Di mondodiverso
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PARLA LA SIGNORA PAZZA
Alicia Ostriker
Io ero quella del tunnel IRT
che rimestava nella borsetta di vernice
mentre luci blu scure scorrevano fuori dal finestrino della metropolitana.
Non potevi soffrire le mie calze, arrotolate al ginocchio.
Io ero quella nel caffè alle 2 del mattino
i miei occhi erano piatte monete e fissavo il tuo piatto.
Per te era peggio dell’India.
Temevi che potessi orinare sul pavimento.
Io ero quella nella maglia sbiadita
senza tre bottoni, i miei capelli tinti color della zucca,
alla partita di baseball in agosto,
che berciavo dietro di te, sputandoti nei capelli.
Ho tutti gli anelli e le collane di cui
ho bisogno. Il mio appartamento puzza di gatto.
Ti ci voglio invitare. Tutto quello che avvicino
cresce come una giungla. Io sono quella che ti ama.
Avresti dovuto vedermi danzare ne La Sylphide,
nel Lac des Cygnes. Avresti dovuto vedere
la mia Cleopatra, la mia Camilla, la mia Giulietta.
Da ognuna delle loro tombe risorgo, figlia. Abbracciami.
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