LE SFIDE DELLA VITA
Una ragazza al telefono
Giuseppe Pontiggia
(Como 1934 - Milano 2093)
Il romanzo è incentrato sul problematico rapporto di un padre con il figlio disa-
bile e di questo con la società. Il protagonista analizza con lucidità, ironia e parte-
cipazione le difficoltà affrontate assieme al figlio, il proprio vano e presuntuoso
tentativo di condurlo alla "normalità", le angosce alimentate da un invincibile
desiderio di fuga davanti alle responsabilità. Attorno ai due protagonisti si muo-
vono numerosi peronaggi che, ciascuno a suo modo, riflettono le reazioni dei
"normali" di fronte al "diverso".
Nel brano l'autore affronta il delicato problema del sentimento amoroso "Paolo ri-
ceve una telefonata da una ragazza che gli dà un appuntamento. Mentre le chiede
chiede con fatica dove e quando dovranno incontrarsi, la ragazza riattacca, la-
sciandolo sgomento con il ricevitore in mano.
Lo vedo paonazzo al telefono, che balbetta. Ha il viso sudato, gli occhi luccicanti.
Franca, passandomi vicino per andare in corridoio, mi sussurra:
"E' una ragazza che gli ha telefonato."
Lui tiene la testa bassa, le chiede, con la sua voce un pò roca e affaticata.
"Ma tu come ti chiami?"
Rimane ad ascoltarla in silenzio, il respiro affannoso. Poi dice smarrito:
"Non mi ricordo."
Alza lo sguardo e, vedendomi, lo volge subito altrove.
Poi sospira, prende fiato. Di solito, se sono presente, lo sollecito, magari a gesti, a
rispondere più rapido, per non stancare l' interlocutore. Ora però non gli dico niente.
Le chiede con la sua lentezza, ma con un occhio vagamente ammiccante:
"Dove vuoi che ci vediamo?"
Lei non deve aver capito perchè lui tenta, come fa in quei casi, di sillabare:
"Do-ve vuoi che ci ve-dia-mo?"
Aspetta trepidando. Avrei voglia di abbracciarlo. Le chiede:
"Quando?"
Poi resta con il telefono in mano, stupefatto, sgomento.
Mi siedo vicino a lui:
"Ha Riattaccato?"
Lui mi risponde:
"Sì."
"La conosci?"
Mi fa segno di no con la testa. Temo stia per piangere.
Non so che cosa dire, tranne la verità. Subito. Almeno la verità.
"E' uno scherzo, Paolo. Non devi prenderlo sul serio "
Annuisce.
"E' uno scherzo idiota. Lo facevano anche nella mia classe, le ragazze telefo-
avano a quelli di un'altra, senza farsi riconoscere."
Sto mentendo ( a proposito della verità ). Ma potrebbe essere vero.
"Reagisci!" insisto. "Non devi badarle, è una stupida. La prossima volta diglielo!"
Lui mi guarda:
"No!"
"E invece sì!" Impari che ci sono ragazze stupide. Non darle spazio!"
"Ma l'amore è importante!" mi dice con una voce strozzata e finalmente chiara.
Aggiunge:
" Tu non lo sai!"
Cerca di divincolarsi da me, che l'ho preso per le spalle.
Ma sì, Paolo, lo so! "
"Lei mi ha parlato di questo!"
Sento che devo distrarlo, ma non assecondarlo. Se mi vedesse emozionato,
sarebbe peggio.
"Lei è una ragazzina, devi compatirla" gli rispondo, prendendogli una mano nelle mie.
" Sono scherzi idioti, però non neanche a detestarla! "
Mi fissa stupito.
"Sì, che lei ti faccia uno scherzo è idiota" continuo. "Anche crudele. Però ti tratta
come tratterebbe gli altri. Non ti commisera, capisci? Certo non possiamo apprez-
zarla, ma c'è di peggio.
Non so che cosa stia dicendo, ma l'ho distratto. E qualcosa deve averlo confortato.
Si sta calmando.
Aggiungo:
"Quando crescerà, sarà la prima a capire di essere stata stupida".
La battuta non lo convince. Ho detto fatalmente la parola in più che diminuisce le altre.
Perchè scommettere sul futuro di quella ragazza? Perchè tanta beneficenza differita?
"Hai ragione, Paolo" gli dico. "Può darsi che resti una stupida. Pensa a quanti stu-
pidi ci sono in giro. Tu credi che da ragazzi fossero intelligenti?"
Gli viene da sorridere.
"Ecco, così va bene, proseguo". "Non vale la pena di chiedersi perchè l'ha fatto."
Ha riacquistato un viso serio e deluso e con la sua voce bassa mi rispode:
"L'ha fatto perchè sono un disabile".