersi.
E a noi petali freschi di rosa
infioran la mensa e son boschi
interi e verdi di castani smossi
nel vento delle chiome:
odi giunger gli uccelli?
Essi non hanno paura
dei nostri volti e delle nostre vesti
perché come polpa di frutto
siamo nati dall’umida terra.
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La montagna era parte della vita di Antonia. L’amore per la poesia e per la montagna non hanno purtroppo salvato dalla morte il corpo di questa giovane sofferente e tanto tormentata, ma hanno certamente permesso alla sua anima di sentirsi parte di una natura, di una terra che dopo averla generata l’ha riaccolta nell’ultimo ed estremo atto.
Oggi, come aveva espresso nell’ultima volontà affidata ad una lettera indirizzata ai genitori, Antonia riposa a Pasturo sotto un masso della Grigna, fra i cespi di rododendro: "Mi ritroverete in tutti i fossi che ho tanto amato. E non piangete, perché ora io sono in pace".
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