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 Mosè

 

 

Mosè è un personaggio biblico vissuto nel secolo XIII a. C.

Gli ebrei, spinti da una grave carestia, avevano lasciato la Palestina e vivevano or-

mai da lunghi anni in Egitto dove, nel tempo, erano diventati molto numerosi.

Gli Egizi, temendo  che tanti  stranieri potessero  diventare  un pericolo, li obbli-

garono ai lavori forzati e li perseguitarono in ogni modo.

Quando nacque Mosè, il faraone - probabilmente Ramesse II - aveva ordinato ad-

dirittura di uccidere tutti i figli maschi degli Ebrei.

Mosè neonato fu messo dalla madre in una cesta e abbandonato sul Nilo.

Una figlia del faraone lo raccolse e lo educò alla corte come un principe.

Divenuto adulto, Mosè scoprì la sua origine e poi ebbe da Dio la missione di

riportare il suo popolo in Palestina.

 

 

Le piaghe d'Egitto

 

 

Il faraone diviene  di giorno in giorno più duro verso gli Ebrei e li  minaccia e li

costringe a  lavori sempre  più pesanti, e in mille modi  li umilia, tanto  che essi

si rivolgono  piangendo  a Mosè e ad  Aronne, dicendo  loro "Perchè  mai avete

chiesto al Faraone di lasciarci partire? Non vedete che la sua ira s'è rivolta sopra

di noi?"

Mosè  allora si rivolse al Signore e questi risponde  "Và dal Faraone, e digli che

che vi lasci andare. Se non lo farà, annuncia che leverò la mia mano sull'Egitto,

che conoscerà dieci terribili piaghe!"

Mosè ed Aronne parlano dunque al Faraone; ma questi, spalleggiato dai suoi sa-

cerdoti, respinge la loro domanda, nè mostra di  temere la minaccia del Signore.

E Iddio allora, manda sull'Egitto dieci tremende piaghe.

 

La prima, è quella del sangue. Il Nilo, il grande fiume che fornisce agli Egizi l'ac-

qua che li disseta e che feconda i loro campi, si trasforma in sangue; e sangue cor-

rotto rimane per sette giorni. Ma il Faraone non cede.

 

La seconda piaga è quella  delle rane. Dagli stagni,  dal fiume, dai fossi, sorgono 

milioni di rane, che si  spargono  ovunque, entrano  nelle  case, coprono  la  terra,

guastando  ogni cosa. Il  Faraone  si spaventa, e  promette  che lascerà  partire gli

Ebrei, se le rane  spariranno. Ma quando esse  sono scomparse, egli ritira la pro-

messa.

 

Altre piaghe dunque vengono: quella delle  zanzare, quella delle mosche, e poi la

spaventosa peste del bestiame. Viene poi la piaga delle ulcere: tormentati dagli in-

setti, con le greggi decimate, gli Egizi  si  ricoprono di tumori infetti e dolorosi.

Ma il Faraone non cede.

 

Viene allora la settima piaga, quella della grandine, e distrugge ogni campagna,

ogni  campo coltivato: non  cade,  però, nella terra  di Gessan, dove  vivono gli

Ebrei. Duro di cuore, tuttavia, il Faraone non cede.

 

Ed ecco l'ottava piaga, le locuste. Esse invadono tutto l'Egitto e distruggono tutto

quanto è scampato alla grandine; e poichè ancora il Faraone rifiuta di lasciar par-

tire gli Ebrei.

 

La nona piaga, quella della tenebra. E' come se il sole si spegnesse, e per tre giorni

un buio fitto ed orribile grava  sull'Egitto, atterrito e silenzioso.

 

Il Faraone non cede; giunge allora  l'annuncio della decima, e più spaventosa  de-

cima piaga: tutti i figli  primogeniti  delle famiglie egizie  morranno; e perchè  gli

Angeli sterminatori possano compiere la loro terribile opera, e distinguere  le case

degli Ebrei da quelle degli Egizi, Mosè ordina  che ogni Israelita uccida un agnel-

lo, e con il sangue tinga la propria  porta. Così vien  fatto: e quando la mezzanotte

che segue, giunge la piaga mortale,i primogeniti ebrei sono salvi. Ma non c'è casa

egizia in cui non si pianga.

E tutto il grande paese risuona di lamenti.

Il Faraone, stavolta, non ha più  coraggio  di resistere; nella  stessa  notte, chiama

Mosè ed Aronne e affranto dice ad essi: - Andate. Vi lascio  liberi, voi  e il vostro

popolo!

 

 

Gli Egizi nel Mar Rosso

 

 

 

 

Gli Ebrei, secondo gli ordini di Mosè, s'avviano dunque al mare; ed ecco dunque

il prodigio:le acque si ritirano, formando  un  passaggio che  corre  giù, nel fondo

stesso dell'abisso. Attraverso di esso il popolo d'Israele può passare, con carri e le

greggi; le acque, trattenute  dal volere di Dio, formano  ai lati  come  liquide  ma

salde pareti.

Giunge  in questo  momento il  Faraone, e  vedendo  che gli Ebrei si allontanano

grida "Inseguiamoli! Non devono sfuggirci!" e avanza; e con lui vanno i suoi ca-

valieri, con grande fragore d'armi e grida di trionfo...ma questa è la loro fine.

Perchè il Signore, per proteggere il Suo popolo e castigare gli Egizi, ordina alle

acque di richiudersi; e così avviene, e gli Egizi vedono, atterriti, quelle muraglie

d'acqua quasi franare, e ricadere loro addosso da ogni lato. Nel fondo del mare,  

troppo  lontano dalle  rive, non hanno scampo: tutti periscono annegati, e le acque

si distendono su di loro.

Dalla  sponda  opposta, che hanno faticosamente  raggiunta, gli Ebrei  si volgono 

a guardare  il mare, sul quale appaiono i corpi degli Egizi annegati "Sì, il Signore

gnore"  mormorano  "è veramente con noi, e ci mostra i Suoi miracoli e non abban-

dona  il Suo popolo. " Mosè rende grazie a Dio, e poi ordina.  "In marcia!"

Lo seguono; ma la strada, nel deserto che nuovamente si stende davanti a loro, è

dura e difficile; e presto si esauriscono i viveri portati dall'Egitto. Viene la stan-

chezza, e con la stanchezza la sfiducia, e la gente comincia  a mormorare contro

Mosè: - Ci dici: avanti in marcia. Ma  quando arriveremo? O forse, morremo

lungo  la  strada? Non  sarebbe  stato  meglio  rimanere schiavi in Egitto, che mo-

rire di fame e di sete in questa terra desolata?

"Abbiate fiducia in Dio, ed Egli ci aiuterà!" risponde Mosè, perchè il Signore gli

ha rivelato che dal cielo farà  giungere  carne al  Suo popolo; e poi, ogni mattina,

il pane sufficiente a sfamare tutti.

Ed ecco infatti,la stessa sera un immenso stormo di quaglie scendere dal cielo pro-

prio sul campo degli Ebrei, che  le catturano, le cucinano  e  se  ne saziano.

Ed   ecco  ancora, il  giorno  dopo  all'alba,  tutto  attorno  all'accampamento  una

strana e densa rugiada bianca. Gli Israeliti, non sapendo che cosa fosse, stupefatti

si domandarono " Manhu? - che vuol dire - Che è questo?"

Risponde  Mosè "E' il pane  che vi ha  promesso  il Signore. Prendetelo e mangia-

telo"! Così vien fatto, e gli  Ebrei trovano  squisito quel cibo. Iddio  lo manda ad

essi  ogni  mattina; ed esso viene chiamato "manna".  

 

                                                                                                                             

 

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