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Oscar Wilde

Oscar Wilde, è nato a  Dublino  nel 1854, è uno dei più alti esponenti di lingua inglese del    decadentismo  europeo. Geniale, stravagante,  dotato di un senso artistico straordinario  talora  sferzante e  impertinente  egli  voleva  risvegliare  l'attenzione  dei suoi lettori e invitarli alla riflessione. È noto soprattutto  per l'uso frequente  di  aforismi paradossi, per i quali è tuttora citato.Esordì  con un volume di  poesie (1881)  e  diventò un  autore  di  successo  negli  Stati  Uniti e in Francia. Delicatissimo   autore  di fiabe meravigliose  e  drammi che gli diedero  fama  mondiale  come "Salomè" e  il  romanzo " Il ritratto di Dorian Gray" (1891). 

Molti i libri scritti sulle sue vicende e sulle  sue opere, tra le quali, in  particolare, i  suoi testi teatrali, considerati dai critici dei capolavori del  teatro dell' 800. L'episodio più notevole della sua vita, di cui si trova  ampia  traccia  nelle  cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni  di  prigione   per  avere  violato la legge penale che codificava le regole  morali  in  materia  sessuale  della   sua   stessa  classe sociale. Accusato di omosessualità  dal  padre  del   suo    più   caro  amico, lord  Alfred Douglas,  subì   l' umiliazione  di  un   processo  e  quella del  carcere  a  Reading, dove compose alcune  delle sue opere più  alte  e  tragiche: l' autobiografico " De  profundis" e la " Ballata del carcere di Reading " (1897-1898).

Trascorse gli ultimi  anni di  vita sotto falso  nome  in stato di grave e penosa indigenza
a Parigi, dove morì nel 1900.

 

  IL RITRATTO

 

Che cosa triste! Io diverrò vecchio, brutto, ignobile...

 

Il  mito del Narciso  ci  viene  offerto  alla fine dell'Ottocento da Oscar Wilde  nel suo celebre romanzo "Il ritratto di Dorian  Gray", nel quale  il  protagonista, Dorian  Gray, un giovane   dotato   di straordinaria bellezza,  riceve da un pittore,  attratto dal suo irresistibile  fascino, un ritratto maraviglioso, un autentico inno alla  bellezza. Il  giovanerimane  folgorato  dall'immagine di sè che il ritratto  gli  restituisce. Ma, come  nel  mito classico,anche nel romanzo moderno la vicenda è destinata ad aver un finale tragico.  
 
 
Dorian [...] andò con aria  pensierosa  davanti  al  quadro e si volse per  guardarlo.Subito fece  un passo  indietro  e  le  sue guance  arrossirono  di piacere. Un  lampo  di  gioia gli illuminò gli occhi,quasi si fosse conosciuto per la prima volta.Rimase lì immobile e pieno di  stupore, udendo  che Hallward gli  parlava, ma  senza cogliere il significato delle sue parole. Il senso della propria bellezza  lo  colpì come una rivelazione. Prima di allora non lo aveva mai provato [...]

 

 

[Dorian Gray s' innamora di sè e, davanti alla propria immagine,  non  sopportando l' idea di invecchiare e perdere la  propria  bellezza, esprime  il  desiderio  di  rimanere sempre giovane.]
 
 
"Che cosa triste"- mormorò   Dorian  Gray  con  gli occhi ancora fissi sul suo ritratto.- Che cosa triste! Io diverrò  vecchio , brutto, ignobile, e  questa pittura  rimarrà sempre giovane: giovane qual  è in questa  giornata  di  giugno.[...] Oh, se potesse  avvenire il contrario! Se potessi, io, restar  sempre   giovane  e invecchiasse   invece   la   pittura! Per  questo  sarei pronto  a  dare qualsiasi  cosa,  sì,  non  vi  è  nulla al mondo che non darei! Darei  la mia stessa anima! "

     

[La sua preghiera viene misteriosamente esaudita: i segni del tempo e della progressiva corruzione della  sua  anima si  imprimeranno non sul suo volto, ma  nel ritratto, che ne rimarrà l'immagine terrificante dei suoi vizi.]
 
 
[Spesso, tornando da una di quelle  misteriose   e prolungate assenze che  suscitavano  così strane congetture tra i suoi amici, o che si  credevano tali, egli saliva  cauto fino alla  stanza chiusa, apriva la porta con la chiave che non  lasciava mai, e si  fermava,  con uno specchio in mano, dinanzi al ritratto  dipinto da Basilio  Hallward, guardando ora il volto  perverso e invecchiato della tela,ora quello giovane e fresco che gli sorrideva dal vetro polito.La stessa violenza del contrasto acuiva il suo piacere. Sempre più  si  innamorava  della  sua bellezza, con sempre maggiore interesse seguiva il corrompersi della sua anima.

 

Con  minuziosa  cura, talvolta  con una gioia terribile e mostruosa, esaminava  le ripugnanti che solcavano  la   fronte  aggrinzita  o  serpeggiavano  attorno  alla bocca  pesante e sensuale, domandandosi  quali  fossero  più  orribili, se  i segni del peccato o quelli  dell'età. Poneva  le  sue   bianche   mani   accanto  a  quelle  tumide  e  rozze  del dipinto e sorrideva. Desiderava quel corpo sformato, quelle membra infiacchite.

 

Certo, vi  erano momenti, di notte, in cui,giacendo insonne nella sua camera delicatamente profumata  o nella  sordida    stanza  di  una  taverna   malfamata  presso i Docks, pensava alla rovina  della  sua anima con una pietà tanto  più  acuta  in quanto  puramente egoista. Ma  erano momenti  rari.] Ma quel delitto [ Dorian, non  potendo  più sopportare i rimproveri  del  pittore per la sua vita abbietta e sfrenata, lo aveva ucciso], lo avrebbe  perseguitato per  tutta la vita? Sarebbe  stato  sempre  oppresso  dal  suo passato?Avrebbe dovuto confessare? Mai. V'era una sola prova contro di lui.  Il ritratto  stesso: ecco  la  prova. L'avrebbe   distrutto. Perchè  lo  aveva conservato per  tanto  tempo? Una volta  gli  faceva piacere  osservare  il suo viso mutarsi  e  invecchiare, ma  negli  ultimi tempi  non  provava  alcun diletto. Gli  aveva fatto trascorrere  notti  insonni; quando era lontano rabbrividiva all'idea  che altri occhi potessero guardarlo. Aveva rattristato  le sue passioni, il suo ricordo gli aveva  guastato tanti momenti di gioia. Era  stato per   lui come  una  coscienza, sì, era  stato  la  sua  coscienza. L'avrebbe distrutto. Si guardò attorno,  e vide il coltello che aveva  colpito  Basilio Hallward. L'aveva ripulito più e più volte, non non vi era rimasta  alcuna  macchia. Era liscio e  lucente. Come aveva ucciso il pittore così  avrebbe  ucciso l'opera di lui  e tutto quel che  significava.
Avrebbe ucciso anche il  passato e quella  morte lo avrebbe reso  libero. Avrebbe  ucciso la mostruosa  anima vivente e, senza il suo  ripugnante rimprovero, si sarebbe sentito in pace. Impugnò  il  coltello  e  colpì  la  tela. Si  udì  un  grido  un tonfo. un grido   di  agonia così tremendo che i servi si svegliarono atterriti  e uscirono cauti dalle loro stanze [...]   
[...] Dentro, nel quartiere  della  servitù, i domestici  semivestiti  parlottavano  tra  di loro a bassa voce.La vecchia  signora  Leaf  piangeva  e si torceva  le mani. Francesco era pallido pallido  come un   morto. Dopo  circa un  quarto  d'ora prese  con sé il cocchiere e  dei servi e salì di sopra.  
Bussarono, ma nessuno  rispose. Chiamarono. Tutto  rimase  silenzioso. Finalmente,  dopo aver tentato  invano  di  forzare  la porta, andarono   sul  tetto  e  si  calarono  sul  balcone. La finestra cedette  facilmente: le serrature erano vecchie.  

 

 

Entrati, videro, appeso al muro, uno  splendido  ritratto  del loro  padrone come lo   avevano visto
l'ultima volta, in tutto il prodigioso nitore  della  sua  gioventù  e della sua  bellezza.  A terra giaceva un  uomo  morto, in  abito  da  sera, con un  coltello  piantato  nel  cuore.  Era sfiorito, rugoso, ripugnante nel volto.Solo esaminando i suoi anelli riuscirono a riconoscerlo.
 
Nel romanzo  di Oscar Wilde il  mito  di Narciso rivive  nel personaggio di Dorian Gray,un giovane puro e  bellissimo  che  quando  contempla  la  propria   immagine  se ne  innamora perdutamente. Ma la rivelazione della bellezza ha un potere  devastante  sul giovane, che si  dichiara disposto a la propria anima pur di rimanere sempre uguale al ritratto.

Il rifiuto della realtà

Dorian  Gray  non  accetta  di   invecchiare  perchè  la  bellezza   diventa  per   lui un valore assoluto senza  il  quale la  vita  perde  il  significato. Ma   non  accettarsi significa perdere se stessi, non sapere più  quale  sia   la propria  identità. Questo  Narciso di fine Ottocento talmente innamorato  di  sè da  lasciare che  la  sua anima  si  corrompa, infatti diventa egli stesso un corruttore e un assassino.

La sconfitta finale

Il delitto di cui Dorian Gray si è macchiato uccidendo l'autore  del  ritratto lo  mette  davanti alla verità dell'abbrutimento cui è giunta  la sua coscienza.Nel  tentativo  di  rinnegarla  e  di cancellare le proprie colpe, colpisce il ritratto con lo stesso  coltello  con   cui ha  assassinato Hallward. In  quell'istante  muore e le  sembianze  orribili del dipinto diventano le sue stesse sembianze:  quello  che  i  servitori  troveranno  per  terra   sarà  un   cadavere  ripugnante  e irriconoscibile in abito da sera. 

Il mito ci fa riflettere 

Nella letteratura  moderna  del   mito  di  Narciso, il giovane  Dorian  Gray  si  muove  in  un mondo svuotato di ogni valore,  dominato  dalla  falsità, dal culto  della  bellezza  esteriore e  dall'artificio. Tutto si altera e si corrompe  nella   coscienza del protagonista, e l'abito da sera con cui viene trovato morto è l' ultima  orribile maschera indossata da un  uomo che volendo sfuggire alle leggi della vita ha perduto, con la vita, anche se stesso.

 

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