Di mondodiverso
I COMANDAMENTI DELL'AMORE CORTESE
Andrea Cappellano elenca "I Comandamenti d'Amore" e descrive la sua
idea del vero amore che per lui si realizza sempre fuori dal matrimonio.
(1174-1204)

E sappi che i dodici principali comandamenti d'amore sono i seguenti:
1 - Fuggi come peste nociva l'avidità e ricerca il suo contrario.
2 - Conserva la castità per l'amante.
3 - Non cercare volutamente di turbare la donna legata all'amore di un altro.
4 - Non scegliere l'amore di quella donna con la quale il naturale pudore ti
impedisce di contrarre nozze.
5 - Ricordati di evitare soprattutto le menzogne.
6 - Non confidare il tuo amore a troppe persone.
7 - Segui gli insegnamenti delle donne e legati sempre alla cavalleria d'amore.
8 - Nel dare e nel ricevere piaceri d'amore mai deve mancare il senso di pudore.
9 - Non essere maldicente.
10 - Non spubblicare gli amanti.
11 - Sii sempre cortese e civile.
12 - Nei piaceri d'amore non sopraffare la volontà dell'amante.
[...]
Ammetto, ed è vero, che vostro marito è molto gentile e più di tutti al mondo è privilegiato dalla gioia della beatitudine, poichè meritò di avere i piaceri della vostra nobile persona. Però mi meraviglio molto che all'affetto coniugale, che tutti i coniugi con il vincolo del matrimonio sono tenuti a scambiarsi, voi volete dare impropriamente il nome d'amore, quando invece si sa che tra marito e moglie l'amore non può avere luogo. E pure ammettendo che siano legati da grande e smisurato affetto, tuttavia il loro non può prendere il posto dell'amore giacchè non può essere inteso in base alla vera definizione d'amore. Che altro è l'amore se non smisurato e con cupiscente desiderio di abbracci furtivi e nascosti? Ma quale abbraccio furtivo, per favore, può esserci tra coniugi, quando si dice che l'uno possiede l'altro e senza paura di rifiuto entrambi possono soddisfare tutti i desideri e le voglie che hanno? Persino l'importantissima legge dei principi insegna che nessuno può usare una sua propria cosa con piacere furtivo. E non vi sembri assurda la mia affermazione che, sebbene le persone sposate siano unite da profondissimo affetto d'amore, tuttavia il loro affetto non può fare le veci d'amore, perchè vediamo che la stessa accade nella amicizia. Anche se padre e figlio si amano più di tutti di reciproco amore, tuttavia tra loro c'è vera amicizia perchè, secondo le parole di Cicerone, è soltanto la consanguineità che mantiene tra loro l'affetto d'amore. Tra il grandissimo amore degli sposi e il legame degli amanti corre dunque tanta differenza quanta ne corre tra il reciproco amore di padre e figlio e la saldissima amicizia di due uomini, e come lì non si dice c'è amore, così qui non si dice che c'è amicizia. Perciò vedete bene che amore non può avere assolutamente spazio tra coniugi, e addirittura ha annullato i suoi privilegi. Ma c'è un'altra ragione che impedisce l'amore tra i coniugi, poichè la sostanza d'amore, e cioè la gelosia, senza la quale non può esserci vero amore, è assolutamente riprovevole tra coniugi che devono scacciarla come peste nociva, mentre gli amanti devono sempre abbracciarla come madre e nutrice d'amore. Ne consegue che tra voi e vostro marito non può esserci amore. Pertanto, poichè a ogni donna gentile conviene amare saggiamente, senza offesa potete accogliere le preghiere di chi chiede amore e dare amore a chi lo chiede.
(da A. Cappellano, De Amore, Milano, Es, 1992 )
L'autore di questo testo viene identificato dagli studiosi con Andrea di Luyères, cappellano della contessa Maria di Champagne, contessa di Fiandra tra il 1173 e il 1204; su di lui non ci sono notizie certe, se non che fu in contatto con molte corti europee e viaggiò soprattutto nell'Inghilterra normanna. In ogni caso, il "De Amore" è composto in latino, forse a Parigi, intorno al 1185. Si tratta del testo fondamentale dell'erotismo medievale. In particolare, protagonisti dell'opera è Gualtiero (in cui l'autore si identifica) che viene definito " maestro d'amore ", che dialoga con quattro dame: Maria de Champagne, Eleonora d'Aquitania, Isabella di Fiandra ed Ermengarda di Narbona. I primi due libri descrivono le caratteristiche dell'amore perfetto secondo il modello cortese e offrono una serie di norme di comportamento (elencate sotto forma di comandamenti) che il perfetto amante deve seguire. Il terzo libro, in modo quasi contraddittorio, esprime invece un rifiuto netto dell'amore. Il "De Amore" ebbe subito un'enorme diffusione e, nonostante la condanna del vescovo di Parigi nel 1277, ebbe grande fortuna in Europa fino a tutto il Trecento.
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