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 MEMORIE SCIENTIFICHE

 

 

 

 

 

    Vorrei che il radio avesse un bel colore

 

 

Eva Curie

 

 

   In questa pagina è riportato un episodio della vita di Madame Curie,

   rievocata con affettuosa ammirazione dalla figlia Eva , in un libro di

   memorie.

 

 

La rimessa di via Lhomond batte il primato della scomodità, d' estate,  per

causa del tetto di vetro, è ardente come una serra, d' inverno, non si sa se

convenga augurarsi  il gelo o la pioggia: se piove, l' acqua  cade  goccia  a 

goccia, con un rumore dolce, irritante, sul pavimento e sui tavoli di lavoro.

Se gela , si gela. Non c' è rimedio. La stufa è una delusione completa.

 

 

 

 

" Non avevamo danaro, nè laboratorio, nè aiutanti  per condurre a  termine

questo compito importante  e difficile" scriverà  più tardi  Marie " Era come

creare qualche cosa con niente, e se i miei  anni  di  studentessa  erano stati

definiti gli anni eroici della mia vita, posso dire senza esagerare  che  questo

periodo fu, per me  e per  mio  marito, l'epoca  eroica  della  nostra  vita  in  

comune. Io  trascorrevo il giorno intero ad agitare  una massa in  ebollizione

con un' asta di ferro grande quasi come me. Alla sera  ero rotta dalla fatica".

In queste condizione i due coniugi lavorano dal 1898 al 1902.

Nel primo  anno  si occupano del lavoro di  separazione chimica del radio  e

del  polonio  e  studiano  l' irradiazione  dei  prodotti  sempre  più  attivi che

riescono ad ottenere. Pierre  cerca di conoscere bene il nuovo metallo Marie

continua  con  i trattamenti chimici che  permetteranno di ottenere dei sali di

radio puri. Nel  cortile, vestita con le sue vecchie vestaglie sporche di polvere

e di  macchie d' acido, circondata  di fumi che le bruciano la  gola e  gli occhi,

con i capelli al vento, Marie deve, da sola, fare il lavoro d' un uomo.

Ma  il radio vuole   trattenere  il suo  mistero, non vuole farsi conoscere dagli

umani.

Quando Marie e Pierre  lasciano per un momento  i loro apparecchi e parlano

tranquillamente, i loro discorsi  sono sempre  sul radio, su  questa sostanza di

cui sono innamorati.

- Mi domando come sarà, quale sarà il suo aspetto? - dice un giorno Marie.

- Tu, Pierre, come immagini il radio? -

- Non so...- risponde lo scienziato - Vorrei che il radio avesse un  bel colore .

 

 

 

 

Marie Curie s'avvicina alla meta: ecco giungere lo stadio della  purificazione

e della separazione delle varie sostanze chimiche fortemente  radioattive.Ma

la povertà  dei  due scienziati  è  tanta, bisognerebbe  disporre  di un  locale

pulito, di  attrezzature  scrupolosamente protette  contro il freddo, il caldo, il

sudiciume! ... 

Gli ostacoli  sembrano   insormontabili. Pierre Curie è nauseato dalla povertà 

dei  risultati   ottenuti  e  dagli  sforzi   stremanti  di  Marie  e le  consiglia una

tregua.

Ma ha  fatto i  conti  senza  il  carattere  di sua moglie,  Marie  vuole  isolare  il

radio  e  lo  isolerà. Se  ne ride delle fatiche, delle  difficoltà  e delle lacune  del

suo  sapere, che  complicano il suo  compito, dopotutto  è  una   giovanissima

scienziata: non  ha ancora  la sicurezza e la grande  cultura di Pierre  che lavora

da vent'anni.

Dopo   quattro  anni,  Marie riporta, finalmente, nel 1902, la  vittoria  di questa

guerra di logorio: riesce a preparare un decigrammo di radio puro.

Il radio esiste ufficialmente.

I  chimici, increduli, si inchinano  davanti ai fatti e  alla sovrumana  ostinazione 

della donna.

 

[...] 

 

La giornata di lavoro è stata rude e la cosa più ragionevole da fare per i due

scienziati  sarebbe  andare  a  letto.  Ma  Pierre e  Marie  non  sono   sempre

ragionevoli.

 

 

Indossano   due   vecchi  cappotti  e  via... Percorse  le strade  popolose  del

quartiere, sorpassati  i   laboratori  delle  officine,  i terreni  abbandonati,  gli

edifici modesti del sobborgo, giungono in via Lhomond, attraverso  il cortile.

Pierre mette la chiave nella serratura. La porta cigola come ha cigolato  mille

e mille altre volte, ed eccoli nel loro dominio, nel loro sogno.

- Non entrare ! -  dice Marie  nel buio. Poi soggiunge con un filo di voce - Ti

ricordi quel giorno che hai detto "Vorrei che il radio  avesse un bel colore! "

In realtà , il radio ha qualcosa   d'assai più  bello  che - un bel colore - esso è

spontaneamente luminoso.

E nella buia rimessa dove  le briciole preziose, nei  loro minuscoli recipienti di

vetro   sono  messe  su  tavole  appese  al  muro,  le   sagome    fosforescenti,

azzurrastre,  brillano,  sospese nell'oscurità.

- Guarda, guarda - sussurra Marie.

La donna avanza con precauzione, cerca,  trova  a  tentoni una sedia di paglia.

Siede nel buio, nel silenzio.

I loro volti si tendono verso quei pallidi splendori, quelle misteriose sorgenti di

raggi, verso il radio ... il loro radio.

Col corpo inclinato, la testa avida, Marie osserva affascinata e si ricorderà per 

sempre di quello spettacolo di lucciole, di quella festa notturna.  

 

 

 

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