Di mondodiverso
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Rabindranath Tagore
Tagore nasce a Calcutta 6 maggio 1861
Premio nobel per la letteratura 1913
Muore a Calcutta nel 1941
Tu sei la nuvola della sera che vaga nel cielo
dei miei sogni
Io ti dipingo e ti modello
con i miei desideri d'amore.
Tu sei mia, solo mia, l'abitatrice dei miei
sogni infiniti! I tuoi piedi sono rosso-rosati
per la vampa del mio desiderio,
spigolatrice dei miei canti
al tramonto! Le tue labbra sono dolci-amare
del sapore del mio vino di dolore.
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Ho sognato che lui, seduto
vicino al mio letto
mi sollevava dolcemente
con le mani i capelli,
facendomi sentire
la gentilezza delle sue dita.
Guardavo il suo viso,
Lottando con le lacrime
che mi offuscavano
lo sguardo,
finché il languore delle sue
dolci parole mi fermò il sogno,
come una luce iridescente.
Mi sono alzata e ho visto
sopra la mia finestra il mondo
silenzioso e palpitante della
Via Lattea, chiedendomi
se anche lui avesse avuto
un sogno simile al mio.
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Nella tua eterna veglia,
tu ascolti i miei passi che s'avvicinano,
mentre la tua letizia si raccoglie
nei primi albori del mattino
ed erompe nell'esplosione di luce.
Più mi accosto a te, più profondo diventa
il fervore nella danza del mare.
Il tuo mondo è uno spruzzo di luce
che si diffonde, colmandoti le mani,
ma il tuo cielo è nel mio cuore segreto;
esso schiude lentamente
le sue gemme in timido amore.
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Era un giorno in cui
non mi ero preparata per riceverti.
Entrando nel mio cuore
come un qualsiasi
non invitato
sconosciuto
imprimesti il segno dell' eternità
agli attimi fuggenti
della mia vita.
Oggi per caso
faccio luce su di essi
vedo il tuo sigillo
e li scopro perduti nella polvere
mescolati con le gioie e i dolori
dei giorni futili e dimenticati.
Allora tu non ti allontanasti
con disprezzo
dai miei giochi infantili
nella terra
e i passi che sentii
nella stanza
sono gli stessi che oggi sento
risuonare di stella in stella.
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Mi fermerò,
seduta ad aspettarti
senza dubbio stupita,
se mai ci ritroveremo
in una vita futura,
nel cammino e alla luce
d'un altro mondo
lontano.

Ogni giorno faccio galleggiare
le mie barche di carta a una a una
giù per la corrente del fiume.
su di esse scrivo il mio nome
e il nome del villaggio dove vivo
in grandi lettere nere.
Io spero che un giorno qualcuno
in qualche paese straniero
le trovi, e sappia chi sono.
Carico le mie barchette con fiori
di shiuli, colti dal nostro giardino,
e spero che quei fiori del mattino
sian portati nel paese della notte.
Io varo le mie berchette di carta
e osservo nel cielo le nuvolette
che spiegano le loro le loro bianche vele.
Non so quale mio compagno di giochi
su in cielo li mandi giù per l' aria
a gareggiare con le mie barchette!
Quando scende la notte e affondo la faccia
nelle braccia, e comincio a sognare
che le mie barchette di carta
galleggiano sotto le stelle.
In esse viaggian le fate del sonno
e il carico e cesti di sogni.
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Non mi accorsi del momento in cui varcai
per la prima volta la soglia
di questa vita.
Quale fu la potenza che mi schiuse
in questo vasto mistero
come sboccia un fiore
in una foresta a mezzanotte?
Quando al mattino guardai la luce,
subito mi sentii che non ero
uno straniero in questo mondo,
che l'inscrutabile, senza nome e forma
mi aveva preso tra le sue braccia
sotto l' aspetto di mia madre.
Così, nella morte, lo stesso sconosciuto
m'apparirà come sempre a me noto.
E poichè amo questa vita
so che amerò anche in morte.
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Cogli questo piccolo fiore,
prendilo!
Non indugiare!
Temo che appassisca
e cada nella polvere.
Se non può trovare posto
tra i fiori della tua ghirlanda
onoralo almeno con il tocco della tua mano
anche se doloroso.
Temo che il giorno finisca
senza che me ne accorga
e che passi il tempo delle offerte.
Non è intenso il colore
e il suo profumo è tenue
ma può servire prendilo,
coglilo finchè c'è tempo!
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Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perchè parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole,
tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.
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Mi sono fermato sul bordo della strada.
Se la mia presenza non t'è dolce,
non andrà più avanti.
se non hai bisogno del mio amore
lascia che ti abbandoni qui.
Non mendicherò più uno solo
dei tuoi sguardi,
se i miei ti importunano.
La polvere e la luce cruda
del mezzogiorno m' accecano ma,
lungo la strada, aspetterò
che il tuo cuore, forse,
torni a cercare il mio.
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