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Umberto Saba 

 

 

è stato uno dei maggiori poeti del Novecento.

(Trieste, 9 marzo 1883 - Gorizia, 25 agosto 1957)

 

 

 

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Amai la verità che giace al fondo,

Quasi un sogno obliato, che il dolore

Ricopre amica. Con paura il cuore

Le si accosta, che più non l’abbandona.

 

 

ULISSE

 

 

Nella mia giovinezza ho navigato

lungo le coste dalmate. Isolotti

a fior d’onda emergevano, ove raro

un uccello sostava intento a prede,

coperti d’alghe, scivolosi, al sole

belli come smeraldi. Quando l’alta

marea e la notte li annullava, vele

sottovento sbandavano più al largo,

per fuggirne l’insidia. Oggi il mio regno

è quella terra di nessuno. Il porto

accende ad altri i suoi lumi; me al largo

sospinge ancora il non domato spirito,

e della vita il doloroso amore.

 

 

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SERA DI FEBBRAIO

 

 

Sera di febbraio

Spunta la luna.

Nel viale è ancora

giorno, una sera che rapida cala.

Indifferente gioventù s’allaccia;

sbanda a povere mete.

Ed è il pensiero

della morte che, infine, aiuta a vivere

 

 

MERIGGIO  D'ESTATE

 


Silenzio! Hanno chiuso le verdi
persiane delle case.
Non vogliono essere invase.
Troppe le fiamme
della tua gloria, o sole!
Bisbigliano appena
gli uccelli, poi tacciono, vinti
dal sonno. Sembrano estinti
gli uomini, tanto è ora pace
e silenzio... Quand'ecco da tutti
gli alberi un suono s'accorda,
un sibilo lungo che assorda,
che solo è così: le cicale.

 

 

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Io sono come quella foglia,

guarda, sul nudo ramo,

che un prodigio

ancora tiene attaccata. Negami dunque.

Non ne sia rattristata la bella età

che a un'ansia ti colora,

e per me a slanci infantili s'attarda.

Dimmi tu addio, se a me dirlo non riesce.

Morire è nulla; perderti è difficile.

 

 

FELICITA'

 

 

La giovanezza cupida di pesi
porge spontanea al carico le spalle.
Non regge. Piange di malinconia.
Vagabondaggio, evasione, poesia,
cari prodigi sul tardi!
Sul tardi l'aria si affina
ed i passi si fanno leggeri.
Oggi è il meglio di ieri,
se non è ancora la felicità.
Assumeremo un giorno la bontà
del suo volto, vedremo alcuno sciogliere
come un fumo il suo inutile dolore.

 

 

  AMAI

 

  Amai trite parole

  Amai trite parole che non uno osava.

  Mi incantò la rima fiore amore,

  la più antica difficile del mondo.

 

 

Dimmi tu addio,
che a me dirlo non riesce.
Morire è facile.
Perderti è difficile.

 

 

UN RICORDO

 

 

Non dormo. Vedo una strada, un boschetto,
che sul mio cuore come un’ansia preme;
dove si andava, per star soli e insieme,
io e un altro ragazzetto.

Era la Pasqua; i riti lunghi e strani
dei vecchi. E se non mi volesse bene
pensavo e non venisse più domani?
E domani non venne. Fu un dolore,
uno spasimo verso la sera;
che un’amicizia (seppi poi) non era,
era quello un amore;

il primo; e quale e che felicità
n’ebbi, tra i colli e il mare di Trieste.
Ma perché non dormire, oggi, con queste
storie di, credo, quindici anni fa?

 

 

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