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GLI ELEFANTI

 

 

 

 

  Leconte de Lisle

 

 

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La sabbia rossa è un mare illimitato,
che muto avvampa e nel suo letto giace:
ondulazione immobile, distesa sino ai cùprei
vapori all’orizzonte, dove abita l’uomo.

Non c’è segno di vita. Leoni sazi dormono
dentro un profondo antro distante cento leghe;
e le giraffe sono intente a bere
laggiù, in azzurre fonti, sotto palme
da dattero, pur note alle pantere.

Non passa uccello a fendere con l’ali
la densa aria dove si diffondono
luce e calore immensi. Qualche boa,
scottato mentre dorme, spesso torce
il dorso dalle squame rilucenti.

Così brucia lo spazio infuocato sotto i lucidi cieli.
Ma, mentre nella triste solitudine,
tutto è immerso nel sonno, i rugosi elefanti,
lenti e rudi avanzando attraverso il deserto,
fanno ritorno al luogo dove nacquero.

Da un punto all’orizzonte, simili a masse scure,
sollevando la sabbia, essi compaiono;
dal percorso più dritto non devìano
e sotto i loro piedi ampi e sicuri,
vedi franar le dune in lontananza.

Li guida un vecchio capo, dal corpo screpolato
come un tronco che il tempo abbia corroso;
come roccia ha la testa, e l’arco della schiena
gli s’incurva del tutto al più piccolo sforzo.

Senza che mai rallenti oppure affretti il passo,
sicuro di raggiungere la mèta,
esso guida i compagni impolverati;
e dietro a sé scavando una profonda traccia,
seguono, quei massicci pellegrini, il loro patriarca.

Con le orecchie a ventaglio, la proboscide
calata tra le zanne, e gli occhi chiusi, vanno.
Il ventre batte e fuma; evapora il sudore,
come nebbia che sale dentro l’aria infocata;
ronzano intorno mille insetti ardenti.

Ma che importan la sete e le mosche voraci
ed il sole che cuoce il dorso raggrinzito?
Lungo il cammino gli elefanti sognano
la terra che avevano lasciato;
le foreste di fichi, dove la loro razza ebbe dimora.

Nato dagli alti monti, il fiume rivedranno,
dove nuota e muggisce l’ippopotamo enorme;
dove, schiacciando i giunchi, al chiaror della luna
che allungava le ombre, discendevano a bere.

Con coraggio, così, seppure lenti,
come una riga nera, essi percorrono
la sabbia sterminata; e ridiventa
immobile il deserto, al dileguare
dei massicci viandanti, all’orizzonte.

 

 

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Il fascino del deserto e la maestosità degli elefanti.

 

 

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