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Renato Guttuso

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Renato Guttuso, autoritratto

"La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo
di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e
semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà
in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità." 

Renato Guttuso, 1957

 

Renato Guttuso non è stato solo un pittore, ma il testimone oculare di un’Italia che cambiava, raccontata con la forza dei colori della sua Sicilia e il rigore della sua passione politica. Nato a Bagheria nel 1911, cresce tra i profumi intensi della sua terra e i colori vivaci dei decoratori di carretti siciliani, un imprinting visivo che non lo abbandonerà mai.
La sua vita è stata un viaggio continuo tra l’impegno civile e la ricerca estetica. Trasferitosi a Roma, diventa il capofila del Neorealismo, convinto che l’arte non debba essere un esercizio solitario, ma un'arma per denunciare le ingiustizie. Con pennellate energiche e quasi feroci, Guttuso porta sulla tela la fatica dei braccianti, il dolore delle guerre e la vitalità dei mercati popolari.
Le sue opere sono "corali": nella celebre Crocifissione, il dolore sacro diventa una denuncia umana contro la violenza del fascismo; ne La Vucciria, invece, riesce a far quasi sentire l'odore della carne e della frutta del mercato di Palermo, trasformando una scena quotidiana in un monumento eterno.
Uomo di grandi passioni, ha vissuto intensamente anche la dimensione politica come senatore del PCI e quella privata, segnata dal legame iconico con la musa Marta Marzotto. Guttuso ha dipinto fino all'ultimo, lasciando un’eredità fatta di rossi accesi e neri profondi, chiudendo il suo cerchio vitale nel 1987 e tornando idealmente nella sua Bagheria, dove oggi riposa nel museo che porta il suo nome.

 

Renato Guttuso non è stato solo un pittore, ma un uomo di passioni travolgenti, la cui vita è costellata di episodi che rivelano il suo carattere impetuoso e il suo profondo impegno civile.
L'aneddoto: Il "Pictor Diabolus" e lo scandalo della Maddalena
Uno degli aneddoti più celebri riguarda la sua Crocifissione (1941). Quando l'opera fu esposta al Premio Bergamo, scatenò un vero terremoto culturale e religioso. La Chiesa cattolica e le autorità fasciste rimasero inorridite non solo dalla violenza dei colori, ma soprattutto dalla nudità della Maddalena
 
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Guttuso fu additato come "pictor diabolus" (pittore del diavolo). Il Vaticano vietò ai religiosi di guardare l'opera, considerandola blasfema. Tuttavia, la risposta di Guttuso fu lucida e politica: spiegò che quella non era una scena sacra tradizionale, ma il simbolo di tutti coloro che subiscono oltraggio e supplizio per le proprie idee. Per lui, Cristo era il simbolo di ogni uomo ucciso dalla crudeltà della guerra.

Anni dopo, negli anni '60, si racconta che alcuni esponenti del clero gli chiesero se fosse disposto a "coprire" quelle nudità in cambio di un riconoscimento ufficiale, ma l'artista rifiutò categoricamente, difendendo l'autenticità del suo realismo.

 
Le Opere Fondamentali
Crocefissione (1941): Considerata il manifesto del Neorealismo. Usa il martirio cristiano come metafora degli orrori della Seconda Guerra Mondiale.
 

 

La Vucciria (1974): Forse la sua opera più famosa, conservata a Palazzo Steri a Palermo. Descrive il celebre mercato palermitano con un realismo quasi carnale, dove i colori della carne e dei frutti sembrano sprigionare odori.

 

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 I funerali di Togliatti (1972): Un'opera monumentale e corale che immortala un pezzo di storia d'Italia. Guttuso vi ritrae, tra la folla di bandiere rosse, i volti di grandi personaggi del tempo, come Pasolini e Berlinguer.

 

 

Ritratti e Muse: Celebri sono i suoi ritratti di amici illustri come Pablo Picasso  

 

 

e  Marta Marzotto, quest'ultima ritratta infinite volte come musa e simbolo di una passione senza fine.

 

 

Fuga dall'Etna (1938-40): Una tela epica che mostra i contadini siciliani in fuga dalla lava, simbolo di una terra bellissima ma tormentata.

 

 

Spes contra spem (1982): Una delle sue ultime grandi composizioni, citazione di San Paolo, che riflette sulla speranza e sulla memoria che rimane quando tutto il resto svanisce.

 

 

Molte di queste opere sono oggi custodite presso il Museo Guttuso a Villa Cattolica, a Bagheria 

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