Di mondodiverso
LETTERATURA RUSSA
Vladislav Felicianovič Chodasevič
il poeta del candore e della tragedia
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Insonne vago per la terra fra voi,
invisibile brucio in fuoco leggero,
con le parole più dolci vi narrerò
tutto quello che ho già preso a sognare.
PER LA VIA DEL GRANO
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Va il seminatore per i solchi regolari.
Dell’avo e del padre segue la stessa via.
Brilla d’oro nel suo palmo il chicco di grano
nella terra nera destinato a cadere.
E là dove cieco il verme si apre il cammino,
in un tempo segreto morrà per germogliare.
Così va la mia anima per la via del grano:
scesa nel buio morrà – per rivivere ancora.
Tu pure, mia terra, e tu con lei, suo popolo,
traversando questo anno morrete a nuova vita, –
poiché una sola saggezza ci fu data:
tutto il vivente vada per la via del grano.
LA PASSEGGIATA
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È bello che al mondo
ci siano magiche notti,
il ritmico scricchiolio dei pini,
l’aroma di comino e camomilla
e la luna.
È bello che al mondo
ci siano ancora bizzarrie del cuore,
che la principessa, pur senza amare,
conceda un bacio impresso
sulle labbra.
È bello che in forma di ali
sullo stradello d’argento,
si sciolga in ombra lieve,
e oscillando si afflosci,
un nastro nero.
È bello sorridendo pensare
che la principessa (pur senza amare!)
non dimentichi la notte di luna,
né i baci, e me neppure, –
ora né mai!
IL FONOGRAFO
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Dormiva il piccino, mentre il fonografo
Sbraitava incessante la Traviata.
Con quell’urlìo qual sonno soporifero
E’ entrato nella sua mente separata?
D’un tratto la madre solleva la membrana –
Il sonno è fuggito, il bimbo s’è svegliato,
Egli lancia un grido. Dalla sua buia tana
Tutto il silenzio in lui s’è riversato…
Oh, le nostre povere anime non straziare
Col tuo silenzio così terrificante!
Noi ti supplichiamo – il sonno non cessare
Per la notte eternale, troppo stellante.
Vladislav Felicianovič Chodasevič nacque a Mosca nel 1886. Subì l’influsso del Simbolismo, ma professò sempre un profondo culto per i classici ottocenteschi. Protagonista della grande stagione della letteratura russa di inizio Novecento, lasciò la Russia in seguito alla Rivoluzione d’Ottobre insieme alla moglie Nina Berberova. Figura centrale nei circoli dell’emigrazione, dopo essere vissuto in Boemia e a Berlino si trasferì a Parigi, dove morì nel 1939.
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