Vorrei sfiorare il grigio delle periferie, bere il silenzio amaro delle strade, ascoltare il polso stanco di chi attende dove il mondo s'appanna tra nebbia e il fumo.
Vorrei essere un’ombra tra le macerie,
un verso che sa di polvere e memoria, scrivere di mani segnate e sguardi lenti, di quel fuoco che ancora accende i vinti.
Ma poi arrivi tu, con quel passo che non conosce catene, e la tua risata sgretola il cemento.
Il mio grido tace: anche il buio si arrende alla tua luce, che incendia l’erba.
La bellezza non cancella il dolore, ma lo attraversa e lo vince.