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9 giugno 2017 5 09 /06 /giugno /2017 09:58

 

 

Vorrei uscire dal mio cuore e passeggiare sotto il cielo immenso.

 

Rainer Maria Rilke 

 

 

A Lou Andreas - Salomé III 

 

Non posso ricordare. Ma quei momenti

puri dureranno in me come

in fondo a un vaso troppo pieno.

Non penso a te, ma sono per amor tuo

e questo mi dà forza.

Non ti invento nei luoghi

che adesso senza te non hanno senso.

Il tuo non esserci

è già caldo di te, ed è più vero,

più del tuo mancarmi. La nostalgia

spesso non distingue. Perché

cercare allora se il tuo influsso

già sento su di me lieve

come un raggio di luna alla finestra.

 

Rainer Maria Rilke 

 

 

 

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8 giugno 2017 4 08 /06 /giugno /2017 19:23

 

L'amor proprio non è egoismo e egocentrismo,

ma piuttosto la creazione di un ambiente interiore

favorevole al miglioramento di se stessi.______ Sue Patton Thoele

 

 

Alice nel paese delle meraviglie. - Ma tu mi ami? -

Non posso amarti

 

"Ma tu mi ami?" chiese Alice.

"No, non ti amo." rispose il Bianconiglio.

Alice corrugò la fronte e iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva

sempre quando si sentiva ferita.

"Ecco, vedi?" - disse Biaconiglio - Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa,

perchè non riesci a volerti almeno un po' di bene, cosa ti renda così imperfetta,

frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perchè ci saranno dei giorni,

nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno

accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione.

Ma se non ti ami almeno un po', se non crei una corazza di pura gioia intorno al

tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno.

La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei 

impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa

per te stessa. Perciò, Alice no, non ti amo. Non posso farlo."

 

 

 

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5 giugno 2017 1 05 /06 /giugno /2017 12:55
La Terra - Poesia di Anne Sexton


La terra


Senza immagine Dio vaga in paradiso
ma preferirebbe fumarsi un sigaro


o mangiarsi le unghie, e così via.
Dio è il proprietario del paradiso
ma agogna la terra, le grotticelle
assonnate della terra, l’uccellino
alla finestra di cucina, perfino
gli assassini in fila come sedie scassate,
perfino gli scrittori che si scavano
l’anima col martello pneumatico,
o gli ambulanti che vendono i loro
animaletti per soldi, anche i loro
bambini che annusano la musica
e la fattoria bianca come un osso,
seduta in braccio al suo granturco e anche
la statua che ostenta la sua vedovanza,
e perfino la scolaresca in riva all’oceano.
Ma soprattutto invidia i corpi, Lui che non l’ha.
Gli occhi apri e-chiudi come una serratura
che registrano migliaia di ricordi,
e il cranio che include l’anguilla cervello
 tavoletta cerata del mondo 
le ossa e le giunture che si giungono
e si disgiungono e c’è il trucco, i genitali,
zavorra dell’eterno, e il cuore, certo,
che ingoia le maree rendendole monde.

 

Anne Sexton 

 

 

 

 

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1 giugno 2017 4 01 /06 /giugno /2017 19:30

 

 

La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta

e della luce che ne è venuta fuori. ______ Alda Merini

 

 

 

Mi piace il verbo sentire

 

Mi piace il verbo sentire…
Sentire il rumore del mare,
sentirne l’odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra,
sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l’odore di chi ami,
sentirne la voce
e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni,
ci si sdraia sulla schiena del mondo
e si sente. _____
Alda Merini 

 

 

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31 maggio 2017 3 31 /05 /maggio /2017 21:59

 

 

Nulla più chiedo. Contemplare il cielo

che trasfiguri la mia terra. ______ Giorgio Orelli 

 

 

 

Una volta

 

Una volta non sapevo togliermi

le scarpe sfilarmi le calze

e affondare i piedi nell'erba

fresca e rorida ed anche secca

fragrante come il fieno.

 

Una volta non sapevo spiegare le ali

delle mie braccia

e stringere al mio petto

le antenne solari.

 

Una volta non sapevo sgusciare 

dalla mia pelle

e rotolare per terra

pazza d'amore.______ Sonja Votolen 

 

 

 

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31 maggio 2017 3 31 /05 /maggio /2017 10:22
Appunti sulla morte - Poesia di Nikolaj Zabolockij

 

E durante questa stupenda mattina ho capito

che la morte non esiste, che la vita è eterna.

 

Nikolaj Zabolockij

 

*****

 

 

Tra erbe e illusioni,

tra sogni e persecuzioni,

tra speranza e disperazione,

tra tutto ciò che esiste e ciò che dovremmo essere,

su questa unica terra

sparano,

sparano,

di giorno in giorno sparano

sugli altri, su se stessi,

sul presente e sull'indomani,

contro le idee, gli ideali, le attese, l'uomo.

 

In nome dell'uomo,

in nome di un ideale,

in nome, in nome, sempre in qualche nome

sparano,

sparano,

e gli uomini

non smettono mai 

di sparare,

di cadere,

di morire

su questa nostra unica terra in corsa verso il futuro.

 

Mi tappo le orecchie per non sentire gli spari,

mi copro gli occhi per non vedere i morti

e ripeto, compiangendoli:

in non nome della vita

non sparate più

né in questo né in quel nome.

 

 Nikolaj Zabolockij 

 

 

 

Nikolaj Alekseevic Zabolockij è stato un poeta, scrittore e traduttore russo. E' considerato "uno dei grandi poeti russi del XX secolo", ma rimane ancora poco sconosciuto in Occidente. 

 

7 maggio 1903, Kazan, Russia

14 ottobre 1958, Mosca, Russia

 

 

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27 maggio 2017 6 27 /05 /maggio /2017 13:28

 

Cenciologia

 

La nostra nonna ha combattuto tutta la vita

una furiosa e sistematica lotta contro la polvere

il fango e la sporcizia d'ogni genere.

A questo scopo ha elaborato una precisa strategia,

denominata cenciologia.

In ogni momento aveva infatti a disposizione

nientemeno che diciassette strofinacci

e li mandava a scontrarsi con il sudiciume come

un generale le divisioni corazzate sul campo di battaglia.

Dio lo guardi se qualcuno dei non addetti

se ne servisse abusivamente per fini sbagliati!

Chi commetteva errori così madornali

era senza indugio punito severamente.

Non si fidava del tutto neanche della sua domestica

personale, perciò la controllava con occhio vigile

e perfino preferiva usare l'armata dei cenci

con le proprie mani e piedi.

Elemchiamo dunque questi benedetti stracci e tessuti:

seguendo fedelmente la nomenclatura scientifica della cenciologia della nonna.

 

 1. Lo straccio "grezzo" per le scale davanti alla porta d'ingresso;

2. lo sraccio"fine" per il pavimento di marmo "nell'entrée;

3. lo straccio "morbido"per lustrare il vecchio parquet nelle stanze;

4. lo straccio "schmutzig" - vale a dire sporco, ricavato dai resti di vestiti vecchi per la

pulitura della lastra di ramee sotto il caminetto; 

5. lo straccio "grande" assorbente per il pavimento di pietra sulla terrazza:

6. lo straccio "piccolo" assorbente per il pavimento di pietra in cucina e in bagno;

7. il vecchio" e sempre pulito cencio per le pentole e le altre stoviglie di metallo;

8. il "nuovo" e sempre pulito cencio per il servizio di porcellana;

9. il cencio "sensibile" per i bicchieri del vino;  

10. lo straccio "veloce" per i coltelli;

11. lo straccio "contorto" per le forchette;

12. lo straccio "pedante" per i cucchiai;

13. lo straccio "lucente" per le posate d'argento;

14. lo straccio "bello" per gli specchi;

15. "quello stirato", un vecchio panno quasi trasparente per stirare;

16. lo straccio "maschile" per stivali militari e

17. e lo straccio "chic" per le sue singolari scarpette femminili con il tacco alto.

 

Le  spiegazioni della nonna delle importantissime distinzioni cenciologiche erano di una

patetica pignoleria e ponderate a fondo:

- i coltelli sono lisci e di solito non ce li ficchiamo in bocca, perciò basta trattarli

semplicemente con lo staccio "veloce";

- i piccoli avanzi del cibo s'incastramo volemtieri tra i denti delle forchette quindi bisogna

rimuoverli accuratamente con lo straccio "contorto";

- i cucchiai che lecchiamo con tanto piacere, invece attirano irresistibilmente un numero

impressionante di batteri, pertanto richiedono seri e radicali provvedimenti igenici che riesce

a garantire solo lo straccio "pedante". 

 

Ma tutta questa altamente specializzata e ampiamente ramificata cenciologia

tutte queste diciassette divisioni dell'Armata antipolvere

che giorno e notte inviava in lotta accanita

contro la sporcizia mondiale

e regolarmente manteneva e cambiava,

tutto questo ordine borghese

che rappresentava il senso e il motivo della sua vita,

non poteva aiutare,

non poteva impedire

che la nostra nonna ,

che alla nostra nonna la vita,

che alla nostra nota la vita non si sfacesse 

non crollasse

riducendosi  irrimediabilmente

in polvere e cenere.______Boris A. Novak 

 

 

 

 

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26 maggio 2017 5 26 /05 /maggio /2017 09:13

 

 

Aforismi poetici

 

di Alberto Casiraghy

 

 

 

 

Alberto Casiraghi, in arte Casiraghy, ("per un piccolo vezzo", ama dire lui), nasce ad Osnago (Lecco) nel 1952.

 

 

È poeta ma soprattutto pensatore, pittore, ex liutaio, violinista e fondatore della casa editrice Pulcinoelefante, unica nel realizzare libri stampati esclusivamente a caratteri mobili, piccole opere d’arte che in sole quattro pagine svelano la profondità di aforismi, poesie, corredate di incisioni o acquerelli.

 

 

Alberto Casiraghy e la sua casa editrice Pulcinoelefante

 

 

Nel 1992 Casiraghy conosce la poetessa Alda Merini, l'incontro più importante nella storia della Pulcinoelefante. L'editore stampa più di mille libretti, molti dei quali da lui stesso illustrati.

 

 

 

 

Nel libro della Merini, intitolato Breve storia del Pulcinoelefante, pubblicato nel 1996, compare questa poesia:

 

Notte tempo
il vecchio portò suo figlio
sul monte dell’elefante,
ma lo salvò il pulcino
perché dovevano nascere
i librini di Alberto.

 

 

 

 

“Scrivo aforismi perché /amo gli abissi delle parole”, confessa Casiraghy “Gli aforismi / sono la parte migliore / dell’invisibile”.

 

"Amo gli invisibili perchè sanno ascoltare"

 

A proposito degli aforismi di Casiraghy, Gino Ruozzi scrive che in essi “la caratteristica principale è la meraviglia (…) nel suo caso poesia e meraviglia si identificano e ciò avviene perché gli aforismi hanno sovente il tempo e la forma della poesia”. E ancora Gino Ruozzi scrive che lo stupore di questi aforismi è prodotto “dalla costante ricerca del linguaggio infantile che è per eccellenza quello della meraviglia”

 

"Guardo, ed è tutto

un ascoltare di occhi"

 

Ma quello che conta nella scrittura di Casiraghy non sono tanto le “perle di saggezza” sparse in esso quanto il potere luminoso e seducente di stupire, di attrarre, di colpire mente e cuore. Se “gli occhi non sanno tacere” non sa farlo neppure quel sentimento intermedio tra ragione e sentimento che rappresenta l’intuizione profonda della bellezza della realtà in cui se si riesce a vivere da uomini liberi e capaci di dimostrarlo vivendo sempre senza paura di esserlo diventa davvero “un mondo meraviglioso” in cui tutto vale la pena che sia.

 

**

 

Nei momenti di grande felicità sento le favole del cielo

 

**

Piove, e il mondo

è un bosco che dorme

**

L'ultima volta che mi sono visto

ero dentro un sogno

**

Se un pensiero vola

non è tuo, è un ruscello

**

Se è il caso vivo anche a metà

Bene è sentire ciò che non esiste

**

Quando è nata la prima foglia

anche Dio ha pianto

**

La superficialità è un insieme

di interne avarizie

**

Se l'abisso è pieno di luci

inizia la poesia

**

La vita non è altro che un fiume

pieno d'incendi

**

Chi scrive molto non conosce

la bellezza delle pagine bianche

**

Lasciarsi guardare dallo specchio

è il modo migliore di riflettere

**

Quando si sente la fine

bisogna piantare un inizio

**

I ragni sono i veri 

professionisti delle attese

**

Le astuzie del ragno sono tutte dedicate alle mosche

**

Scrivo aforismi perchè sono piccole luci

che attraversano gli occhi

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22 maggio 2017 1 22 /05 /maggio /2017 18:38
Rodari da (La storia di un fucile vero che fa "Pum" per finta)

Rodari - (la storia del fucile vero che fa "Pum" per finta)

 

Il cacciatore sfortunato

- Prendi il fucile, Giuseppe, prendi il fucile e vai a caccia, - disse una mattina al suo figliolo quella donna. - Domani tua sorella si sposa e vuol mangiare polenta e lepre.

Giuseppe prese il fucile e andò a caccia. Vide subito una lepre che balzava da una siepe e correva in un campo. Puntò il fucile, prese la mira e premette il grilletto. Ma il fucile disse Pum!, proprio con voce umana, e invece di sparar fuori la pallottola la fece cadere per terra. Giuseppe la raccattò e la guardava meravigliato. Poi osservò attentamente il fucile, e pareva proprio lo stesso di sempre, ma intanto invece di sparare aveva detto: Pum! con una vocetta allegra e fresca. Giuseppe scrutò anche dentro la canna, ma com'era possibile, andiamo, che ci fosse nascosto qualcuno? Difatti dentro la canna non c'era niente e nessuno.

- E' la mamma che vuole la lepre. E' mia sorella che vuol mangiarla con la polenta...

In quel momento la lepre di prima ripassò davanti a Giuseppe ma stavolta aveva un velo bianco in testa e dei fiori d'arancio sul velo, e teneva gli occhi bassi, e camminava a passettini passettini.

-Toh, - disse Giuseppe, - anche la lepre va a sposarsi. Pazienza tirerò a un fagiano.

Un po' più in là nel bosco difatti, vide un fagiano che passeggiava sul sentiero, per nulla spaventato, come il primo giorno della caccia, quando i fagiani non sanno ancora che cosa sia un fucile.

Giuseppe prese la mira, tirò il grilletto, e il fucile fece: Pam!, disse: Pam! Pam!, due volte come avrebbe fatto un bambino col suo fucile di legno. La cartuccia cadde in terra e spaventò certe formiche rosse che corsero a rifugiarsi sotto un pino.

Ma benone, - disse Giuseppe che cominciava ad arrabbiarsi, - la mamma sarà contenta davvero se torno con il carniere vuoto. Il fagiano, che a sentire quel pam, pam, si era tuffato nel folto, ricomparve sul sentiero, e stavolta lo seguivano i suoi piccoli, in fila, con una gran voglia di ridere addosso, e dietro a tutti camminava la madre, fiera e contenta come le avessero dato il primo premio.

- Ah, tu sei contenta, tu, - brontolò Giuseppe. - Tu sei già sposata da un pezzo. E adesso a che cosa tiro?

Ricaricò il fucile con gran cura e si guardò intorno. C'era soltanto un merlo su un ramo, e fischiava come per dire: Sparami, sparami. 

E Giuseppe sparò. Ma il fucile disse: Bang! come i bambini quando leggono i fumetti. E aggiunse un rumorino che pareva una risatina. Il merlo fischiò più allegramente di prima, come per dire: Hai sparato, hai sentito, hai la barba lunga un dito.

- Me l'aspettavo. - disse Giuseppe. - Ma si vede che oggi c'è lo sciopero dei fucili.

- Hai fatto una buona caccia, Giuseppe? - gli domandò la mamma al ritorno. - Sì, mamma. Ho preso tre arrabbiature belle grosse. chissà come saranno buone, con la polenta.______ Gianni Rodari 

 

 

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21 maggio 2017 7 21 /05 /maggio /2017 13:38

 

La Patagonia! E' un amante difficile. Lancia il suo incantesimo. Un'ammaliatrice! Ti stringe nelle sue braccia e non ti lascia più.______Bruce Chatwin, In Patagonia.

 

 

 

Dissi forse la Patagonia, e immaginavo
una penisola, grande abbastanza
per un paio di sedie a sdraio
su cui dondolare nell'alta marea. Pensavo

a noi in un freddo mozzafiato, davanti
a un orizzonte tondo come una moneta, avvolti
nell'intreccio del ripiglino che i gabbiani giocano
dal mare fino al sole. Pensavo di aspettare

finché le onde non si fossero addormentate
dalla noia, finché gli ultimi cirripedi ancora aggrappati,
preoccupati dal silenzio, non si fossero
allontanati ai remi di piccole piroghe, finché

quegli uccelli inquieti, le tue mani d'attore,
non ti fossero caduti esausti in grembo,
finché, finalmente, non ti fossi rivolto a me.
Quando dissi Patagonia, volevo dire

cieli vuoti di un blu che fa male. Volevo dire
anni. Li volevo tutti con te. ______
Kate Clanchy

 

 

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  • Etta
  •  
 
--- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, 
e la poesia è una pittura che si sente e non si vede.
(Leonardo da Vinci)
  • --- La pittura è una poesia che si vede e non si sente, e la poesia è una pittura che si sente e non si vede. (Leonardo da Vinci)

                                                                                  
 

Risultati immagini per il mio cuore, poesia, cammina lentamente, lenta come l'erica dell

 
 
 Sul mio cuore, poesia, cammina lentamente,
lenta come l’erica delle paludi,
come un uccello plana sul ghiaccio notturno.
Se frangi la crosta di questa mia pena
Potresti annegare, poesia.


Olav H. Hauge  
 
 
 
                                           5Gd_q2Uv210---Copia.jpg                                 
   
    
 Questa strada ha un cuore.
Per me c'è solo un viaggio
su strade che hanno un cuore.
Là io voglio andare
è l' unica sfida che valga la pena.
     
   

 

Testo Libero

Testo Libero