Di mondodiverso
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QUANDO VEDO L'ALLODOLETTA MUOVERE
Quando vedo l’allodoletta
batter di gioia l’ali al sole,
che s’oblia e lascia cadere,
tanta dolcezza le va al cuore,
ah! tanta invidia me ne prende
di chiunque veda gioioso
che stupisco non mi si fonda
di desiderio il cuore subito.
Ah, credevo tanto sapere
d’amore, e tanto poco so!
Che impedirmi non so d’amare
lei da cui niente mai avrò.
Tolto m’ha il cuore e tolto me,
e se stessa ed il mondo intero,
e così niente mi lasciò
tranne la voglia e il desiderio.
Mai più ho avuto di me potere
né sono mio dacché ha permesso
che nei suoi occhi mi vedessi
in uno specchio che m’affascina.
Specchio, visto che m’ebbi in te,
morii di sospiri profondi,
mi persi come perse sé
il bel Narciso nella fonte.
Delle donne io mi dispero,
mai di loro mi fiderò,
come solevo sostenerle,
così mai più le sosterrò.
Poiché nessuna, vedo, aiuto
mi dà con lei che mi distrugge,
temo di tutte e ne diffido,
che so che sono uguali tutte.
In ciò si mostra vera femmina
la mia donna, e glielo rimprovero,
che non vuol ciò che è da volere,
e ciò che le si vieta fa.
In mala grazia son caduto,
e ho fatto come il folle al ponte,
e perché m’avvenga non so,
se non che mirai troppo in alto.
Grazia è perduta per davvero,
e non l’avevo mai saputo,
che lei che più dovrebbe averne
non ne ha, e dove la cercherò?
Ah, a vedersi che triste cosa
che questo infelice voglioso
che senza lei non avrà bene
lasci morire senza aiuto!
Poiché con lei non può valermi
diritto, grazia né preghiera,
ed a lei non fa alcun piacere
che l’ami, mai glielo dirò.
Così parto da lei e m’arrendo,
m’ha ucciso e morto le rispondo,
e vado, poiché non mi tiene,
non so dove, in esilio, in lutto.
Tristano, nulla da me avrete,
che vado, in lutto, non so dove.
Di cantare smetto e m’arrendo,
e abbandono gioia ed amore.
IlL DOLORE DELL'ABBANDONO
Bernart nella lirica "Quando vedo l'allodoletta" introduce una variazione importante con l'allodola, ritratta in volo che batte le ali immersa nel sole, simbolo della felicità, della gioia spensierata del volo, ma rappresenta anche la donna e il irrimediabile allontanarsi. In effetti il poeta canta la sua rinuncia all'amore, come è detto nella stanza finale "Di cantare smetto e m'arrendo, / e abbandono quell'amore." Quindi il poeta da un lato paragona per contrapposizione il volo dell'allodola ai suoi sentimenti (l'allodola vola felicemente, lui soffre d'invidia nel vedere quell'essere così gioioso e privo di preoccupazioni) dall'altro vede in quel volo una conferma dolorosa della sua sofferenza: la sua donna si allontana spensierata lasciandolo irrimediabilmente solo.
NARCISO E TRISTANO
Il poeta si paragona al Narciso del mito che, per osservare la sua immagine riflessa nell'acqua di una fonte, vi cadde e annegò; così Bernart si è specchiato negli occhi della donna amata e il dolore per forza disperata di quell'amore lo ha ucciso. Bernart vede se stesso negli occhi di lei ed è questo ad ucciderlo, cioè la consapevolezza della profondità dei propri sentimenti e insieme la sicurezza dolorosa che non verranno mai ricambiati. Il Tristano citato nella stanza finale è un'allusione al celebre protagonista di molti romanzi cavallereschi, innamorato di Isotta che, come vuole spesso la tradizione dell'amore cortese, è invece destinata a un altro uomo.
La poesia, nella parte centrale, descrive, con una certa malignità, la donna come colei che non rispetta le regole dell'amore cortese perchè non ricambia la passione del suo cavaliere, ma al contrario lo respinge senza pietà. Delle donne dice il poeta, non si fiderà più. Nessuna di loro si propone di aiutarlo, ma "sono uguali tutte": nessuna gli appare degna del suo sentimento d'amore, ma tutte hanno tradito la sua fiducia. Da qui la rinuncia, da parte del poeta all'amore e di conseguenza alla poesia: la sua dama lo lascia morire, e il poeta accetta con fermezza il suo destino, Il silenzio della morte (m'ha ucciso e morto le rispondo) chiuse la poesia in un tono di tragica disperazione.
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