I luoghi mi lasciano. Le persone prima o poi svaniscono.
So di gente che scrive appunti di viaggio
per non dimenticare. So che esistono
minuziose miniature di soli che sorgono alle 5.32
fuori da una stanza al diciottesimo piano
quando il viaggio è appena iniziato in una città
che solleva lento il suo sipario,
soli che si alzano ancora incerti nei fondi del caffè,
ed esistono soli annotati mentre
scavalcano la pensilina di qualche piccola stazione:
sono le 5.32,e il primo raggio s’inarca sotto la panchina
e la luce mi lecca le gambe. Forse tu dormi.
Ci sono soli scritti con il dubbio
di non essere mai andati troppo lontani
per avere il desiderio di tornare. E ci sono soli
che nascono e muoiono senza una memoria,
non una pagina, non un rigo.
Ci sono soli che passano. In un vuoto temporale
dove tutto si è fermato nel buio
tranne il tempo. Non sono appartenuti a nessuna città,
a nessuna vita, a niente che è stato scritto – forse
mi sto innamorando – a niente che si voleva scrivere
–ti amo– Passano,
sbiadendo nel maldestro immobile dell’asfalto.